sinestesia estiva

Poi è venuto a piovere, ma prima faceva così caldo che per la prima volta in vita mia mi è perso di sentire l’odore del caldo, forse mi sbagliavo, ma se uno chiedesse in che senso era come un odore di aria calda, ecco.

il buongiorno si vede dal mattino quindi non si vede quasi mai

Le notizie del televideo che leggo durante la prima colazione sono relative alle ore notturne e quindi riguardano in genere l’altra parte del mondo diviso per fusi orari dove ci sono capi di stato pittoreschi ma pericolosi, in genere Kim Coso e il Biondo, ma stamattina c’era pure il Brasiliano che vorrebbe dare una spuntatina all’Amazzonia ma viene attaccato da Monsieur Le Président in persona che fa l’ecologista a casa loro, all’estero.  E pensavo che in questa tendenza a voler fare quello che a ognuno pare sulla Terra chissà che un giorno qualcuno non voglia costruire una torre, un grattacielo, più alto delle più alte montagne, in fondo già ci siamo arrivati al km verticale, e dare il proprio nome all’edificio per rendere immortale il suo nome e la sua idea ambiziosa, appena in tempo prima che venga la fine del pianeta e con essa la fine della memoria di tutto.

La Zeriba Suonata – una canzone che è la fine del mondo

Fuorviante o vuota è l’etichetta “indie” che si può applicare a gruppetti di rock trito e ritrito che si distinguono soprattutto per atteggiamenti più o meno trasgressivi ad uso gossip come Strokes e Libertines o a musicisti bizzarri come Sufjan Stevens, Joanna Newsom, Fiery Furnaces o Tilly And The Wall, tutti dai favolosi 00’s e che sono i primi nomi che mi vengono in mente da poter accostare agli americani Dirty Projectors, ancora in attività ma molto zero anche loro. Nell’ultimo anno di quel decennio musicalmente divertente stavano suonando in un caffé di New York e a un certo punto il leader David Longstreth chiama sul palco una cantante che ha collaborato con loro, che se qualcuno non l’avesse notata tra il pubblico, anche a causa della sua piccola statura, avrebbe detto: Toh, Bjork, pensa un po’, e la vulcanica ragazza si affianca al coro di donne, ché una delle caratteristiche della musica di questo gruppo è l’importanza delle parti vocali, e tutti insieme spassionatamente eseguono questo brano qua.

Il brano è On And Ever Onward ed è contenuto nell’EP Mount Wittemberg Orca frutto della collaborazione tra Dirty Projectors e Bjork, pubblicato in proprio nel 2009 e ripreso dalla Domino nel 2011. E diciamo la verità: io fino a pochi anni fa neanche sapevo chi erano questi qua, finché non ho scoperto che avevano fatto questo disco, che tradotto in italiano significava che esisteva un disco di Bjork che non avevo, quindi bisognava subito rimediare, ecco. La canzone che preferisco è When The World Comes To An End, che non è proprio un brano che si presta a essere cantato da un gruppo di ubriaconi fattoni sfasciatori di alberghi coppie e volendo anche carrozze, come da rigide prescrizioni del rock trasgressivo, i quali si consolano di non avere un contratto con una major vantandosi di essere indipendenti.

