Le foche delle Ardenne

Dopo l’arrivo della Freccia Vallone la camera sull’elicottero ha inquadrato delle foche e non si capiva cosa ci facevano lassù ma poi l’inquadratura si è allargata a inquadrare quello che è un parco acquatico, insomma la solita scempiaggine occidentale, però rimane strano vedere le foche sulle Ardenne, quasi come vedere Ulissi sul podio. Eppure, dopo la vittoria alla Milano-Torino e al Giro dell’Emilia nel 2013, lo aspettavamo vincente anche qua sopra, e in fondo la “esse” del Muro di Huy è la versione vallone della Curva delle Orfanelle, ma dopo la vicenda del salbutamolo e la manifestazione di certi limiti del ciclista, forse anche caratteriali, ormai non ci speravamo più. Però Ulissi è così, ci sono dei giorni che va forte, come due anni fa in Canada, e oggi doveva sentirsi bene al punto che anche un campione del mondo, per quanto quasi indegno di quel titolo, come Rui Costa ha lavorato per lui, che di più non poteva fare perché davanti c’erano ancora quei due che ormai fanno coppia fissa. Si, ma non può durare, c’è troppa differenza d’età, il giovane Alaphilippe che vuole averla sempre vinta lui e il vecchio Fuglsang che ha sprecato una carriera a cercare di vincere il Tour ma era meglio se pensava alle classiche e prima o poi una per distacco la vinceva ma qualche annetto a disposizione ce l’ha ancora. Quasi la stessa differenza d’età c’è tra le due Van, la Der Breggen che quest’anno aveva vinto solo in mtb e la Vleuten che dopo aver vinto a Siena ha fatto solo secondi posti e non ha più centrato una rincorsa. Poi, prima di salire sul podio le due olandesi conversavano allegramente, mentre Alaphilippe e Fuglsang dopo l’arrivo si sono abbracciati e pensiamo rappacificati dopo l’incazzatura da trichechi dell’Amstel. E quindi è tornata la pace nelle Ardenne, ma solo fino a domenica prossima quando si correrà la Liegi.

Una squadraccia

In questi anni la Sky non solo ha vinto moltissimo ma ha introdotto innovazioni in vari aspetti e per entrambi i motivi entra nella Storia, anche nella Leggenda, nell’Epica, e se avesse continuato forse sarebbe entrata anche nella Lirica e nella Sinfonica, ma i boss della ditta sono venuti hanno fatto i loro affari e se ne sono andati, lasciando Dave Brailsford in mezzo a una strada e per qualche mese il baronetto non ha potuto fare lo smargiasso ma poi ha trovato uno sponsor ancora più ricco, e chissà che invidia i team managers italiani che per allestire le loro squadre devono mettere insieme tanti piccoli sponsorini e ai ciclisti chiedono di portarsi lo sponsor da casa. Il Tour Of The Alps è l’ultima corsa della Sky, poi cambieranno sponsor e colori, e chi doveva vincere ha vinto: due tappe dell’ex Giro del trentino ora allargato al Tirolo e due vittorie per i due giovani promettenti introdotti piano piano nella squadra: oggi Sivakov e ieri Geoghegan Hart che forse tra 10 anni ci diranno come si pronuncia. L’unico che rimane a zero è Salvatore Puccio, che pure da under 23 ha vinto il Fiandre quindi non uno qualunque, e quest’anno non l’hanno selezionato neanche per le corse sul pavé. Che razza di squadra era questa che non si è mai impegnata seriamente per farlo vincere? E anche quando prese la maglia rosa grazie a una cronosquadre fu per sbaglio perché volevano farla prendere a Cataldo. Chissà che l’aria nuova non gli porti la vittoria, semmai una tappa al Giro. Intanto la squadra ha perso anche qualcuno dello staff, e non sappiamo se c’è sempre lo stesso nutrizionista e se Froome continua a mangiare riso scotto, ma se così fosse chi glielo dice che il ragazzo Van Der Poel mangia invece patatine fritte?

La zeriba pasquale – si salvi chi può 3

Uno degli obblighi che l’umanità si è data, almeno in questa parte di mondo, è quello di fare un viaggio, un viaggetto, una gita fuori porta il lunedì in albis, creando così situazioni di grande affollamento nelle località con questa funesta vocazione. Il consiglio che la zeriba può dare ai passanti su questo blog, se proprio ci tengono a questa gita, è di farla sì fuori porta ma che si intenda non la porta della città che ormai non svolge più la sua funzione ed è ormai solo un ricordo del passato ai tempi del sovranismo a km zero, ma la porta di casa, sul pianerottolo, avendo cura di lasciare aperta la porta, in modo da poter subito riparare in casa quando il passaggio di esseri antropomorfi superi le 1,1 unità.

