Distanziamento sociale a cavallo

Da adolescente avevo la capacità e lo stomaco di seguire ogni sport che trasmettevano in tv, poi li ho man mano abbandonati quasi tutti e tra i primi quelli a motore e quelli in cui i veri protagonisti sono inconsapevoli, cioè gli animali. Di equitazione ne so poco, ricordo decenni fa un conoscente intenzionato a fare un po’ di arrampicata non sportiva ma sociale che mi disse di aver iniziato a frequentare Piazza di Siena, e poi quando mi sono avvicinato con le dovute cautele al concorso ippico che si svolgeva nel Parco della Reggia mi sembrava di stare ne Il Conte Max, mi sembravano tutti aristocratici snobboni di quelli che praticano il distanziamento sociale dei bei tempi, quello classico e classista, da parte mia sentitamente ricambiato, insomma quelli che sui manifesti funebri fanno scrivere ND o NH e da vivi si chiamano tranquillamente con quei titoli che una Repubblica davvero repubblicana avrebbe dovuto spazzare via, invece di aggiungere pure i suoi come quei cavalieri del lavoro che come da tradizione vengono nominati oggi e senza neanche che gli venga chiesto di salirci sul cavallo. E da qualche giorno Raisport trasmette il Concorso Ippico di Roma e ho notato che sugli ostacoli ci sono le réclame di un noto orologio status-symbol e di altre cose tutte costose, ma del resto si dice a ognuno il suo e allora in quel contesto non è che puoi mettere la pubblicità dei frollini del discount. E i ragazzi avvicinatisi allo sport si ispirano o si sono ispirati a Mazzola o a Gimondi, a Totti o a Pantani, a Mennea o alla Simeoni, ma forse negli ambienti altolocati ci sarà stato chi si ispirava a Raimondo D’Inzeo.