Un senso insensato

A pensarci ci si dovrebbe quasi meravigliare che i ciclisti non portino il cilicio sotto la divisa e che dopo le gare e gli allenamenti si facciano massaggiare e non fustigare, perché sembra che in quel mondo ci sia un senso di colpa diffuso e permanente e ci sia sempre qualcosa da farsi perdonare. L’ultima è di Bonifazio Niccolò, che nella Sanremo si è buttato giù dalla Cipressa con una discesa spericolata, e il pericolo, che era solo del ciclista che disputava una competizione, è stato ampliato dalla RAI, con i commentatori che hanno detto che Bonifazio stava rischiando molto e, come spesso accade, metteva in difficoltà anche le moto, quando semmai è il contrario e sono le moto a stare sempre troppo vicine ai corridori, a volte forse costituendo un punto di riferimento per chi va in fuga ma altre volte frenando l’azione di chi in fuga sta cercando di andarci se cortesemente fate spazio. Siamo al punto che se uno spettatore si distrae un attimo, e può succedere soprattutto con i commenti anestetici della RAI, può credere di stare vedendo una gara di keirin e cercare Awang in mezzo al plotone. Ma dato che spesso quelle moto così vicine sono proprio quelle della tivvù meglio dire che sono i ciclisti a rischiare troppo. Comunque sia Bonifazio si è sentito in dovere di scrivere un lungo messaggio social in cui invita i cicloamatori a non imitarlo e ricorda pure che durante la stagione dei cicloamori il traffico è aperto. Pare che qualcuno abbia davvero cercato di imitarlo, forse suoi ammiratori, e del resto non ci sarebbe da meravigliarsi se è vero che sono stati alcuni suoi tifosi ad accendere su Capo Berta i fumogeni che hanno provocato un incendio. Insomma Bonifazio non vuole emuli, e invece sarebbe meglio se li avesse, però non emulatori in bicicletta, ma sui social, e non tra i ciclofili ma tra i piloti di auto e moto, che ricordassero anche loro che nella vita vera il traffico è aperto.