il primo maggio

A Roma la Maratona sì e del resto se non la facessero credo che sarebbe l’unica metropoli europea a non averla. Il Gran Premio di Formula E pure, blocca un quartiere ma in fondo nel weekend lì chiudono gli uffici e non c’è molta vita. Il Festival di Sanremo di sinistra pure, il famoso concertone con i gruppi giusti e i presentatori giusti e gli ospiti giusti che dicono le cose giuste, un po’ di slogan e un po’ di ruffianate di sinistra, tutti a farsi l’occhiolino e a darsi di gomito a intendere “Noi siamo quelli giusti e facciamo cose giuste, giusto?” E allora pretendere pure la musica sarebbe troppo. Ma il Liberazione che si correva il 25 aprile, la corsa prima per dilettanti poi per under 23 poi anche con la versione femminile che in un calendario anemico come quello italiano non guastava, la corsa sciovinisticamente definita il mondiale di primavera, e forse ai tempi del Patto di Varsavia e del finto dilettantismo dell’Est lo era davvero, quello non si corre più. Era uno dei due appuntamenti fissi di queste due feste laiche che si susseguono in pochi giorni. L’altro si tiene a Francoforte e lì sono talmente attaccati alla data del primo maggio che, pur di non cambiarla, preferirono rinunciare alla collocazione nella Coppa del Mondo ai tempi del rigido Verbruggen. Questa corsa io l’ho sempre considerata l’ultima classica di primavera, anche se minore, intanto perché il primo maggio, se non maggio tutto, fino a prova contraria è ancora primavera e quando sarà bruciata la casa di Greta se ne potrà riparlare, e poi anche perché il G.P. di Francoforte ha un ruolo importante nella storia delle classiche primaverili: infatti nacque sponsorizzata dalla birra locale e dopo qualche anno, per ritorsione, la concorrenza olandese creò l’Amstel Gold Race, una corsa che, se non avesse una storia breve rispetto alle altre, potrebbe ambire al titolo, che comunque non è in palio, di sesta monumento, al pari della Gent-Wevelgem e più della Freccia Vallone e delle Strade Bianche che non superano i 200 km. Ma tornando alla corsa di oggi, sperare che il G.P. di Francoforte, sempre poco selettivo, non si concluda in volata è come sperare che al Concertone ci siamo musicisti validi: sono cose che non succedono dai lontani tempi di Moreno Moser, di Lou Reed e di Erykah Badu. Eppure ci hanno provato due cavalli pazzi come Ballerini e Mohoric, ma alla fine nella city tra banche e finanziarie c’è stato il ricongiungimento e ha vinto non più Kristoff ma Pascal Ackermann, che non è il velocista del futuro perché già ha vinto un po’ di classichette e non è il nuovo Kittel perché ha meno capelli, no, volevo dire perché tiene meglio le salite.

Il figurinismo selvaggio: una figurina per mezza squadra. Quanto deve lavorare un uomo per potersi permettere l’altra figurina? La risposta soffia nelle gallerie del vento.