metafisica dei tubolari

In questo momento ci sono cose più importanti, però in questa desertificazione del calendario ciclistico ieri è stato come se l’assetato nel deserto, appunto, che è un classico delle vignette, invece che semplice acqua avesse trovato un’aranciata fresca o un cocktail, a seconda dei gusti, perché la prima tappa della pur rabberciata Parigi-Nizza, pure a futuro incerto dato l’evolversi della situazione in Francia e l’arrivo vicino al confine con l’Italia, con il clima freddo e piovoso e i paesaggi nordeuropei e anche una salitella in pavé ricordava proprio le classiche del nord. E poi si sono dati battaglia i grossi nomi con in testa Alaphilippe che con gesti plateali in favore di telecamera mostrava di avere le mani infreddolite, facendo venire il sospetto che, più che di Hinault o in subordine Jalabert, aspiri a essere l’erede di Voeckler. Poi all’arrivo è stato infilato dal tedesco Schachmann mentre il leader dell’AG2R Bardet è rimasto attardato e fa piacere non per lui che fa il suo mestiere ma per la sua squadra, una di quelle che non hanno sospeso completamente l’attività, come Astana e Movistar, ma hanno soltanto rinunciato alle gare italiane,  che se avessero aspettato a fare annunci gli organizzatori italiani gli avrebbero risparmiato la figura poco simpatica. Intanto si spera che tutte le gare saltate, che chissà quante saranno alla fine, trovino una ricollocazione in un calendario già sballato dalle Olimpiadi a loro volta incerte, ma c’è anche il fatto che non si pensa a trovare un posticino a giugno, in contemporanea con Svizzera e Delfinato, o a luglio, quando c’è il Tour, o ad agosto con la concorrenza dei giochi olimpici e soprattutto di Capodarco, e neanche nel pienissimo settembre con Vuelta ed Europei, ma nell’orgia di ottobre, la Classicissima di Primavera dopo la Classica delle foglie morte, un paradosso temporale. Ma se qualche organizzatore di corse per ora cancellate, non avendo l’ok dall’UCI per una nuova data, pensasse di farne una gara nazionale? Una Sanremo o un Giro aperti alle squadre continental, corridori e squadre e sponsor italiani in quantità, spazi televisivi che non ci sarebbe motivo di negare, perché ricordiamo che in fondo, anzi in gran fondo, in Italia la gara con la diretta più lunga è una corsa amatoriale, quella sarebbe una bella avventura. Però, qualunque cosa si decida, l’importante è che finisca la parabola del virus, anche se per qualcuno sembra che il problema principale sia la diretta in chiaro delle partite del pallone. E a questo proposito gli aspiranti commentatori ricordino che quando si gioca a porte chiuse bisogna sempre dire che si gioca in un clima surreale.