Sostiene Pereiro

Oscar Pereiro, il ciclista galiziano che nel 2006 vinse il Tour in maniera molto rocambolesca, ieri ha detto che c’è una guerra aperta tra ciclisti e automobilisti. In effetti il ciclismo su strada è pericoloso, la pista è anche peggio tenendo conto della gravità degli incidenti rispetto a un numero minore di praticanti, più sicuro quindi il ciclocross. Se non fosse che nei giorni scorsi un ragazzo francese durante il riscaldamento prima di una gara di ciclocross è stato investito da un auto. Ma Pereiro parla da spagnolo, in Italia c’è di più, perché l’errata convinzione di essere figli dei figli dei figli di Leonardo e Michelangelo, ma se fosse vero si sarebbe figli indegni, fa preferire agli italiani tutto quello che ha parvenza di artisticità, dall’avanzo di talent allo zio che dice due righe in rima in qualche matrimonio, e quindi ecco che il ciclismo si trova in guerra anche per contendere gli spazi televisivi a sport sedicenti artistici come lo sgraziato nuoto sincronizzato e il pattinaggio di figura. E così anche oggi la RAI ha preferito le piroette sul ghiaccio ai duelli nella Coppa del Mondo di Tabor. Il primo è stato quello tra le giovani e belle olandesi Worst e Alvarado, inseguite dalla simpatica imbranata Kastelijn e dalla crossista part-time Brand che cerca nei campi le soddisfazioni che non riesce ad avere su strada, e poi la Arzuffi prima delle non olandesi ma terza del suo club. Il secondo duello è stato tra Van Der Poel, che ha corso anche per dedicare la vittoria a nonno Raymond, e l’astro nascente Iserbyt, che se salisse sulle spalle del terzo arrivato, Van Der Haar, potrebbe finalmente guardare negli occhi Van Der Poel.