La Liegi del cambiamento

In Belgio qualche tempo fa sono stati più di un anno senza governo e forse pochi ne sentivano la mancanza. In Italia invece abbiamo il governo customizzato, ognuno ne ha la sua fetta, e ci sono giornali che tengono per mezzo governo e criticano l’altro mezzo. Però con quota 100 questo governo ha consentito a Davide Rebellin di potersi finalmente ritirare a giugno dopo i campionati italiani, avendo totalizzato 48 anni di età più 52 anni di attività agonistica. Ma nonostante la sua età neanche lui è mai arrivato nel centro di Liegi. Da quest’anno invece sono stati tolti il Saint-Nicolas e l’arrivo ad Ans vicino al supermercato e si è tornati nel centro di Liegi non lontano dal Boulevard de la Sauvenière passando per il ponte sulla Mosa. Questa è anche l’ultimissima corsa della Sky, poi Puccio e compagni cambieranno sponsor e colori, che ancora non si sa quali saranno, forse, dovendo fare tutto in fretta, dipenderà dalla vernice che riusciranno a trovare, cercando anche nel supermercato di Ans. Il paradosso del ciclismo odierno è che per rendere più spettacolare una corsa bisogna toglierle le salite finali, all’Amstel è andata bene, la Freccia Vallona non vuole provare, per la Liegi una sola edizione è poco per poter giudicare, anche perché la pioggia ha fiaccato ulteriormente i ciclisti. Qualcuno in verità è venuto già fiaccato, come Daniel Martin, poi strada facendo si è ritirato Valverde. Ma non andate di fretta a credere finiti i ciclisti che hanno deluso nelle classiche: Valverde ha esordito ottimamente nelle Fiandre e pure Sagan, che qui non è neanche venuto, alla Roubaix è sembrato il migliore fino a pochi km dalla fine. Ion Izaguirre, intanto, continua ad avere problemi meccanici con una bici presa con la raccolta punti del supermercato di Ans, poi in una curva va dritto forse perché il percorso è cambiato lui è basco i cartelli sono in fiammingo quindi non riesce a raccapezzarsi. Ma oggi la corsa la fanno le seconde linee, quelli che De Zan chiamava i luogotenenti, i gregari, i portatori di borracce, Kangert su tutti, sulla Redoute ci si aspetta gli attacchi dei favoriti, niente, i Deceuninck fanno l’andatura ma non sanno che il loro capitano Alaphilippe non ne ha più, e quando attacca Fuglsang la coppia scoppia, così il finale viene divertente, con uno sparpaglio di corridori tutti a inseguire qualcun altro, Formolo è l’ultimo a staccarsi dal danese e arriva secondo, un domani qui potrà vincere, soprattutto se correrà ancora tanti anni come Rebellin. Fuglsang invece nel finale rischia di cadere ma rimane in piedi con un’acrobazia e lì tutti a ricordare il suo passato nella mtb e a elogiare la multidisciplinarietà, e buon per i Reverberi che erano impegnati a fare una figura barbin(a) con un 16esimo posto al Giro dell’Appennino, perché se fossero stati davanti al televisore avrebbero dovuto tapparsi le orecchie per non sentire. Arrivo nel centro di Liegi anche per la gara femminile, dove cambia l’olandese vincitrice rispetto alla Freccia di mercoledì e alla Liegi dell’anno scorso: la Van Vleuten, visto che le rincorse non le riescono più, ha preferito attaccare per prima e, in attesa che i premi nelle gare femminili vengano parificati a quelli dei maschi, stavolta ha vinto un blocchetto di buoni da spendere nel supermercato di Ans.

Questo post contiene un grave errore per uno che si dice belgiofilo. Se hai scoperto qual’è l’errore invia la soluzione in busta chiusa al supermercato di Ans: potrai vincere un buono per un punto interrogativo.

Più apprezzato dai belgi che dagli italiani?