Due settimane e 1/2

In Francia c’è stata un’epidemia di frane e anche la tappa di oggi è stata ridotta di più della metà. Questa cosa era stata annunciata ieri sera ma la RAI con la sua cocciutaggine ha più volte mandato lo spot/presentazione della tappa originaria, forse l’importante non è fare informazione ma far vedere lo sponsor. Quando una corsa viene modificata o mutilata si pensa che possa falsare il risultato, ma un risultato è falsato quando una parte del gruppo ha un trattamento diverso, come quando qualcuno viene indirizzato fuori percorso. Invece in quei casi semmai si ha solo un vincitore diverso da quelli pronosticati. Se Van Avermaet avesse vinto la Tirreno Adriatico negli anni 70/80/90, quando si vinceva con i secondi o gli abbuoni, non ci sarebbe stato niente di strano, ma si intercalò tra due vittorie di Quintana perché fu annullata la tappa su una cima innevata. E certo non sarà una coincidenza che Ciolek l’unica vittoria importante l’ottenne nella Milano Sanremo 2013 fermata per il freddo e con i ciclisti trasportati in auto a ripartire molti km più avanti. E pure al Giro del 1989 fu soppressa una tappa, indovinate dove si passava, esatto sul Gavia, e in testa c’era Fignon ma secondo era Giupponi e quindi se quella tappa si fosse disputata avrebbe potuto vincere Fignon, uguale. Si dice che nei grandi giri è importante la terza settimana, che è sempre annunciata durissima, poi quando arriva si verifica che c’è un giorno di riposo, già, e un’ultima tappa per velocisti, oltre alla kermesse finale, e delle tappe con salite non tutte sono proprio durissime, a ben guardare forse solo una, se poi un paio di tappe sono tagliuzzate è un grande giro ridotto, diciamo un giro grandicello. Ma questo non è un Tour minore, né di transizione come previsto, perché è vero che c’erano assenti illustri, ma parliamo di Froome ormai troppo vecchio, di Dumoulin e di Roglic che però non ha ancora vinto sulle tre settimane. L’avremmo definito di transizione se avesse vinto un francese approfittando delle assenze, ma Pinot e Bardet non sono Thévenet e Alaphilippe si è trovato per caso in giallo e ha tirato fuori tutto quello che aveva, forse ha scoperto di essere più forte di quello che pensava, forse la maglia gialla da superpoteri, poi persa la maglia è crollato tranquillizzando i soliti sospettoni che già sentivano odore di zolfo dopante, e ora speriamo che scelga bene per il suo futuro, e secondo me farebbe meglio a puntare a Lombardia e Liegi piuttosto che al Tour, a meno che gli organizzatori non tolgano le montagne che inserivano a iosa per favorire Pinot e Bardet che non vinceranno mai e facciano un’edizione più piatta. Quindi non è stato un Tour di transizione ma storico, perché se domani non succedono cose imprevedibili e clamorose ci sarà la prima vittoria di un colombiano. Bernal è riuscito dove hanno fallito Herrera, Quintana e Uran, ma non è importante solo il dato statistico ma il valore di questo ragazzo che ha solo 22 anni e intervistato ha detto che ieri ha attaccato pensando che poteva pure perdere il quarto posto ma poteva anche vincere e ha rischiato, mentre oggi gli altri hanno corso solo per il podio o per il quarto posto, e nonostante tutto l’impressione è che avrebbe potuto fare di più, se non fosse stato frenato da logiche di squadra o da frane. Per l’occasione sono arrivati in Francia i familiari di Bernal, Giovannelli ha intervistato il padre e l’ha definito “mite, sensibile e introverso”,  pochi secondi sono stati sufficienti per un ritratto psicologico, e quindi se Bernal ha davanti un grande futuro nel ciclismo Giovannelli ha un grande futuro nelle scienze umane. Ma c’è anche chi non ha niente da festeggiare, ad esempio i tanti denigratori di Nibali, perché quando ormai nessuno se lo aspettava più (io mi sarei aspettato anche un attacco sui Campi Elisi) l’uomo per il quale più si tira in ballo la terza settimana ha vinto, e in RAI hanno detto che bisognerebbe clonarlo e io mi immaginavo 2 o 3 Nibali in gruppo che litigano tra loro.

La clonazione