La Domenica della Zeriba – Il testamento del gigante

Pubblicità: per scrivere di un gigante non ci vuole un racconto grande ma un grande racconto e non è questo il caso.

Il testamento del gigante

Il gigante Sebastione arrivato alla bella età di 482 anni disse che non riusciva più a scalare le montagne e che era stanco; dette queste cose morì. Ai valligiani lasciò in eredità le sue poche cose: i suoi abiti perché ci facessero una mongolfiera per sorvolare monti e valli, il suo cappello per farci una barca e veleggiare nel lago dove il gigante faceva il bagno nuotando nello stile lamantino inventato da lui stesso e infine il baule che con i bottoni degli abiti come ruote diventò un carretto per far divertire i bambini. Sebastione era generoso, lo chiamavano il gigante buono, ma le scarpe non volle lasciarle a nessuno e disse di bruciarle. La gente del posto così fece, bruciò le scarpe del gigante, e in quei due o tre giorni in cui la valle fu appestata da un denso fumo nero e da un puzzo gigantesco tutti capirono perché non le aveva lasciate a nessuno. Però tutta la poca roba del gigante aveva sfidato i secoli, e non è solo un modo di dire, perché lui la curava, mentre i valligiani non fecero altrettanto. Così successe che un giorno la mongolfiera precipitò a terra per un piccolo squarcio che si ampliò e ci furono dei feriti, pochi giorni dopo una ruota malmessa si staccò dal carretto e un bambino si ruppe un braccio, e infine un buco sottovalutato nel cappello fece affondare la barca nel lago e un passeggero rischiò di affogare. E tutte le volte i valligiani  maledicevano il gigante accusandolo di aver lasciato in eredità cose marce che erano solo da buttare, per cui si può concludere che avevano eseguito alla lettera il testamento del gigante ma non l’avevano capito.