Nel nome e cognome del padre

Se non contiamo i parenti stretti dei ciclisti, in Italia di spettatori nei campi del ciclocross ne rimangono davvero pochi, ma anche nel resto del mondo questa sembra una disciplina diciamo per famiglie, basti pensare a quante coppie di fratelli ci sono nel plotone. E di conseguenza lungo il percorso sono tutti o quasi in tenuta diciamo sportiva, e per questo ai Mondiali colpiva la Signora Alvarado in abiti civili, in quell’ex aeroporto militare, che cercava di reggere la figlia iridata con un braccio solo perché all’altro aveva l’ombrello. Ieri era un giorno particolare, una data palindroma e la Candelora e il Giorno della Marmotta, ma non ci risulta che fosse la festa del Papà o del Figlio, eppure nell’ultima giornata di gare hanno vinto i figli illustri o illustrandi di padri illustri. In una giornata con cielo cupo e basso che sembrava un fumetto di Enki Bilal, col fango che ha reso più duro il percorso, Thibau Nys figlio di Sven ha vinto tra gli juniores e Mathieu Van Der Poel figlio di Adrie ha stravinto il suo terzo titolo élite, tanti quanti il suo ex e futuro rivale Wout Van Aert che è in ripresa dall’incidente splatter del Tour, quanti Zdenek Stybar passato alla strada per diventare il migliore sulle pietre ma che per ora è solo il miglior finisseur e con quest’abilità ha vinto a San Juan forse anche per non sentire la mancanza di quello che ha lasciato, e infine quanti ne hanno ottenuti in totale i due illustri padri che non avevano un buon rapporto con i mondiali. Il legame tra padri e figli è particolare, ne ha dato prova Luca Bramati che commentava per la RAI lungo il percorso e ha detto di aver riconosciuto nel gruppo la figlia Lucia da un particolare che solo l’occhio paterno può cogliere: la bicicletta. Ma Bramati che tanto diplomatico non è durante la gara élite ha raccontato che i due italiani in gara erano stati lasciati soli con i meccanici, mentre il resto della comitiva nazionale era già in viaggio di ritorno. Certo, quest’anno ci sono stati più convocati del solito e, al contrario degli altri anni e delle stesse attese, c’erano anche due élite; il cittì ha detto che l’impegno andava premiato, ma forse il motivo principale era la vicinanza della Svizzera che ospitava le gare e chissà che alcuni non si siano mossi con mezzi propri. Ma non c’è da aspettarsi molto in Italia, e infatti anche in termini di risultati ci sono state solo tre donne nelle prime 10 tra élite e under 23, basti pensare che la RAI ha previsto la trasmissione domenicale alle 14.30, ma invece di mandare la diretta della gara élite ha mandato la differita degli juniores, e questa scelta apparentemente assurda aveva il suo motivo politico-pubblicitario: la gara juniores durava meno e finiva in tempo per l’inizio di una partita del campionato nazionale di pallavolo. E come diceva Bertolt Brecht suonando il campanaccio: Sventurata la terra che ha bisogno di pallavolisti, se ricordo bene.

Dall’alto in senso orario: Sven, Adrie, Mathieu, Thibau.