La Zeriba Suonata – tra mito e soap

Ci sono tanti miti nella musica per lo più ingiustificati, personaggi di cui si sa tutto e quel tutto è davvero troppo, semmai si dice che sono morti misteriosamente, ma chissà se si tratta di morti davvero misteriose o piace, o conviene vederci un po’ di mistero che fa brodo. Invece una che il mito lo rasentava era Annette Peacock: pochi dischi, poche foto per lo più vecchie. Poi ci sono quelli che a periodi rivalutano pezzi di cultura di massa che tra l’altro dicono che le soap opera sono il corrispettivo odierno dei miti, beh, in questa storia abbiamo pure la soap. Annette infatti prende il cognome dal primo marito Gary Peacock che collaborò con Paul Bley il quale forse collaborò un po’ troppo e si mise con Annette mentre sua moglie Carla si sposò con Michael Mantler che diede il cognome alla figlia Karen e poi si mise con Steve Swallow, insomma il jazz sembra un posto dove tutti si congiungono con tutte e viceversa. Annette Peacock è una musicista per lo più elettronica che fa quel genere di musica di cui si scrive sia sulle riviste di rock che su quelle di jazz, quando se ne scrive, perché lei ha composto per altri prima di incidere e comunque sono pochi i suoi dischi, concentrati soprattutto tra fine anni 70 e fine anni 80. Tra i suoi ammiratori c’era anche quel vecchio marpione di David Bowie che per decenni le ha chiesto di collaborare con lui. Come i dischi anche le foto di Annette sono poche  e in esse è sempre giovane e bella, anche sulle copertine dei dischi più recenti, in alternativa ci sono suoi ritratti, e viene da pensare che non voglia mostrarsi invecchiata o che sia miracolosamente rimasta così, che abbia fatto un patto con il diavolo o abbia uno specchio che invecchia al posto suo, no, niente di tutto questo, forse è solo perché appunto pubblica pochi dischi. E infatti nel 2000, quando Manfred Eicher  le fece incidere An Acrobat’s Heart per la sua ECM, fu realizzato un breve documentario in cui lei non aveva problemi a mostrarsi, prossima ai 60 anni, ancora fascinosa e baldanzosa in abito maculato per le strade di Oslo, e così svaporò un possibile mito. Di vecchi filmati invece non se ne trovano, solo una versione live di Back To Beginning, un brano contenuto nel primo album solista di Bill Bruford, storico batterista britannico anche nei King Crimson e suo collaboratore qui ricambiato.

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