I Guardiani della Tradizione

La Sanremo non era una corsa per velocisti e solo nel 1960 fu introdotto il Poggio, ma ora guai a chi vorrebbe introdurre qualche altra salitella per movimentare la corsa, perché il bello della Sanremo, dicono, è che è aperta a ogni soluzione, purché sia noiosa. E la Roubaix non è sempre passata per la Foresta di Arenberg, e il Giro delle Fiandre non sempre nella fase finale saliva sul Kapelmuur, passaggio suggestivo ma che ormai non faceva più la selezione che invece assicura l’accoppiata terribile Oude Kwaremont-Paterberg. Ma soprattutto i Grandi Giri non sempre si sono disputati in tre settimane, in altre epoche si correvano meno tappe e più lunghe, e ora si accettano tappe corte che possono essere più spettacolari e creare più distacchi dei tapponi di 300 km con 5/6 passi da scalare, ma sulle tre settimane con quattro weekend non si transige, almeno così i Guardiani della Tradizione che a volte sono anche personaggi di mentalità aperta e realista come ad esempio il direttore di Cicloweb, ma il ciclismo soffre più degli altri sport dell’attaccamento alle tradizioni e all’epopea dei tempi eroici o comunque a un passato troppo mitizzato. Di accorciare le grandi corse si era già parlato, anche se ne aveva parlato Monsieur Le Président Lappartient che voleva ridurre a due settimane Giro e Vuelta per accrescere ancora di più la Grandeur del Tour, e per questo l’idea non trovava molto favore fuori dalla Francia. Ma l’argomento che si è sempre tirato in ballo è la famosa questione della terza settimana, quando escono gli uomini di fondo e ci sono le famose crisi. Forse i ribaltoni abbastanza recenti di Contador Nibali e Froome hanno fatto dimenticare le volte in cui al termine della seconda settimana la corsa era già decisa, e questo non è accaduto solo con l’Innominato. E poi si può programmare e correre in funzione di due settimane e si può rischiare di voler strafare, possono succedere tante cose, forse diverse o fondamentalmente simili. Però in un anno particolare come questo, quando ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire con il coronavirus, già si mettevano le mani avanti soltanto sentendo qualche vaga ipotesi di riduzione dei grandi giri. Eppure, date le circostanze, sarebbe stato già tanto correre, comunque, anche solo 10 giorni e con la bici graziella. E poi per come si stanno tenendo in forma i ciclisti la crisi, altro che alla terza settimana, può venire anche al terzo giorno. Ma adesso sono già state fissate le nuove date del Tour e ipotizzate quelle per Giro e Vuelta. Così, data la poca distanza tra una corsa e l’altra, è più difficile che qualcuno tenti l’accoppiata, come pure piacerebbe ai Guardiani, però si corra pure a dicembre col rischio di trovare la neve anche sulla salitella di Viale De Amicis, l’importante è che si corra sulle tre settimane. Preparate maglioni e giacconi.