altre 82 possibilità

Sio non è un cattivo maestro, non è il mandante di tutti i fumetti brutti, disegnati male e disegnati peggio che ci sono su internet e purtroppo anche su carta sprecata, lui ha sempre predicato l’impegno che gli altri non sembrano avere nessuna intenzione di metterci. Ho tutti i numeri di Scottecs usciti finora compresi gli speciali, ma devo dire che da un po’ mi sembrava di comprarlo per inerzia e allora ho detto: ti do un’ultima possibilità, vabbe’, facciamo altre 82, ed ecco che nel numero 19 ora in edicola ci sono almeno due storie che, come dicono quelli che parlano prestampato, da sole valgono l’acquisto: 25 ottobre e Detective Pappagallo. Ehi, perché quello lì in fondo quando ho detto la parola acquisto ha iniziato a guardare per aria fischiettando?

Però Detective Pappagallo non l’ha disegnata Sio.

La Zeriba Suonata – bici psichedeliche

Quando mi è arrivato il primo e omonimo cd di Rosalie Cunningham mi sono chiesto perché l’avevo ordinato. Non avevo mai sentito questa cantante e chitarrista inglese né i Purson, suo gruppo di provenienza. Ah sì, mi aveva incuriosito perché nella recensione si tiravano in ballo i Kinks. E ora più l’ascolto e più mi piace. La copertina disegnata dal suo amico illustratore Tom Di Capite evoca oriente e psichedelia, ma una foto nel libretto interno in cui la cantante mostra il suo busto coperto di glitter e poco altro ne svela … ma che state pensando? ne svela altre influenze musicali. Insomma il suo è un rock del tipo che oggi si definisce classico, psichedelico con momenti hard, ma, di nuovo, che avete pensato? intendo hard-rock, blues, folk, e anche, parlando con rispetto, derive prog, ma rispetto ai Purson c’è una maggiore teatralità glam, direi tipo Sparks, quel gruppo che dovrebbero ascoltare i fans di Mercury per decidersi a buttare dalla finestra i dischi dei Queen. L’etichetta è la Esoteric Antenna e così il cerchio si chiude e, a proposito di cerchi, vi faccio ascoltare Ride On My Bike, un’altra bici psichedelica dopo quella di Syd Barrett e compagni.

La Zeriba Suonata – boom e ri-boom

Ci sono musicisti e ascoltatori che si fossilizzano su un solo genere o peggio su un solo periodo di un solo genere. Non è il caso di Le Forbici di Manitù, longevo gruppo sperimentale che tritura musica senza però renderla inascoltabile, anzi. Ed essendo longevi hanno avuto modo di ascoltare Mina nel suo periodo migliore, di prima che emigrasse al nord in cerca di fortuna, forse fiscale ma non ci interessa, e hanno pensato bene di proporre le loro versioni rumorose di alcuni classici della sciura Mazzini. Il risultato è un disco dal titolo geniale e ammonitorio, Zona Minata, pubblicato da A Simple Lunch. La copertina in tema e in tono è di Stefano Zattera, fumettista adatto alla bisogna, ma a ulteriore illustrazione dell’operazione sono annunciati video per ogni brano. Io per ora ho trovato solo Se c’è una cosa che mi fa impazzire, che prontamente vi sottopongo. Quando si dice gli anni del boom.

