La democrazia e gli invisibili

La seconda tranche del Tour inizia con una tappa per velocisti, quindi il programma prevede: ore tot partenza, ore tot e un minuto fuga. Vanno i soliti Perez e Calmejane, il solitissimo Rossetto e De Gendt. Il gruppo si agita a sentire che De Gendt è di nuovo in fuga prevedendo che sarà dura andarlo a riprendere, ma quando si chiarisce che non si tratta di Thomas ma del giovane omonimo e neanche parente Aimé il gruppo si tranquillizza, e fa male perché sarà proprio De Gendtino a tirargli il collo fin quasi all’ultimo. In mezzo solo cadute e chi ne esce peggio, anzi esce proprio dalla gara, è Nicolino Terpstra, sfortunato in questo primo anno fuori dal wolfpack, ha perso sia le classiche che il Tour, ma se si riprende lo aspettiamo a quella Paris-Tours che gli si adatta ma gli sfugge sempre. Finora gli sprint sono stati vinti da ciclisti sempre diversi e tutti attendono di vedere chi sarà il primo a fare doppietta, e sta per riuscirci Golia Dylan Groenewegen ma Davide Calebino Ewan lo infilza al colpo di reni. Ewan è un corridore imprescindibile perché svolge un ruolo importantissimo, il capro espiatorio, diciamo che è il Signor Malaussène del gruppo, almeno per gli italiani che con le sue volate storte possono giustificare ora la sconfitta di Viviani ora la mancata rimonta di Bonifazio, in verità difficile a realizzarsi perché il ligure, corridore inquieto e alla ribalta solo per situazioni pericolose (vedi discesa dalla Cipressa), ha già fatto uno sforzo per chiudere un buco. E quindi da Abdu a Kirsipuu da McEwen a Ewan che ci sia un velocista così è una comodità. Alla fine ci sono le interviste calde di Giovannelli e mi scappa un excursus sulle interviste RAI. De Zan era educato ma se intuiva che poteva scatenarsi una polemica riusciva ad aizzare con cortesia gli interlocutori. Bulbarelli dava il lei ai ciclisti. AdS cercava lo scontro fisico con il servizio d’ordine per poter esercitare il suo vittimismo, ma le interviste erano comunque il suo meglio anche per l’empatia con i ciclisti che con lei si aprivano sempre in larghi sorrisi. Rizzato è ancora da rivedere. Giovannelli dopo un primo anno non malaccio ha iniziato a fare troppe e insistenti domande, è capace di andare più volte a toccare argomenti di cui gli intervistati non vogliono parlare, e oggi in particolare abbiamo visto Valverde guardarsi intorno come a cercare qualcuno che lo liberasse. Comunque nel dopo tappa Viviani in pratica ha detto che tutti i migliori velocisti hanno vinto una tappa e che con Ewan siamo al completo, come dire che gli altri non rientrano tra i grandi, e quando Giovannelli gli chiede se Ewan ha danneggiato Bonifazio lui ha risposto che non ha visto la volata, forse avrebbe aggiunto che inoltre non sa neanche chi sia questo Signor Bonifazio, mai visto, dal nome si direbbe un personaggio di Achille Campanile. Poi, quando i Pubblici Ministeri RAI hanno concluso le loro arringhe e chiesto in coro la condanna di Ewan a 20 anni di squalifica senza la condizionale, il condizionale invece lasciatelo che serve a Ballan che lo infila dappertutto,  arriva l’intervista a un tranquillo Bonifazio che si era arrabbiato sul traguardo ma sminuisce tutto e dice che sono cose che succedono nelle volate e che puntava non alla vittoria ma a un piazzamento per il bene della squadra. Noi per questo gli auguriamo quanto prima una vittoria importante, però intanto, in questo Tour democratico che distribuisce a tutti vittorie e premi, anche lui riceve un premio di consolazione: essendo riuscito a colpire col casco il telefonino di una spettatrice ha vinto un piccione viaggiatore di peluche.

La moda dell’estate è il fotofinish.