La Domenica della Zeriba – Storia del Re cialtrone

Oggi non vi propongo né favole né fiabe ma la storia  di un Re e mi scuserete se tratto anche argomenti scabrosi ma con i regnanti e i cortigiani inevitabilmente si finisce a parlarne. Consiglio pertanto ai minori di leggere questo racconto in compagnia dei genitori purché non siano militanti del MOIGE.

Storia del Re cialtrone

Il Primo Ministro Baiocchi avrebbe voluto essere un abile stratega, un politico capace di tessere tele in cui intrappolare gli altri Stati, ma ogni tanto gli pigliavano i cinque minuti, sputava fuori quello che pensava veramente, e tutto il lavoro diplomatico fatto con tanta attenzione cadeva come un castello di carte quando colui che con tanta cautela l’ha eretto all’improvviso indica a un compare una cortigiana scollata e col dito indice butta tutto giù. Il Generale Zampetti era stato nominato a capo delle Forze Armate perché era il più anziano e più elevato di grado e però non era più in grado, voglio dire non era più in grado di fare il comandante, perché era ormai talmente rincoglionito che non azzeccava più una mossa. Il Cavalier Ardesio al Bar del Castello si vantava di molte ed eroiche imprese, ma nessuno era mai stato testimone di almeno una di queste, né a nessuno interessava eventualmente smentirlo. L’unica Realmente interessata ad ascoltarlo era la giovane e bella Regina Santilla, con la quale Ardesio riusciva ad essere più coinvolgente, soprattutto quando la montava a guisa di cavalla per meglio compenetrarsi nel racconto delle sue imprese equestri. Il Santone Borghetti, monaco consigliere del Re, ritenuto l’eminenza grigia del Regno, in realtà si preoccupava soprattutto di combattere il Demonio che cercava, a suo dire, di impossessarsi della Regina Santilla. Secondo lui il Demonio cercava di entrare nella Regina attraverso i pertugi che il corpo umano naturalmente offre e pertanto li vegliava costantemente e, quando ce n’era bisogno, vi entrava lui stesso con ogni mezzo, per scacciare il Demonio e fargli capire lì chi comandava. Pertanto gli unici consigli che dava al Re erano su dove dovesse andare, con una scusa qualunque, per toglierselo dalle scatole e poter prendersi cura, indisturbato, della Regina. Il ritrattista di Corte, Baschiatti, era bravo soprattutto a dipingere paesaggi, nature morte, ma con l’anatomia era scarso. Però doveva fare i ritratti, e allora impiegava moltissimo tempo a farli, cancellava, correggeva, rifaceva, poi alla fine comunque veniva fuori una mezza schifezza e il quadro veniva riposto nelle Reali Soffitte. I ritratti che gli richiedevano più tempo erano quelli della Regina, che lui convinceva a posare nuda perché la sua bellezza fosse immortalata, tramandata a imperitura memoria, e assurgesse a universale canone di bellezza nei secoli dei secoli amen, diceva lui. Il Medico di Corte Dottor Pedìculo era molto insicuro, e ad ogni sintomo accusato dal Sovrano dichiarava l’opportunità di sentire un secondo parere, accrescendo così la Regale Ipocondria. Però questo accadeva solo col Re, perché con la Regina egli non richiedeva mai un secondo parere, profondendo responsabilmente tutte le sue energie e la sua scienza in attentissime visite, in cui la faceva spogliare, e poi tastava, palpava, approfondiva, per poter giungere a certa conclusione, e in genere concludeva che la regina era sanissima e in ottima forma. Ecco, la Regina Santilla, lei voleva solo una cosa: insisteva col Regale Consorte perché si annettesse uno stato, uno qualunque, anche piccolo, purché avesse uno sbocco a mare, in modo da poter fare i bagni a gratis. Il Re infine, Marsupio III, portava la corona e, come tutte le teste coronate, era un cialtrone, e quindi non vale neanche la pena di stare qui a parlarne.