Cose che dicono

Dicono che i francesi sono sciovinisti, può darsi, e che al Tour abbiano spesso cercato di favorire i loro, più che può darsi, ma forse una volta sapevano farlo, ora non sempre, e per esempio sul Galibier, la montagna sopravvalutata, i tifosi pensavano di aiutare Alaphilippe con delle spinte ma, a parte il fatto che non ne aveva bisogno, sono state per lo più manate che hanno rischiato di farlo cadere. Però gli sciovinisti sono loro, anche oggi che L’equipe ha dedicato due pagine due a Damiano Caruso, un gregario che il grande pubblico italiano neanche conosce, mentre in Italia c’erano le prime pagine per la diva del nuoto che dicono infinita, ha 31 anni, quindi è più giovane per dire di Tatiana Guderzo e Marta Bastianelli che, facendo due conti, sono infinite e rotti. E dato che sono sempre loro, i francesi, gli sciovinisti, oggi è arrivata una fuga, e bravi tutti che hanno faticato con quelle salite e quel  calore, ma non si capisce perché quando arriva proprio quel Caruso, quinto non primo, Pancani dice che l’applauso è tutto per lui, insomma non avendo Caruso fatto meglio di altri non si capisce se l’applauso è per le due pagine conquistate in trasferta o semplicemente perché è italiano. Un’altra cosa che dicono è che in Italia i processi durano molto, ma a volte si potrebbero abbreviare o addirittura evitare. Oggi per esempio ha vinto Quintana, e forse la cosa più sorprendente non è il fatto che abbia vinto ma quel sorriso e quei ringraziamenti che non ricordo di avergli mai visto fare. Quintana anche cambiando squadra difficilmente vincerà il Tour e finché correrà sarà accompagnato da una sensazione di incompiuta, da un punto interrogativo, poi solo quando si ritirerà la sua figura si assesterà e lui diventerà quella ha vinto Giro, Vuelta, altre varie corse a tappe e pure un Giro dell’Emilia, ma oggi nessuno si aspettava una sua vittoria, e però pure quelli che non avrebbero scommesso un bitcoin su di lui hanno accusato la Movistar di non aver corso bene tirando dietro mentre lui era in fuga e così impedendogli anche un grosso avanzamento in classifica. Poi dal gruppo dei migliori è scattato Bernal che ha preso un grosso vantaggio, e si sa che gli italiani, non avendo nessuno da tifare, cercano di tifare per qualcuno che abbia un legame qualunque con l’Italia e Bernal fa al  caso loro avendo corso e vissuto in Piemonte. Ma dopo un po’ scatta anche il suo capitano Thomas rischiando di avvicinargli tutti uomini di classifica e parte un altro processo per tradimento. Eppure questi uomini RAI ci hanno insegnato cosa sono gli uomini ponte, in ogni fuga vedono uomini ponte dappertutto, se vedete tanti ciclisti in fuga voi pensate che siano lì per vincere una tappina, ingenui e ignorantoni, loro invece stanno lì per aspettare che il loro capitano con tutti i suoi comodi attacchi li raggiunga e loro a quel punto, dopo essere stati per decine e centinaia di km in avanscoperta, possono essere un prezioso aiuto per il capitano tirando per 300 anche 400 metri prima di crollare a terra stremati. Ma nonostante questo nessuno ha minimamente sospettato che Quintana fosse avanti per aspettare Landa, e che la Ineosky avesse studiato un piano che prevedeva un attacco differenziato e congiunto dei suoi due leader. Sarebbe bastato fare prima le interviste o aspettare un pochino prima di parlare e le due presunte vittime avrebbero  confermato che era proprio così, un attacco studiato in entrambi i casi, che non ha dato i risultati sperati. I due interessati almeno così dicono.

Il Galibier potrebbe essere chiamato “La salita dei pervertiti”.

La Zeriba Suonata – musica onomatopeica

The Creation erano un gruppo mod-psycho-garage-punk inglese che tra le altre compose una canzone intitolata Biff Bang Pow. Quando negli anni 80 lo scozzese Alan McGee creò un’etichetta diventata poi storica la chiamò Creation Records e quando volle fare musica in prima persona il suo gruppo si chiamò Biff Bang Pow!, tante volte uno si chiedeva se gli piaceva quel gruppo lì.

