Il Gatto è la Volpe

Ai tempi del Patto di Varsavia gli squadroni dell’Est dominavano la 100 km a squadre, ma ai giochi olimpici dei primi anni 80 ci fu un cortese scambio di boicottaggi, gli USA e gli sportivi militari italiani boicottarono Mosca e i rivali boicottarono Los Angeles. Questo nel 1984 facilitò la vittoria italiana nella 100 km che però non rimase un episodio in quanto gli azzurri continuarono a vincere medaglie variegate finché l’UCI non decise di sopprimere la gara, per fare spazio alla crono individuale e alla MTB. Gli italiani in coro piangevano e maledicevano la soppressione di una prova così tecnica, ma che se era uno spettacolo lo era soprattutto per gli addetti ai lavori, e in realtà era una specialità logorante che ha fornito soprattutto gregarioni passistoni, spesso finiti nel treno di Cipollini, e l’unico che si sottrasse a quel destino fu Giovannetti che vinse una Vuelta. Ancora ricordo un giornalista appassionato di ippica che diceva che il contributo della mtb al ciclismo era nullo se il campione del mondo John Tomac aveva provato la Roubaix ma era arrivato ultimo, come se fosse facile terminare la Roubaix al primo tentativo. Questa era una concezione stradocentrica del ciclismo, e anche se non sembra in fondo non era molto diversa dall’elogio della multidisciplinarietà di Cassani. Poi ci sono comunque stati dei travasi significativi in entrambe le direzioni, e la strada ne ha guadagnato Cadel Evans e pure i due favoriti del Tour in corso, Bernal e Fuglsang. Ma gli italiani hanno fatto presto a dimenticare la cronosquadre e con la memoria corta che li contraddistingue hanno dimenticato anche le lunghissime cronometro che aiutavano Coppi a vincere nei grandi giri e anche il fatto che l’ultimo grande italiano nelle corse a tappe, cioè Gimondi e non quei due che litigavano sempre, era più passista che scalatore altrimenti col cavolo che vinceva la Roubaix. Poi il chiappuccismo-pantanismo ha fatto il resto, si sono alzati alti lamenti contro le lunghe cronometro che favorivano Indurain, e poco a poco in Italia sono state praticamente abolite le cronometro vere e nei grandi giri, uomini donne e under 23, sono rimaste solo le cronoscalate, tranne che nella Tirreno-Adriatico che purtroppo deve chiudersi proprio a San Benedetto che è sul mare, pazienza. Ma del resto la salita, preferibilmente affrontata con gli scatti e non con le progressioni, è più congeniale agli italiani che, si sa, sono tendenzialmente poeti poetici e vogliono la passione, come dice lo scrittore parlante che cita ad esempio l’impresa di Froome dell’anno scorso quando ha corso in maniera diversa dallo stile Sky, dimenticando che non era mica in maglia rosa e che quella era l’unica speranza. Buon per i ciclisti italiani che corrano in squadre straniere che le cronosquadre le preparano, qualcuno è riuscito anche a vincere il mondiale ormai soppresso, e oggi Moscon ha rischiato di prendere la maglia gialla, e si sa che l’Ineosky è sempre criticata per lo stile, è definita antipatica, ma se poi porta gli italiani alla vittoria si fa finta di niente. Però la fregatura per Moscon e compagni è che sono partiti per primi, sono stati per tutta la gara sulla sedia calda aspettando e sperando, e proprio l’ultima squadra, la Jumbo, li ha battuti, così Teunissen ha mantenuto la maglia gialla, lui che come hanno precisato gli uomini RAI negli ultimi due mesi è andato forte, quindi tre mesi fa quando è arrivato settimo a Roubaix non andava così forte, e il compagno Van Aert ha preso quella bianca dei giovani e sul palco ha chiacchierato allegramente col nonno del suo acerrimo amico Mathieu.

Come al solito le affermazioni più significative vengono dai ciclisti e non dagli stimati scrittori, e così Rohan Dennis descrive la prova come farebbe il fumettista reazionario Frank Miller e Trentin dice che se non hanno vinto vuol dire che si aspettavano di far meglio. Ma oggi la definizione migliore viene da Giada Borgato, che ha paragonato la Vos odierna a un gatto, presumo per la sua agilità ed elasticità. In due giorni Marianna ha fatto due numeri che può fare solo lei, ieri con una curva in discesa spaventosa in tutti i sensi e oggi con una rimonta impossibile: Lucy Kennedy era in fuga ma non ne aveva più però stava per vincere perché dietro si studiavano un po’ troppo, ma non si è accorta del rombo di Marianna Volpe partita all’improvviso e che saliva a velocità minimo tripla e forse non ce l’avrebbe fatta, ma la Kennedy ha alzato le braccia troppo presto e avrebbe vinto lo stesso se Marianne, in un rettilineo in pavé con due corsie lastricate, non fosse passata dall’una corsia all’altra. Forse qualcuno la criticherà per non lasciare niente alle avversarie, che non è neanche vero, ma poi uno spettacolo così ditemi altrimenti dove e quando potete vederlo.

Tra il pubblico una donna si dispera. Sarà una dei congiunti?