Fate qualcosa

Non volevo scrivere niente sull’ultima tappa del Tour, ma quest’anno è stata più significativa del solito, la passerella iniziale meno scontata, con De Gendt e Wellens che scherzano con Offredo e soprattutto Quintana, l’orso asociale dal brutto carattere che cerca qualcuno che faccia una foto al gruppo di ciclisti colombiani con al centro quel Bernal che è riuscito dove lui no. Il tramonto ben si addice a un qualcosa che finisce, e hai voglia a dire perché al Giro non si fa lo stesso, se trovate una città all’altezza di Parigi scrivete a RCS. Tutti in gruppo sembrano contenti, chi ha raggiunto i suoi obiettivi e chi si accontenta di raggiungere Parigi, hanno comunque partecipato a qualcosa di bello, hanno fatto qualcosa, proprio mentre qui sotto dei ragazzi non sapendo cosa fare nel pomeriggio domenicale cercano solo una sigaretta truccata; scusate ma io non capirò mai chi non sa che farsene della vita, non dico che devono fare ciclismo tutti, ma fate un altro sport, leggete, suonate uno strumento, uno qualunque che un Glockenspiel lo vendevano a 25 euri, oppure disegnate come facevo io nelle vacanze ai tempi dell’università anche se non sapevo disegnare, e in verità neanche ora, insomma fate qualcosa. E in questi giorni si è parlato di quelle famiglie, una toscana l’altra piemontese, che hanno accolto un ragazzino cadauna che voleva fare ciclismo e chissà la soddisfazione quando un giorno quel ragazzino ha vinto il Tour. In scala 1 a 10.000 è una soddisfazione per me aver creduto sempre in un giovane velocista e trovarlo a fare una tripletta di volate vittoriose, tanto più sorprendente se lui piccolo e relativamente leggero vince come un fulmine sul pavé eliso. Premiazione notturna con Alaphilippe che vince il premio di supercombattivo totale, si potrebbe pensare all’ennesima decisione casalinga, ma sarebbe stato brutto che il grande protagonista della corsa non fosse salito sul palco, dove italiani invece non ce ne sono e allora si raccatta tutto il possibile per dire che l’Italia c’è: biciclette, pezzi di biciclette, magliette, tecnici, massaggiatori, cuochi e hanno trovato che pure l’autore dell’inno colombiano è un italiano. Bernal ringrazia in inglese, spagnolo, italiano e una strana lingua che sembrava francese maltrattato. Eppure fino a ieri i commentatori dicevano che la Ineos non era all’altezza della Sky e quelli hanno fatto solo primo e secondo, e possiamo dire che con Thomas finisce anche l’ormai dimenticato progetto di trasformare i pistard in uomini da corse a tappe, fallito il tentativo con Kennaugh e Swift non si vedono più in prospettiva ciclisti da rigenerare in questo senso. Alla fine gli uomini RAI dicono che da lunedì non ci saranno più tappe e ci mancheranno, si, va bene, però le premiazioni sono finite e ora cortesemente spostatevi che c’è il campionato italiano femminile. Organizzato dalla “ASD Vomano Bike Marta Bastianelli” nella zona del marito di Marta Bastianelli su un percorso favorevole a Marta Bastianelli: vince Marta Bastianelli, e sul podio c’è anche l’ostensione della medaglia d’oro, ma non è stato per niente facile, perché la sua squadra  era composta da sole reduci da infortuni tra cui però la solita Tatiana Guderzo, che quando smetterà potrà servire al ciclismo italiano in altro ruolo, non lasciate che abbandoni il mondo del ciclismo, fate qualcosa.

solo un qui pro chi

Nei giorni scorsi il sito di Rolling Stone ha pubblicato un articolo sull’ostinazione dei ciclisti a girare in bici che ha fatto arrabbiare il supercittì Cassani, rappresentante legale del Ciclismo italiano, e infatti di questo articolo ho saputo solo leggendo la Gazzetta che riportava una lunga lettera di Cassani. L’autore dell’articolo ha ricevuto le immancabili minacce di morte e Rolling Stone ha dichiarato che l’articolo era ironico e che il cittì avrebbe dovuto prima accertarsi di questa cosa. Quindi anche voi, se qualcuno vi offende e ve ne dice di tutti i colori, prima di controbattere accertatevi che si non stesse facendo solo della simpatica nonché arguta ironia. Dopo la lettera di Cassani e prima della replica di Rolling Stone sono stato costretto dalla curiosità ad andare sul sito di un giornale che per me non esiste, perché quello lì non l’ho mai preso in considerazione come giornale musicale, lo espongono in edicola ma neanche lo guardo, e devo dire che un piccolo dubbio mi era venuto non fosse altro che per le assurdità scritte. Però tutti i commentatori l’hanno preso molto sul serio e hanno rincarato la dose contro i ciclisti. Ma io, invece di stare a interpretare le intenzioni dell’autore, ho preferito cercare notizie su di lui per capire un po’ chi sia. Da anni usa uno pseudonimo e se digitate il suo nome sul motore di ricerca vi esce anche la definizione “fotografo guardone”. Costui infatti è anche fotografo e ha scattato di nascosto col telefonino foto alle donne milanesi, anche sotto le gonne. Qualche settimana fa su un altro post scrissi che in Italia è inutile proporre leggi di qua e leggi di là se poi non sappiamo che farcene, e infatti da quelle foto non sono scaturite denunce ma una mostra e un libro. E allora non mi sembra il caso di dare importanza a cosa scrive e con quali intenti un tipo così.

