radio dies

Mi ricordo di aver ascoltato la Corrida di Corrado che forse si approfittava un po’ di quegli ingenui mandati allo sbaraglio, ma niente in confronto al cinismo di Bonolis, anche se altrettanto cinicamente penso pure che chi vuole farsi vedere in tivvù a tutti i costi in fondo si merita quello e altro. Puntate a caso di Alto Gradimento, il cui gradimento da parte mai non è mai stato troppo alto. Poi Hit Parade e la sua serie B che mi pare si chiamava Dischi Caldi. Quando seguivo tutti gli sport ho ascoltato delle dirette e anche Tutto il calcio minuto per minuto con la sigla di Herb Alpert. Ma quando la musica è cambiata ho cercato la musica, quella cambiata appunto, prima su qualche rara emittente locale poi su StereoRai e fu un piacere sentire qualche conduttore che leggevo su Rockerilla. Uno di questi nell’estate del 1987 in collegamento da Londra annunciò lo scioglimento degli Smiths e non mi dispiacque perché le cose hanno un inizio, una fine, l’importante è che sia stato buono il durante perché a volte neanche quello. Poi la radio l’ho sentita sempre meno, ho seguito per anni il Ruggito del Coniglio, dove cercavano di inserire in tornei di orrori musicali la Giapponese a Roma di Kahimi Karie che a me invece già sembrava una cosa geniale, prima della nippon invasion e prima di scoprire che dietro c’era Momus. Mai ho sentito un programma politico e quindi non mi preoccupa la sorte di Radio Radicale, non ci vedo la grande minaccia per la già malandata democrazia italiana, anzi penso che tutte quelle testate giornalistiche, scritte e orali, che da decenni invocano il libero mercato dovrebbero piuttosto essere contente di finalmente naufragare nel dolce mare del mercato.