l’utilità del princisbecco

Fandango Libri ha pubblico il Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana in cui ogni scrittore invitato scrive la voce relativa a una parola di suo gradimento. Lo scrittore performer e bibliofilo Paolo Albani ha scritto la voce “Princisbecco” che, al di là del nome evocativo derivante in realtà dal suo inventore Princhbeck, è una lega di rame stagno e zinco simile all’oro e usata anche per realizzare dei falsi. E pensavo che questo falso oro poteva servire ad arricchire la terminologia ciclistica affiancando nel campo dei titoli virtuali, alle già usate e anche abusate categorie dei vincitori morali e delle medaglie di legno, l’altrettanto poco ambita categoria delle medaglie di princisbecco, riservandoci poi di studiare a cosa possa corrispondere tale titolo. Io, ad esempio, proporrei di utilizzarlo per quelle medaglie della cui effettiva consistenza aurea si può legittimamente dubitare, insomma per quelli che non hanno affiancato a un titolo olimpico o mondiale altre vittorie di altrettanto valore, da Harm Ottenbros a Marino Basso da Laurent Brochard all’australiana Sara Carrigan campionessa olimpica per troppa grazia ricevuta, fino a Rui Costa che ormai non riesce più a vincere neanche nel suo Giro di Svizzera.