Non c’è più l’Olanda di una volta

Forse la memoria non è più quella di una volta, quando c’erano meno cose da ricordare, ma seguo l’Amstel Gold Race da quando fu istituita la Coppa del Mondo, 30 anni fa, e non mi ricordo un’edizione con un sole così, una roba da inizio estate. Pure le strade a volte sembrano migliori, a volte quasi delle piste, mentre qui la caratteristica sono le stradine strette e tortuose, e l’Eyserbosweg non viene più chiamato la salita delle antenne, anzi l’antenna non si vede neanche più. Neanche i colori sono più quelli, il colore olandese è stato sempre l’arancio, ma mentre la squadra maschile Jumbo ha la divisa giallonera, quelle femminili, Boels e Parkhotel, l’hanno rosa e pure l’iride di Van Der Breggen è su campo rosa e non bianco come tradizione. La prima delle favorite a staccarsi dalla testa è Chantal Blaak che qui l’anno scorso invece vinse con autorità. La rivalità tra le due Van più famose è sempre più accesa e anche determinante per lo sviluppo della corsa, in cui si è vista finalmente la Longo Borghini che conoscevamo, protagonista di un’unica lunga fuga ma rilanciata più volte. Dietro Lucinda Brand cade ma stavolta non per colpa sua. Marianne, che ha la divisa arancione ma quella è una faccenda polacca della CCC, non è più la leader accentratrice di una volta e non si capisce quali sono le gerarchie in squadra, lavora in prima persona, corre per sé, no per la Moolman, no, è la Moolman che corre per lei, contrordine la Vos lavora per la Moolman che nel momento decisivo non si dimostra capitana degna di cotanta gregaria, e allora attacca la polacca che non corre per la squadra polacca, la Niewadoma che stacca tutte sul Cauberg che nella corsa femminile è vicino all’arrivo. Il Cauberg era croce e delizia di questa corsa che era diventata la brutta copia della Freccia Vallona, corsa bloccata in attesa della salita finale, ora nella gara maschile è stato allontanato dal traguardo ma è sempre uno spettacolo, strapieno di folla che non usa fumogeni. All’inseguimento di Kasia si lancia la più in forma delle due Van, Vleuten, che manda in crisi Ballan  che aggroviglia il suo cognome, e si lancia in un inseguimento come quello che alla Course dell’anno scorso le consentì di superare l’altra Van, Der Breggen, proprio agli ultimi metri. Ma Niewadoma tiene e vince e terza arriva la Vos nonostante il tanto lavoro. Peccato che Ballan abbia preso il posto, si spera solo per oggi, di Giada Borgato, che avrebbe potuto fornirci un puntuale commento sul mascara della bella ciclista polacca, come l’anno scorso al Trofeo Binda. Quella che più si complimenta con la polacca è Van der Breggen, chissà se perché erano compagne ai tempi della Rabo-Liv o perché l’ha vendicata. E il podio è tutto composto da ex della Rabo-Liv e balla come a quei tempi. Non era una corsa adatta alla Bastianelli che comunque è arrivata ottava e continua a essere prima sia nella classifica del World Tour  che nella classifica delle mamme, categoria nella quale oggi ha esordito Liz Deignan. In comune nei due casi c’è anche il fatto che dopo la maternità è stato il padre a lasciare il lavoro del ciclista, ma è il caso di ricordarli: Roberto De Patre buon ciclocrossista da giovane e professionista per 5 stagioni, Philip Deignan vincitore di una tappa alla Vuelta. A proposito di padri i successi di Van der Poel offrono spesso occasioni di ricordare il padre Adrie, che altrimenti forse sarebbe stato un po’ dimenticato, o meno ricordato, anche se ha corso e pure vinto contro gente come Argentin, Criquelion e Kelly, e il figlio oggi è dato dagli olandesi come grande favorito, forse esagerano un po’, è vero che promette molto ma vedremo, qui ci sono molti grandi ciclisti, compresa la Dimension Data che ha tutto il podio dell’anno scorso composto da 3 che qui hanno vinto 4 volte. Forse l’attesa per MVDP dipende anche dal fatto che gli olandesi negli ultimi anni si sono dovuti accontentare dei vari Gesink, Mollema o Boom e finalmente gli sembra di vedere la luce in fondo al tunnel. Però la corsa parte meno spettacolare di quella femminile, che tra l’altro è stata seguita dalla tv come nessun altra gara tra quelle che si corrono quasi in  contemporanea della prova maschile, una cosa che neanche in Belgio o Francia, non parliamo dell’Italia, forse anche perché in Olanda le donne sono molto più vincenti. Nella corsa maschile c’è la solita fuga di disperati, inaspettatamente una wild card è stata assegnata a una squadra regionale italiana, e uno di quella squadra si infila nella fuga, ma poi è il primo a staccarsi per crampi. Il ciclista è Paolo Simion, che ha fatto il percorso di carriera peggiore, prima la Zalf che domina i vari Giri del Campanile e poi la Bardiani, la cui missione è quella di far correre gli ex zalfini per qualche anno tra i prof prima che si ritirino ancora giovani. Simion faceva anche pista ma i Reverberi sono per la monodisciplinarietà e questi sono i risultati. La squadra l’anno scorso ha ingaggiato Guardini per rilanciarlo e ora non riesce a vincere neanche più in Malesia. Dicevo che Van der Poel è il favorito ed eccolo che attacca a una 50ina di km dall’arrivo, tutti intravedono l’impresa, la consacrazione, ma l’azione dura poco, forse è ancora prematuro il tempo, o immaturo lui che attacca in maniera scriteriata. Quando attacca il favorito vero, cioè Alaphilippe, ecco che la corsa si decide, lui sì che fa selezione, gli resta attaccato solo Fuglsang che collabora, è la stessa coppia che si è giocata le Strade Bianche, il vantaggio sul gruppo è consistente, mentre dietro inseguono a pochi secondi Trentin e Kwiatkowski, il gruppo si muove forse troppo tardi, mentre Trentin cede e i due davanti incominciano a studiarsi, e quando il polacco sta per raggiungerli all’ultimo km anche il gruppo è sempre più vicino, Kwiatkowski cerca di fare l’Argentin ma non si nasconde e il tentativo di sorprenderli sembra piuttosto favorire i due di testa sia perché rilancia l’azione davanti sia perché gli tira la  volata, ma il gruppo trainato da Mathieu Van der Poel è in fortissima rimonta, però, che diamine, tira lui, finirà per favorire qualcun altro, o forse sono tutti e tre quelli davanti a fare da punto di riferimento per lui e tirargli la volata. Fatto sta che Van Der Poel vince, è l’impresa, la consacrazione, e poi si butta a terra come suo solito e questo gesto non si capisce se è un modo di fare da ragazzino o è che proprio da sempre tutto. E viene da pensare che quello che più deve avere rimpianti non è Alaphilippe ma Fuglsang che, meno veloce del francese, l’ha preceduto in volata. Prima dell’istituzione della Coppa del Mondo si dice che qui le moto favorivano i ciclisti di casa, se ne sono lamentati Moser e Argentin, Hinault ha vinto lo stesso, ma ora la parte della moto la fa Van Der Poel e nessuno riesce ad approfittarne. Insomma non c’è più l’Olanda di una volta, l’unica certezza è Puck Moonen che qui nella gara di casa si conferma: ritirata.