L’anno scorso a Marienbad, no, era Glasgow

I francesi sono precisi e puntuali, mica come gli italiani, per cui oggi era una tappa per le fughe e la fuga è andata, ci si sono messi in 33: uno arriverà. E in effetti alla spicciolata sono arrivati tutti, ma uno è arrivato da solo perché, dopo una serie di scremature, tra quelli rimasti in testa c’erano due della Valsugana che sono anche amici, Oss e Trentin, che erano praticamente d’accordo per non farsi la guerra, e per fortuna dei tifosi valsuganotti è partito Trentin, che se partiva Oss non credo arrivava. Trentin l’anno scorso vinse l’Europeo di Glasgow, che sembrava, e forse un po’ lo era, un campionato con un campo partecipanti minore, anche se secondo e terzo furono i due fenomeni del cross che ora fanno i fenomeni anche su strada, quarto Herrada che ha vinto sul Mont Ventoux, e, dopo Cimolai, qualcuno dirà che però già sesto arrivò Meurisse che se il Belgio schierava quello lì è tutto dire, ma poi oggi c’era in fuga anche lui e ora è tredicesimo in classifica. E mi sa che i francesi apprezzano Trentin, per la seconda volta gli hanno dato il numero rosso per il combattivo del giorno, e forse loro pensano che se Peter Sagan potrebbe essere veneto e chiamarsi Pietro Sagan allo stesso modo Trentin potrebbe essere francese e chiamarsi Mathieu Trentin.

Calebis

Col suo fisico minuto, almeno rispetto agli altri velocisti, Caleb Ewan difficilmente vincerà sulla pesante pavimentazione dei Campi Elisi e allora si anticipa oggi, nella penultima tappa per la sua categoria, primo a vincere due volate, bravo anche a evitare una codata di Richeze pericolosa e operata però per la causa di Viviani e quindi non censurata dagli uomini RAI, che per movimenti simili di Ewan ne avevano invocato la deportazione all’Isola del Diavolo in Guyana. E chissà quanto si pentirà il manager della Deceuninck per aver selezionato tutti questi uomini per guidare Viviani a semplici piazzamenti anziché scalatori utili all’inattesa maglia gialla: per esempio avrebbe potuto convocare Capecchi, no ha già fatto il Giro, allora Knox, no è infortunato, Mas, ma c’è già e anzi la classifica avrebbe dovuto farla lui, avrebbe, e dimenticavo Jungels, sì, buonanotte, e allora niente, come non detto.

Big in Japan Korea

Cospirazionismi à la Julian

Dopo l’ennesima sconfitta di Nairo Quintana mi è venuto in mente quello che diceva Auro Bulbarelli ai tempi dei suoi primi successi, cioè che non dimostrava i 23/24 anni registrati all’anagrafe dell’UCI ma sembrava più vecchio, lui che già è imperscrutabile, non si riesce a capire come sta, di che umore è, ma neanche quanti anni ha e, come direbbe Achille Campanile, potrebbe avere 9 o 99 anni. Mi ricordo che cose del genere in passato si dicevano per i mezzofondisti africani, anche per il bicampione olimpico Yifter, e vai a sapere come sono organizzati in paesi che forse hanno cose più importanti cui pensare, può bruciare un archivio comunale o i registri di qualche convento, e insomma Quintana potrebbe aver vinto non da giovane ma nel pieno della maturità e oggi questo ciclista in declino potrebbe essere  coetaneo di Nibali o anche più vecchio. Oggi c’è l’ultima tappa pirenaica, va via una fuga piena di ciclisti che hanno mancato i loro obiettivi e sembra una seduta mobile di terapia di gruppo. – Ciao, io mi chiamo Romain, volevo vincere il Tour ma ieri sono arrivato quando le miss già si erano tolte le scarpe con i tacchi e imprecavano peggio di Reverberì. – Ciao, Vincenzo sono e a questo Tour neanche ci  volevo venire, che quando me l’hanno detto mi giravano i cabasisi; come dite cabasisi in francese? – Ciao, io mi chiamo Adam, cioè no, mi chiamo Simon, scusate, è che io e il mio gemello ci somigliamo tanto che a volte pure io mi confondo. Quest’anno puntavo a vincere il Tour, no, il Giro, quello che puntava al Tour era Adam, insomma ci siamo divisi i compiti e io ho fallito il Giro e Adam il Tour, ho detto giusto? E ha poco da scherzare e fare lo sbruffone il gemello Simone, perché all’inizio del Giro aveva detto che gli avversari dovevano farsela addosso, ma mi sa che è lui che ha qualche problema e ha bisogno di uno bravo, altro che terapia di gruppo, perché oggi, approfittando del naufragio di Adam, ha vinto la sua seconda tappa e la morale della sua carriera fin qui è che sembra andare forte quando non ha responsabilità ma quando invece le ha è lui che se la fa sotto. E dietro di lui, per la prima volta si è staccato Julian Alaphilippe, e questo potrebbe avere un po’ rassicurato tutti quegli italiani social-sospettosi che dicevano che se vince Alaphilippe c’è qualcosa che non torna, uno scattista, ma quando mai, come se poi fosse più normale la vittoria in un grande giro di un seigiornista come Saronni o di un velocista come Jalabert. Oggi possono trovare pace anche quelli che si dispiacciono per Bernal o Landa che sarebbero frenati dal gioco di squadra, perché Pinot che finora è sembrato il più forte in classifica il primo lo ha staccato e il secondo, partito per primo, lo ha ripreso per strada. Ma tornando a Julian, ci si mette pure Vinokorouv dicendo che se vince Alaphilippe allora di ciclismo non ne capisce niente, e in effetti pensando che si intestardisce a voler vincere il Tour con Fuglsang forse c’ha ragione.