Statistiche illustrate – finalmente Parigi

Oggi finalmente il Tour arriva a Parigi e ne approfitto per suggerirvi una guida alla città sui generis, scusate il francesismo come dice più volte l’autore della guida, ah no, scusate mi sono sbagliato, scusate il latinismo, ecco. Lo scrittore ex casertano Francesco Forlani scrisse un racconto intitolato Chiunque cerca chiunque che raccontava la storia della creazione di una rivista, La Bête étrangère. Poi nel 2013 Laterza ne ha pubblicato una nuova versione intitolata Parigi, senza passare dal via inserita nella sfiziosa collana Contromano dedicata principalmente a libri similturistici. E a leggere questo libro pieno di personaggi curiosi, artisti artistoidi intellettuali e semplici ubriaconi, che a volte è difficile distinguere tra le varie categorie, sembra che a Parigi il numero degli psicanalisti lacaniani sia pressappoco uguale a quello dei pizzaioli nella città natale dell’autore, ma ci vorrebbe una statistica precisa.

Due settimane e 1/2

In Francia c’è stata un’epidemia di frane e anche la tappa di oggi è stata ridotta di più della metà. Questa cosa era stata annunciata ieri sera ma la RAI con la sua cocciutaggine ha più volte mandato lo spot/presentazione della tappa originaria, forse l’importante non è fare informazione ma far vedere lo sponsor. Quando una corsa viene modificata o mutilata si pensa che possa falsare il risultato, ma un risultato è falsato quando una parte del gruppo ha un trattamento diverso, come quando qualcuno viene indirizzato fuori percorso. Invece in quei casi semmai si ha solo un vincitore diverso da quelli pronosticati. Se Van Avermaet avesse vinto la Tirreno Adriatico negli anni 70/80/90, quando si vinceva con i secondi o gli abbuoni, non ci sarebbe stato niente di strano, ma si intercalò tra due vittorie di Quintana perché fu annullata la tappa su una cima innevata. E certo non sarà una coincidenza che Ciolek l’unica vittoria importante l’ottenne nella Milano Sanremo 2013 fermata per il freddo e con i ciclisti trasportati in auto a ripartire molti km più avanti. E pure al Giro del 1989 fu soppressa una tappa, indovinate dove si passava, esatto sul Gavia, e in testa c’era Fignon ma secondo era Giupponi e quindi se quella tappa si fosse disputata avrebbe potuto vincere Fignon, uguale. Si dice che nei grandi giri è importante la terza settimana, che è sempre annunciata durissima, poi quando arriva si verifica che c’è un giorno di riposo, già, e un’ultima tappa per velocisti, oltre alla kermesse finale, e delle tappe con salite non tutte sono proprio durissime, a ben guardare forse solo una, se poi un paio di tappe sono tagliuzzate è un grande giro ridotto, diciamo un giro grandicello. Ma questo non è un Tour minore, né di transizione come previsto, perché è vero che c’erano assenti illustri, ma parliamo di Froome ormai troppo vecchio, di Dumoulin e di Roglic che però non ha ancora vinto sulle tre settimane. L’avremmo definito di transizione se avesse vinto un francese approfittando delle assenze, ma Pinot e Bardet non sono Thévenet e Alaphilippe si è trovato per caso in giallo e ha tirato fuori tutto quello che aveva, forse ha scoperto di essere più forte di quello che pensava, forse la maglia gialla da superpoteri, poi persa la maglia è crollato tranquillizzando i soliti sospettoni che già sentivano odore di zolfo dopante, e ora speriamo che scelga bene per il suo futuro, e secondo me farebbe meglio a puntare a Lombardia e Liegi piuttosto che al Tour, a meno che gli organizzatori non tolgano le montagne che inserivano a iosa per favorire Pinot e Bardet che non vinceranno mai e facciano un’edizione più piatta. Quindi non è stato un Tour di transizione ma storico, perché se domani non succedono cose imprevedibili e clamorose ci sarà la prima vittoria di un colombiano. Bernal è riuscito dove hanno fallito Herrera, Quintana e Uran, ma non è importante solo il dato statistico ma il valore di questo ragazzo che ha solo 22 anni e intervistato ha detto che ieri ha attaccato pensando che poteva pure perdere il quarto posto ma poteva anche vincere e ha rischiato, mentre oggi gli altri hanno corso solo per il podio o per il quarto posto, e nonostante tutto l’impressione è che avrebbe potuto fare di più, se non fosse stato frenato da logiche di squadra o da frane. Per l’occasione sono arrivati in Francia i familiari di Bernal, Giovannelli ha intervistato il padre e l’ha definito “mite, sensibile e introverso”,  pochi secondi sono stati sufficienti per un ritratto psicologico, e quindi se Bernal ha davanti un grande futuro nel ciclismo Giovannelli ha un grande futuro nelle scienze umane. Ma c’è anche chi non ha niente da festeggiare, ad esempio i tanti denigratori di Nibali, perché quando ormai nessuno se lo aspettava più (io mi sarei aspettato anche un attacco sui Campi Elisi) l’uomo per il quale più si tira in ballo la terza settimana ha vinto, e in RAI hanno detto che bisognerebbe clonarlo e io mi immaginavo 2 o 3 Nibali in gruppo che litigano tra loro.