figurine

L’album delle figurine del Giro d’Italia è già in vendita e vi conviene affrettarvi, il mio edicolante ha detto che quello che ho preso era l’ultimo. Questa invece è una vecchia figurina di prima dell’oscurantismo, e raffigura il velocista Patrick Sercu (1944-2019), recordman di vittorie nelle 6 Giorni.

Mondo Garguglia

Ho letto che è arrivata a Roma la ragazzina svedese diventata simbolo della battaglia ambientalista all’ultimo stadio e devo dire che trovo curioso che, dei tanti sostenitori delle Grandi Nobili Cause, nessuno si preoccupi di una piccola causa, quella della condizione di questa ragazzina minorenne, che a quanto dicono ha pure qualche problema di salute, sbatacchiata di qua e di là e sottoposta alle invettive social, e di quello che potrà essere il suo futuro quando anche questa vicenda sarà totalmente consumata dai media. Ma a proposito di accanimento terapeutico sul pianeta e sulle sue diciamo suppellettili c’è stato anche l’incendio alla Cattedrale di Notre-Dame, che ha visto reazioni esagerate a beneficio dello spettacolo mediatico e come se la Storia non fosse piena di incendi devastazioni crolli, e non dimentichiamo i roghi di libri per restare in ambito religioso, ma questa è la vecchia faccenda dell’illusione dell’eternità coltivata anche attraverso le opere dell’uomo. Poi ci sarà pure qualcuno che avrà utilizzato l’accaduto a favore di qualche sua causa, perché con un piccolo sforzo di immaginazione lo si può vedere come simbolo di qualche crisi o decadenza, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma a rassicurare tutti è arrivata una task force di stilisti che finanzieranno di tasca propria i lavori, sempre che la moda di quest’anno preveda abiti con le tasche. E a lavori ultimati non sappiamo se ci sarà una sfilata di moda nel luogo sacro, ma almeno sotto la guglia ripristinata potranno andare a pregare e chiedere una grazia anoressiche modelle o aspiranti tali e operaie tessili sottopagate, amen.