Il mondiale più pazzo del mondo

Viene il sospetto che l’UCI abbia assegnato i mondiali del 2016 a Doha per creare un paragone per il futuro in cui si potrà criticare un mondiale ma poi si dirà Sì, però Doha era peggio. Nella ridente, ammesso che c’abbiano qualcosa da ridere, cittadina del Qatar ora si svolgono i mondiali di atletica, anch’essi criticati, troppo caldo, una delle poche immagini che ho visto è quella di una maratoneta seduta a cui facevano un po’ di vento, però qui il problema è l’opposto, non tanto il percorso che non sarebbe malvagio, ma i problemi che crea la pioggia in un paese che dovrebbe esserci abituato e invece vediamo strade allagate ma non vediamo molte immagini perché ci sono difficoltà con le riprese televisive.

Un momento della prima fase di corsa.

C’erano alte aspettative per un mondiale ospitato da un paese che ha fatto molti progressi in questo sport, anzi è all’avanguardia nella ricerca e ha la squadra più forte del mondo, poi in una regione che ha ospitato la grande partenza del Tour 2014, c’erano molte aspettative e stiamo ancora aspettando, ah è finita? Purtroppo l’UCI non chiede lumi, o lumini visto il personaggio, al giornalista storico e anche preistorico Beppe Conti, perché lui ha rigidamente fissato le regole sui percorsi dei mondiali e può anche dire chi deve vincere e in quali corse deve primeggiare con la maglia iridata: due classiche monumento e i grandi giri, un identikit che non corrisponde a Rui Costa ma neanche a Marino Basso. Ed eccole, riproposte per la milleunesima volta, le immagini del mondiale che Bitossi perse per una grave vacatio legis, perché ancora non c’è una norma che impedisca di correre alle persone col cognome “Basso”. L’altro ieri dicevo chissà che Rizzato non si infili nelle docce delle donne, non l’ha fatto e almeno l’avrebbero arrestato, ma lui è inarrestabile e oggi si piazza davanti ai bagni chimici e manco a farlo apposta becca subito un olandese, anzi il più importante che gli risponde tranquillo, tanto stavolta non deve partire a tutta come nel ciclocross. Ma quale partenza a tutta? Non solo il percorso viene modificato e accorciato per allagamenti vari, ma si parte anche in ritardo, anzi in ritardo sul ritardo, e l’assurdo è che c’è anche un lungo tratto di trasferimento, ma un tratto triste perché davanti c’è la macchina della giuria e non i brindisi come al Tour né l’auto con lo sgargiante Fanini e le sue sobrie miss come al Toscana Donne. E i ciclisti sono così infreddoliti che approfittano di questo tratto no contest per fare i bisogni che non hanno potuto fare nei bagni chimici per non incappare in Rizzato o perché il freddo ha richiesto uno svuotamento supplementare. La fuga mattutina ha difficoltà a partire e il primo a fare sul serio non è un eritreo o un iraniano, che manco ci sono gli iraniani da quando l’antidoping ha beccato i più vincenti, ma Daniel Martin in persona, ma la fuga che prende consistenza comprende gente pesante: Roglic, Quintana, Carapaz, Dillier, Polanc e rotti. Dietro rompe Gilbert, nel senso che cade e rompe la bici e il vecchietto viene confortato dal ragazzino Evenepoel che gli dice Ti aiuto io ad attraversare la strada, no, pardon, ti riporto io sul gruppo: si ritirano entrambi e il pubblico e i social elogiano il ragazzino che salverà il mondo il venerdì e forse pure la domenica compatibilmente col programma di corse, ma questa non è l’unica buona azione della giornata, poi vedremo. Intanto si ritira pure Valverde colpito da reumatismi, gotta e altre malattie della vecchiaia e dichiara che è un mundial de locos, poi segue Ulissi salvato da un incidente meccanico che lo attarda e gli fornisce la scusa buona per ritirarsi lui che con l’acqua non va d’accordo. Il ritiro di Lutsenko è sorprendente per gli uomini RAI, ma il kazako aveva fatto il bello e il cattivo tempo, anzi solo il bello, nelle premondiali italiane corse in genere col bel tempo e sui 200 km, altra cosa sono 261 km di freddo e pioggia. Attaccano delle seconde linee cui se ne aggiungono altre e si palesa l’incubo del mondiale 97 vinto da Tizio davanti a Caio. Dicevo le buone azioni, tra gli