Il ritorno delle parole viventi

La Nave di Teseo, la casa editrice voluta da Umberto Eco, difetta di seriosità, avendo pubblicato ad esempio un audace diario di Elena Stancanelli al limite della perversione, gli ultimi pensieri di quel gran mattacchione di Ermanno Cavazzoni, e inoltre cercando piaceri a fumetti accompagnandosi con Igort in Oblomov vedovo Coconino. Ma una casa editrice ogni tanto deve anche ristampare qualcosa che non si trova più in commercio e loro hanno pensato bene di tirare fuori dalla polvere dei secoli, anzi degli anni dall’ultima edizione, le filastrocche nonsense di Fosco Maraini scritte in linguaggio metasemantico (tipo il grammelot). Queste poesie sono ora raccolte, insieme a un’introduzione della figlia Toni Maraini, in Gnòsi delle Fànfole e possono trasformare i vostri giorni smègi e lombidiosi in giorni a zìmpagi e zirlecchi. L’unica pecca di questo libro, per i miei gusti, è il fatto che non sia illustrato, ma d’altronde è comprensibile, provateci voi a disegnare un Lonfo che, com’è noto, non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.

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