radio dies

Mi ricordo di aver ascoltato la Corrida di Corrado che forse si approfittava un po’ di quegli ingenui mandati allo sbaraglio, ma niente in confronto al cinismo di Bonolis, anche se altrettanto cinicamente penso pure che chi vuole farsi vedere in tivvù a tutti i costi in fondo si merita quello e altro. Puntate a caso di Alto Gradimento, il cui gradimento da parte mai non è mai stato troppo alto. Poi Hit Parade e la sua serie B che mi pare si chiamava Dischi Caldi. Quando seguivo tutti gli sport ho ascoltato delle dirette e anche Tutto il calcio minuto per minuto con la sigla di Herb Alpert. Ma quando la musica è cambiata ho cercato la musica, quella cambiata appunto, prima su qualche rara emittente locale poi su StereoRai e fu un piacere sentire qualche conduttore che leggevo su Rockerilla. Uno di questi nell’estate del 1987 in collegamento da Londra annunciò lo scioglimento degli Smiths e non mi dispiacque perché le cose hanno un inizio, una fine, l’importante è che sia stato buono il durante perché a volte neanche quello. Poi la radio l’ho sentita sempre meno, ho seguito per anni il Ruggito del Coniglio, dove cercavano di inserire in tornei di orrori musicali la Giapponese a Roma di Kahimi Karie che a me invece già sembrava una cosa geniale, prima della nippon invasion e prima di scoprire che dietro c’era Momus. Mai ho sentito un programma politico e quindi non mi preoccupa la sorte di Radio Radicale, non ci vedo la grande minaccia per la già malandata democrazia italiana, anzi penso che tutte quelle testate giornalistiche, scritte e orali, che da decenni invocano il libero mercato dovrebbero piuttosto essere contente di finalmente naufragare nel dolce mare del mercato.

 

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La Zeriba Suonata – i 60 visti dai 90

Dicono che gli anni 60 sono stati favolosi, ma io non posso dire perché era il primo decennio che vedevo e non avevo con che paragonarlo, ma se lo sono stati è stato solo fino a quando poi una masnada di borghesi non si sono messi a giocare alla rivoluzione, in attesa di diventare cinici professionisti, altrettanto cinici librai, giornalisti di destra e registi erotomani con licenza d’autore. E proprio perché era solo un gioco sono riusciti a trascinarvi anche gli operai che altrimenti neanche sapevano cos’erano questi operai di cui si parlava in giro, e infatti agli operai forse la rivoluzione neanche interessava, gli importava avere i soldi per far studiare i figli che non diventassero operai pure loro e poi se avanzava qualcosa comprarsi la 500.

gemelli biodiversi

L’ONU ha denunciato (o annunciato? boh, dipende dagli interessi) che un milione di specie animali sono a rischio estinzione per colpa dell’uomo. Beh, dovesse scomparire la zebra gialloverde non facciamone un dramma.

Il nastro adesivo gialloverde esisteva già quando c’erano quelli di prima.

La Liegi del cambiamento

In Belgio qualche tempo fa sono stati più di un anno senza governo e forse pochi ne sentivano la mancanza. In Italia invece abbiamo il governo customizzato, ognuno ne ha la sua fetta, e ci sono giornali che tengono per mezzo governo e criticano l’altro mezzo. Però con quota 100 questo governo ha consentito a Davide Rebellin di potersi finalmente ritirare a giugno dopo i campionati italiani, avendo totalizzato 48 anni di età più 52 anni di attività agonistica. Ma nonostante la sua età neanche lui è mai arrivato nel centro di Liegi. Da quest’anno invece sono stati tolti il Saint-Nicolas e l’arrivo ad Ans vicino al supermercato e si è tornati nel centro di Liegi non lontano dal Boulevard de la Sauvenière passando per il ponte sulla Mosa. Questa è anche l’ultimissima corsa della Sky, poi Puccio e compagni cambieranno sponsor e colori, che ancora non si sa quali saranno, forse, dovendo fare tutto in fretta, dipenderà dalla vernice che riusciranno a trovare, cercando anche nel supermercato di Ans. Il paradosso del ciclismo odierno è che per rendere più spettacolare una corsa bisogna toglierle le salite finali, all’Amstel è andata bene, la Freccia Vallona non vuole provare, per la Liegi una sola edizione è poco per poter giudicare, anche perché la pioggia ha fiaccato ulteriormente i ciclisti. Qualcuno in verità è venuto già fiaccato, come Daniel Martin, poi strada facendo si è ritirato Valverde. Ma non andate di fretta a credere finiti i ciclisti che hanno deluso nelle classiche: Valverde ha esordito ottimamente nelle Fiandre e pure Sagan, che qui non è neanche venuto, alla Roubaix è sembrato il migliore fino a pochi km dalla fine. Ion Izaguirre, intanto, continua ad avere problemi meccanici con una bici presa con la raccolta punti del supermercato di Ans, poi in una curva va dritto forse perché il percorso è cambiato lui è basco i cartelli sono in fiammingo quindi non riesce a raccapezzarsi. Ma oggi la corsa la fanno le seconde linee, quelli che De Zan chiamava i luogotenenti, i gregari, i portatori di borracce, Kangert su tutti, sulla Redoute ci si aspetta gli attacchi dei favoriti, niente, i Deceuninck fanno l’andatura ma non sanno che il loro capitano Alaphilippe non ne ha più, e quando attacca Fuglsang la coppia scoppia, così il finale viene divertente, con uno sparpaglio di corridori tutti a inseguire qualcun altro, Formolo è l’ultimo a staccarsi dal danese e arriva secondo, un domani qui potrà vincere, soprattutto se correrà ancora tanti anni come Rebellin. Fuglsang invece nel finale rischia di cadere ma rimane in piedi con un’acrobazia e lì tutti a ricordare il suo passato nella mtb e a elogiare la multidisciplinarietà, e buon per i Reverberi che erano impegnati a fare una figura barbin(a) con un 16esimo posto al Giro dell’Appennino, perché se fossero stati davanti al televisore avrebbero dovuto tapparsi le orecchie per non sentire. Arrivo nel centro di Liegi anche per la gara femminile, dove cambia l’olandese vincitrice rispetto alla Freccia di mercoledì e alla Liegi dell’anno scorso: la Van Vleuten, visto che le rincorse non le riescono più, ha preferito attaccare per prima e, in attesa che i premi nelle gare femminili vengano parificati a quelli dei maschi, stavolta ha vinto un blocchetto di buoni da spendere nel supermercato di Ans.

Questo post contiene un grave errore per uno che si dice belgiofilo. Se hai scoperto qual’è l’errore invia la soluzione in busta chiusa al supermercato di Ans: potrai vincere un buono per un punto interrogativo.

Più apprezzato dai belgi che dagli italiani?

odissee

Ieri su un giornale qualcuno diceva che i film di Sergio Leone sono come l’Eneide, un paragone di cui quei film non hanno bisogno. Ma da qualche tempo, con certe cose contemporanee che tirano un po’ per le lunghe e spesso non piacciono ai critici, si tira fuori questo paragone che chissà chi è stato il primo genio a pensarlo, è il corrispettivo odierno dell’Eneide, dell’Iliade, dell’Odissea si dice di serial, soap opera (quale sarà il plurale?) e altri polpettoni, e non mi interessa giudicare cose che neanche seguo, ma mi chiedo se tra duemila anni e più ci saranno i corrispettivi futuri di Roberto Piumini e Francesca Ghermandi a raccontare a modo loro queste serie, io penso di no.

Testo in versi come nel Corriere dei Piccoli degli inizi del secolo scorso.