La clonazione

salvo aggiornamenti

Gli italiani denigrano il loro paese, i loro connazionali e anche loro stessi ma se qualcuno ha qualche vago rapporto con l’Italia o parla bene del paese, dei paesi e dei paesaggi, delle città, dell’arte, non parliamo poi della cucina, e anche della nostra corsa massima, il Giro, stanno subito simpatici, senza neanche stare a distinguere tra sinceri e ruffiani. E allora dispiace per Pinot perché si è sempre dichiarato amante dell’Italia e del relativo Giro ciclistico o forse perché è un bravo ragazzo. Ieri ci si chiedeva perché Pinot non avesse fatto neanche mezzo attacco e oggi arriva la risposta in maniera drammatica: Pinot ha una lesione muscolare e deve addirittura ritirarsi in lacrime, non una cosa inedita, l’abbiamo visto l’anno scorso con lo stesso Pinot al Giro e in una situazione diversa qui al Tour con Heulot che si trovò in giallo a sorpresa, troppo per un ciclista mediocre come lui che andò in crisi forse più psicologica che fisica. Ma come dicono i francesi the show must go on (però lo dicono con accento francese) e Bernal, un altro che ha rapporti con l’Italia, stacca tutti e raggiunge i fuggitivi giornalieri, passa primo sull’Iseran e si butta in discesa dove lo raggiunge Simon Yates. Alaphilippe a debita distanza si butta anche lui in discesa, non recupera niente ma non dispera. A un certo punto la tivvù si distrae a inquadrare un ruscello tra i monti, o uno spazzaneve, uno spot turistico, o forse no perché qualcuno dice: Ma quello mi pare che sia il tratto finale del percorso, e lo è. A un certo punto, mentre Alaphilippe dietro si ferma ma non si capisce perché, una moto si avvicina alla testa della corsa e fa segno di rallentare. Simon, con il suo tipo aplomb inglese, dice: Io sto andando a vincere un’altra tappa e tu mi dici di rallentare: ma sei scemo? Neanche il tempo di pensare che si tratti di un semplice invito alla prudenza per lo stato della strada che arriva la notiziona: la tappa è neutralizzata al passaggio sull’Iseran. In effetti sulla strada c’è acqua, grandine e c’è stata anche una frana, impossibile proseguire e in gruppo c’è chi si arrabbia col primo che gli capita, chi è contento, chi se la ride, poi, dopo voci diverse, la decisione di aggiornare i tempi ma non assegnare la vittoria e alla fine Bernal è il più danneggiato salvo altri aggiornamenti. I francesi fino a ieri avevano Alaphilippe in testa e Pinot di riserva per poter finalmente vincere la corsa e oggi sembrano franate pure le loro speranze, salvo aggiornamenti perché solo aggiornamenti ormai inattesi potrebbero salvare i francesi.