attaccanti Kung si accorge che a Teunissen è rimasto un gel e glielo chiede e l’olandese cattivo perché al Tour non faceva bene il gioco di squadra glielo passa senza problemi: sarà il gesto che deciderà la corsa, e che mi ha fatto pensare alle differenza tra il ciclismo e il nuoto che è uno sport per divi e fighetti, provate a chiedere a un nuotatore avversario se vi passa la borraccia, vi guarderà strano, e poi c’è anche il fatto che dopo la corsa i ciclisti tornano in albergo in bici ma non si è mai visto un nuotatore che torna in albergo nuotando, ma vabbe’. Poi scatta Van Der Poel e si porta dietro Trentin, sono le uniche prime linee che si portano sulla testa, e alla fine rimangono in 5 tra cui Trentin e Moscon. Quest’ultimo si candida a diventare la versione maschile di Tatiana Guderzo perché ai mondiali si trasforma e lavora per Capitan Trentin e alla fine sarà il primo a staccarsi ma poi recupera e con sorpresa il primo a staccarsi è improvvisamente Van Der Poel, svuotato, quel gel di Teunissen era l’ultimo rimasto a disposizione di tutta l’Olanda che ora muore di fame, mentre l’Italia ha fame di vittoria e l’ultimo giro è percorso nella convinzione della facile vittoria di Trentin, anche quando resta solo con Kung e Pedersen perché Moscon si ristacca. Ma questo mondiale punisce la presunzione: la spavalderia di Van Der Poel e non quella di Trentin ma dei suiveurs italiani. Trentin sembra il più forte, il più fresco, il più concentrato, guarda che c’ha pure il ghigno, è una gara a interpretare le sue espressioni, dietro lo stopper Bettiol gongola, l’ammiraglia dice che la corsa è finita, dietro non possono rientrare, Ballan dall’emozione si incarta e pronuncia Mattreo Trentin, Pedersen si stacca e si riporta sotto ma sarà stanco, il nostro è il più veloce, è il più lucido perché in RAI dicono che ha le mani basse sul manubrio e in realtà le hanno tutti e tre, ultimo km, rettilineo finale, a 200 metri parte Trentin supera Pedersen che non si smonta gli esce dalla ruota e vince, vatti a fidare di quelli che si chiamano Matteo. Continua l’interpretazione di Trentin, sembra molto deluso, pare vorrebbe andare via dal podio, in realtà sembra tremare. Deluso? No, infreddolito, deluso non tanto perché non è partito troppo presto e non ha perso di poco ma Pedersen ha vinto nettamente, è stato il più forte. Ma alla fine torna in mente il canone beppecontiano e nessuno dei primi tre risponde ai requisiti del campione del mondo ideale, anzi nessun dei primi quattro perché poi arriva Moscon, ed è il quinto che li possiede quei requisiti ed è forse l’unico che oggi può avere dei rimpianti, cioè il solito Peter Sagan partito all’inseguimento troppo tardi. Se vogliamo entrare nei dettagli e vedere i migliori risultati del podio odierno nelle monumento è presto fatto: Trentin 2 volte decimo a Sanremo, Kung 11 a Roubaix, il migliore proprio Mads secondo al Fiandre, chiamalo carneade! Pedersen è il primo danese a vincere il mondiale, non c’era riuscito neanche Sorensen, è ancora giovane, col tempo sapremo se questa è stata un’edizione importante che ha incoronato un campione come fu nel 1999 con lo sconosciuto Oscar Freire oppure no. Trentin alla fine non fa drammi, dice che domani sorgerà il sole da qualche parte e che la vita continua lo stesso, l’ha presa molto meglio della Bastianelli, diamo alle cose il loro giusto peso, prendiamola con ironia come quei tifosi, presumo fiamminghi, che sventolavano una variante della loro bandiera su cui invece che il leone delle Fiandre c’era per un gioco di parole anglofone Ned Flanders dei Simpson.

E infatti proprio alla fine c’è una bella notizia a saperla vedere: proprio in chiusura scorre l’ordine d’arrivo e 46esimo ultimo arrivato e comunque non ritirato è il ceco Vakoc che dopo un grave incidente non si sapeva neanche se sarebbe tornato a correre.

Eccezionalmente un’occhiata al twitter di Trentin e trovo tutt’altro, perché scrive: “La cosa peggiore del discorso di Greta Thunberg all’ONU sono tutte le persone che applaudono e fanno gridolini. Forse non hanno capito che loro sono gli imputati e non il pubblico di uno show televisivo.”