La Domenica della Zeriba – Il brutto anatronco

Se vivete una vita grigia piena di preoccupazioni e vi urta vedere i vostri figli allegri e spensierati, dategli da leggere delle belle favole nordiche pure gotiche, come quella che vi presento oggi.

Il brutto anatronco

Era ancora estate, Mamma Anatra covava le sue uova e quando finalmente si schiusero esclamò: Altri 2 giorni di cova e li avrei aperti a martellate. Nel laghetto caldo, sotto il sole cocente di quel paese freddo, Mamma Anatra condusse subito i suoi anatroccoli nell’acqua per un corso di nuoto full immersion, non nel senso che stavano con la testa sott’acqua, è che dovevano imparare velocemente per diventare autonomi in pochissimo tempo. Ma ci fu un anatroccolo che non la seguì, quello brutto, quello uscito da quell’uovo che aveva un odore strano e al quale Mamma avevo visto avvicinarsi un uomo con un lungo vestito bianco. Lei provò a convincere il brutto anatroccolo a seguirla ma quello niente, sembrava non potersi muovere, e anche nei giorni successivi Mamma ogni tanto gli diceva di andare in acqua per imparare a nuotare, ma quello rimaneva indifferente e non camminava nemmeno, e i suoi artigli sembravano affondare sempre più nel terreno. Mamma Anatra pensava che quel mostriciattolo oltre che brutto fosse pure sfaticato e non se ne preoccupò più di tanto, e quando ridendo e scherzando arrivò l’autunno le anatre volarono verso sud per andare nei paesi caldi, prima che il laghetto ghiacciasse e arrivasse qualche giovane fannullone a fare domande sceme, e solo quando si alzarono in volo l’anatroccolo brutto sembrò per un attimo attratto da quell’evento naturale ma subito tornò alla sua immobilità. Passarono i mesi e venne la primavera, Mamma Anatra e le sue anatrelle ormai cresciute tornarono al laghetto ma non si ricordavano più del brutto anatroccolo e neanche potevano riconoscerlo in quello strano essere che sembrava per metà un’anatra e per metà un tronco con le zampe trasformate in radici e al posto delle ali delle grandi foglie che gli erano spuntate alla fine dell’inverno. Dopo le anatre arrivò anche l’uomo con il camicione bianco per vedere i risultati del suo esperimento di ingegneria genetica: infatti aveva iniettato il dna di un albero in un uovo di Mamma Anatra e ora guardava quel brutto anatronco e non era per niente soddisfatto: era stato un tentativo fallito. Così decise di far sparire le prove di quell’orribile esperimento sradicando l’anatronco, e preferì non buttarlo da qualche parte o bruciarlo all’aperto per non lasciarne la minima traccia, ma lo portò a casa dove lo tagliò e lo buttò nel camino sprigionando un fuoco orrendo e una puzza nauseabonda. In conclusione lo scienziato aveva tentato quell’esperimento per la fama e la fame, voleva diventare famoso per poter sfamare la moglie e i quattro figli, gli era andata male, e pensò allora di ricavarne almeno un po’ di legna per dare calore a quella sua famiglia, e invece a causa di quel fuoco malsano fu costretto a tenere a lungo aperte le finestre per fare arieggiare la casa così che i familiari quasi morirono di freddo.

Il momento più drammatico della storia.