Metamorfosi e trasformazioni

Richard Carapaz, svegliatosi stamattina da sogni agitati, si trova trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo, un’ape regina. Poi però nota che il compagno di stanza si comporta normalmente come pure il Priore della Movistar Padre Eusebio Unzué e allora si guarda di nuovo nello specchio e vede con piacere che ha il suo solito aspetto, si è solo fatto condizionare dallo scrittore parlante che è anche entomologo e in assenza della farfalla di Maastricht si è inventato questo paragone tra la maglia rosa e l’ape regina, e quindi si può partire tutti per la tappa regina pure lei, quella del Mortirolo, che però è venuta troppo presto o sono le elezioni che sono venute tardi. E sì, perché i famosi popoli hanno votato no all’austerità e sì al fare e, se non si può salire sul Gavia, rispettando il volere dei popoli sovrani in un paio di giorni si trivella la montagna e si passa dall’altra parte, mentre tutta la neve che sta sul Gavia la si spedisce a Greta così può spegnere l’incendio della sua casa ha ha ha! Le previsioni della vigilia sono confermate: se si saliva il Gavia a un centinaio di km dall’arrivo l’ultima settimana era strapiena di montagne, senza quella salita lì, dopo il Mortirolo, è rimasta solo la salitella di Viale De Amicis. E pure il Mortirolo, la salita dove si rivelò Pantani che qui è ricordato da uno dei monumenti più brutti che gli hanno dedicato ché lo raffigura aggrappato a una grondaia, o almeno così mi sembra, è stato parzialmente spuntato dalla pioggia perché i ciclisti hanno dovuto badare sia a non scivolare nei burroni che ai tifosi oggi armati anche di ombrelli oltre che di telefonini. Ai commentatori non va mai bene niente: se qualcuno parte presto è poco saggio e spreca energie, se è saggio e non spreca energie non è spettacolare e lo scrittore lo mette nella blacklist insieme a Roglic, e oggi è toccato proprio all’Apecarapaz ma avercelo un giovane già così scafato. Purtroppo se il Mortirolo richiede ai ciclisti di dosare bene le forze i commentatori possono dire scemate illimitate e comunque per gli amanti del ciclismo senza calcoli e senza freni oggi ha vinto Giulio Ciccone, che sembrava si fosse posto un obiettivo piccino, i GPM, e invece torna a vincere una tappa, nonostante abbia litigato con la mantellina e col suo compagno di fuga. E si parla tanto di tecnologia ma poi non si riesce a disegnare una mantellina facile da infilare, così Neuro Ciccone deve ricorrere al giornale, una cosa che spiega anche la rimonta parziale di Roglic in discesa, perché lui è un robot, è tecnologico e quindi non legge i giornali cartacei e sotto la maglia ha infilato un tablet, perché lui, anche se non parla italiano, tra i preferiti ha il sito della Gazzetta, e da qualche giorno, su consiglio di Tolhoek, anche la pagina instagram di Puck Moonen, e con quel peso aggiuntivo addosso è sceso più velocemente. Dicevo che lo scrittore parlante non apprezza i ciclisti calcolatori, come Roglic e Apecarapaz, ma può fare un’eccezione se vanno in crisi mostrandosi umani. Come se non bastasse, anche Franzelli vuole dire la sua e, accennando all’incidente quando faceva salto con gli sci, dice che Roglic si era rotto in mille pezzi e poi si è ricomposto: ma allora più che un robot è un transformer.

Il catechismo di Don Eusebio