Fate qualcosa

Non volevo scrivere niente sull’ultima tappa del Tour, ma quest’anno è stata più significativa del solito, la passerella iniziale meno scontata, con De Gendt e Wellens che scherzano con Offredo e soprattutto Quintana, l’orso asociale dal brutto carattere che cerca qualcuno che faccia una foto al gruppo di ciclisti colombiani con al centro quel Bernal che è riuscito dove lui no. Il tramonto ben si addice a un qualcosa che finisce, e hai voglia a dire perché al Giro non si fa lo stesso, se trovate una città all’altezza di Parigi scrivete a RCS. Tutti in gruppo sembrano contenti, chi ha raggiunto i suoi obiettivi e chi si accontenta di raggiungere Parigi, hanno comunque partecipato a qualcosa di bello, hanno fatto qualcosa, proprio mentre qui sotto dei ragazzi non sapendo cosa fare nel pomeriggio domenicale cercano solo una sigaretta truccata; scusate ma io non capirò mai chi non sa che farsene della vita, non dico che devono fare ciclismo tutti, ma fate un altro sport, leggete, suonate uno strumento, uno qualunque che un Glockenspiel lo vendevano a 25 euri, oppure disegnate come facevo io nelle vacanze ai tempi dell’università anche se non sapevo disegnare, e in verità neanche ora, insomma fate qualcosa. E in questi giorni si è parlato di quelle famiglie, una toscana l’altra piemontese, che hanno accolto un ragazzino cadauna che voleva fare ciclismo e chissà la soddisfazione quando un giorno quel ragazzino ha vinto il Tour. In scala 1 a 10.000 è una soddisfazione per me aver creduto sempre in un giovane velocista e trovarlo a fare una tripletta di volate vittoriose, tanto più sorprendente se lui piccolo e relativamente leggero vince come un fulmine sul pavé eliso. Premiazione notturna con Alaphilippe che vince il premio di supercombattivo totale, si potrebbe pensare all’ennesima decisione casalinga, ma sarebbe stato brutto che il grande protagonista della corsa non fosse salito sul palco, dove italiani invece non ce ne sono e allora si raccatta tutto il possibile per dire che l’Italia c’è: biciclette, pezzi di biciclette, magliette, tecnici, massaggiatori, cuochi e hanno trovato che pure l’autore dell’inno colombiano è un italiano. Bernal ringrazia in inglese, spagnolo, italiano e una strana lingua che sembrava francese maltrattato. Eppure fino a ieri i commentatori dicevano che la Ineos non era all’altezza della Sky e quelli hanno fatto solo primo e secondo, e possiamo dire che con Thomas finisce anche l’ormai dimenticato progetto di trasformare i pistard in uomini da corse a tappe, fallito il tentativo con Kennaugh e Swift non si vedono più in prospettiva ciclisti da rigenerare in questo senso. Alla fine gli uomini RAI dicono che da lunedì non ci saranno più tappe e ci mancheranno, si, va bene, però le premiazioni sono finite e ora cortesemente spostatevi che c’è il campionato italiano femminile. Organizzato dalla “ASD Vomano Bike Marta Bastianelli” nella zona del marito di Marta Bastianelli su un percorso favorevole a Marta Bastianelli: vince Marta Bastianelli, e sul podio c’è anche l’ostensione della medaglia d’oro, ma non è stato per niente facile, perché la sua squadra  era composta da sole reduci da infortuni tra cui però la solita Tatiana Guderzo, che quando smetterà potrà servire al ciclismo italiano in altro ruolo, non lasciate che abbandoni il mondo del ciclismo, fate qualcosa.