Statistiche Illustrate – la Danimarca

La settimana scorsa si correva in Norvegia dalle parti del Circolo Polare Artico e ora per riscaldarsi si scende al sud giù giù fino alla Danimarca, dove il Giro del paese inizia sotto i migliori auspici. Infatti il Presidente col ciuffo ribelle voleva comprarsi la Groenlandia per fare pendant con l’Alaska, ma i danesi, legittimi proprietari, si fa per dire, di quell’isolotto piccolo ma poco ospitale, devono aver risposto qualcosa tipo Ma sei scemo? E lui c’è rimasto male e ha cancellato la visita ufficiale a Copenhagen, per cui da quelle parti staranno più larghi e tranquilli. Il Giro di Danimarca come lo conosciamo oggi è iniziato nel 1985, è stato vinto praticamente da tutti o quasi i migliori ciclisti danesi degli ultimi decenni, infatti Michael Rasmussen non l’ha vinto, mentre il più forte di tutti, Rolf Sorensen, ci è riuscito solo una volta, anche perché nel suo periodo migliore la corsa non si è disputata. Il record di vittorie appartiene a Jacob Fuglsang che ha vinto tre volte nella prima parte della sua carriera stradale, e ormai dovrebbe capire che le corse di una settimana solo quelle ideali per lui che invece si incaponisce a tentare di vincere un grande giro e da sabato correrà la Vuelta. Gli italiani hanno vinto tre volte: Moreno Argentin proprio la prima edizione, Fabrizio Guidi nel suo anno di grazia 1996 e Ivan Basso che dominò nel 2005 quando il grosso pubblico non aveva ancora sentito nominare il Dottor Fuentes.

 

La Zeriba Suonata – musica dal barbiere

Quando vado dal barbiere mi aspetto di ascoltare molte chiacchiere e musica random, ma di certo non i Destroyer, a meno che un giorno il barbiere non si converta sulla via di Vancouver e adotti nuovi modi di vivere. Questa è quasi una replica estiva, ma ormai sono passati quattro anni da quando scrissi di quel giro di geniacci canadesi che poi convergono tutti nei New Pornographers.

Ritorno all’antico, anno più anno meno

Ormai stagionato Greg Van Avermaet proprio non riesce più a vincere e sembra tornato quello di prima del 2016 quando attaccava e attaccava ma, anche per colpa di incidenti vari, non vinceva quasi mai e ormai si dubitava che si sarebbe mai sbloccato. Poi dalla Tirreno Adriatico cambiarono le cose, che in quel periodo invece per Marianne Vos non andavano molto bene. L’olandese per un certo periodo, su strada e su pista, ha avuto come principale avversaria Giorgia Bronzini, meno giovane dell’olandese, ma la sua avversaria storica, dai tempi della categoria juniores, è in realtà Marta Bastianelli, che sempre in quel periodo lì stava tornando ai livelli attesi e riprendeva il discorso iniziato nel decennio precedente. Oggi c’è stata un’altra puntata della serie con la gara di Vargarda che però si scrive con i pallini sulle “a”: l’anno scorso Marianna prese a tutta la curva a 250 metri e vinse lo sprint per distacco, quest’anno non è riuscita a togliersi di ruota la Bastianelli che l’ha superata negli ultimi metri. La velocista più forte del momento, Lorena Wiebes, ha avuto il privilegio, forse non il piacere dato che competeva anche lei, di assistere in prima fila a questo capitolo della rivalità che i teorici del dualismo nel ciclismo dimenticheranno facilmente, come accade anche per tante altre vicende del ciclismo femminile.

Gimondi

L’Italien Felice Gimondi, 76 ans, est mort d’une crise cardiaque. Au cours de sa carrière, il avait remporté la Vuelta, le Giro et le Tour de France. (L’Equipe)

Wielerlegende Felice Gimondi overleden tijdens het zwemmen: Italiaan won Tour, Giro én Vuelta. (Het Nieuwsblad)

Dei mondiali di Felice Gimondi, i primi che vedevo, più che la vittoria a Barcellona 73 mi è rimasto impresso il finale di Mendrisio 71 quando si trovarono in testa lui e Merckx e nessuno volle mettersi a ruota procedendo affiancati.

Oltre a un mondiale e ai tre Grandi Giri ha vinto 4 classiche monumento e tante altre corse e corsette ma non il Giro della Campania. Purtroppo dopo il successo della canzone Bartali ai cantanti italiani gli è venuta la cattiva idea di scrivere canzoni anche per altri ciclisti, illudendosi di poter stare al livello di Paolo Conte, come Gimondi poteva fare con Merckx, e a Gimondi è toccato Enrico Ruggeri che ha composto una canzone davvero brutta, come del resto Gino Paoli per Coppi e gli Stadio per Pantani, e al confronto di quella canzone sembrano sopportabili pure i messaggi del Presidente Federale a vita e del Capitano multiministro.