In mancanza di meglio qualcuno ha criticato Alaphilippe per le smorfie, ma a dimostrarne lo sforzo c’era la bava della cui visione la tivvù non aveva nessuna intenzione di privarci.

Parigi e provincia

Ici il y a une célébration tous le jours: un giorno è il 14 luglio, poi i 100 anni della maglia gialla, oggi è il giorno di Monsieur Le Président. L’anno scorso per opportunità politica Macron aveva preferito evitare mandando un delegato, quest’anno è venuto lui, sull’auto della giuria a evitare che voglia provare pure lui una retropoussette, in Francia è una tradizione, in Italia no ma sarebbe bello che si facesse anche qui e non solo come riconoscimento della popolarità del ciclismo e del Giro. Sarebbe bello un giorno al Giro per l’attuale Presidente che per ogni personaggio e per ogni evento riesce sempre a scrivere un messaggino impettito e dignitoso, per citare Jane Fonda in A piedi nudi nel parco, e però sarebbe ancora più bello se, invece che sull’auto della giuria, salisse sull’ammiraglia di Reverberi in una tappa in cui i suoi non sono riusciti ad andare in fuga. Oggi nel Moon Day si sale finalmente sui Pirenei, sul Tourmalet, che di nome forse fa “Mitico” perché lo chiamano sempre così, e se non si arriva sulla Luna poco ci manca, diciamo che siamo in provincia della Luna. Lo scrittore parlante dice che oggi avremo le risposte a molte domande. Eh, la prima sarebbe cosa ci fa lui ancora lì a commentare, ma passiamo alle altre domande. Da anni ormai ci si chiede chi è più forte tra i gemelli Yates, Adam o Simon, e oggi la risposta è nessuno dei due, anche loro quest’anno si stanno ridimensionando. Scherzando qualcuno in passato diceva che sono così somiglianti che potrebbero alternarsi, correre un giorno l’uno e un giorno l’altro, un’ipotesi smentita dalla loro partecipazione alla stessa gara o a gare contemporanee in paesi o addirittura continenti diversi, un’ipotesi che sarebbe stata inquietante quasi quanto quel Ledagnuà che nomina Saligari, un mostro mezzo Ladagnous e mezzo Ledanois. E a proposito di Saligari è l’unico a entusiasmarsi per la tappa, forse per contratto, ma, tenuto conto che la fuga degli amiconi Nibali e Sagan si capisce subito che non va all’arrivo, si può dire che fino al Tourmalet il brivido maggiore è il tentativo di una mucca di raggiungere il percorso e farsi un selfie al passaggio dei ciclisti, e per fortuna la mucca desiste perché ha dimenticato il cellulare. Un’altra domanda è come correrà l’Ineosky ora che non ha la maglia da difendere ma deve attaccare e la risposta è semplice: lasciano che il trenino lo facciano i Movistar. E i navarri lo fanno in maniera così efficace che il primo dei favoriti a staccarsi è il loro capitano Quintana, ops. Qualcuno dice che non ha capito questa tattica ma i movistar non sapevano che Quintana non stava bene e Valverde, togliendosi i tappi dalle orecchie, ha confermato che Quintana non ha detto niente. Buon per Alaphilippe che è senza squadra, ma anche in questo caso i Deceuninck prima del Tour non sapevano, non potevano immaginare, pensavano che il francese avrebbe fatto solo qualche impresuccia estemporanea, e perciò hanno costruito tutta la squadra su Viviani, con 4/5 uomini che gli tirano la volata e lo imboccano quando fa i capricci, non pensavano che poi Elia di volate ne avrebbe vinta una sola. Alaphilippe che in gioventù ha fatto ciclocross oggi invece sembra uno di quei pistard che corrono l’eliminazione non standosene prudentemente in mezzo al gruppo ma sempre in coda e ogni due giri devono sprintare rischiando grosso. Ecco, lui è rimasto in coda al gruppo dei migliori, man mano gli altri si staccavano e lui sempre lì, alla fine va in crisetta pure Thomas, Bernal non attacca ammesso che ne avesse, gli altri fanno solo attacchini timidini, Pinot fa lo scattino per prendersi la tappa e secondo è la maglia gialla sempre più gialla. Applausi per tutti, anche da parte di Monsieur Le Président, e chissà se alla fine del Tour Alaphilippe sarà ancora in giallo e se al prossimo Tour presenzierà ancora questo Presidente qui.

La Zeriba Suonata – la distanza della luna

La luna a volte sembra così vicina ma in realtà è molto lontana dal Texas, almeno a detta di un cowboy solitario che non si capisce come sia finito lassù, dovremmo chiederlo al fumettista designer e musicista Massimo Giacon, già ne I Nipoti del Faraone e gli Spirocheta Pergoli, che nel dischetto Nella Città Ideale (Fridge, 2002) proponeva tra le altre bizzarrie Lonely Cowboy On The Moon, un pezzo che potremmo definire surfiction, cioè surf-science-fiction.