scampata galera

Per molti teorici dello scrivere bene, tra cui mi pare Umberto Eco, non bisogna ripetere lo stesso nome a distanza ravvicinata. Ad esempio se qualcuno scrive Mathieu Van Der Poel, la seconda volta può scrivere l’olandese, poi il figlio di Adrie, poi il nipote di Poupou, poi il campione del mondo, poi il campione europeo, poi il vincitore dell’Amstel, insomma in questo caso ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta. Per contro ci sono quelli che preferiscono le ripetizioni, come Aldo Buzzi che anzi avrebbe voluto proporre l’ergastolo per chi le evita e se dice New York la seconda volta dice la Grande Mela. Questa mi sembra una disputa tutta italiana, forse perché sarà solo italiana la prima teoria. Oggi sarebbe stato un problema con la prova di Coppa del Mondo di Koksijde: assolo di Van Der Poel e pur con tutti i sinonimi e le espressioni a disposizione inevitabilmente si doveva prima o poi ripeterne il nome. Parte dietro per finire ancora più dietro bloccato da una caduta e alla fine del primo giro è in testa: dice tutto l’espressione sconfortata del secondo di turno Laurens Sweeck che sembra chiedersi cosa si può fare di più contro questo qui.

La gara femminile invece è stata combattutissima ma ugualmente sarebbe stato difficile evitare le ripetizioni perché dopo aver detto una prima volta il nome di ognuna delle 5 in testa poi non si poteva dire l’olandese, perché erano tutte olandesi, si poteva semmai dire che ha vinto quella più scura davanti a quella più anziana poi l’imbranata quindi la più giovane e infine la treccina. Insomma qualche italiano oggi avrebbe rischiato l’ergastolo, meno male che qui del ciclocross non interessa a nessuno.

Nella foto vediamo al comando l’olandese seguita dalle due olandesi e dall’olandese e in quinta posizione l’olandese.