La Zeriba Suonata – I cartoni del Nord Levante

Non sono della generazione dei cartoni giapponesi che poi si scoprì che si chiamano anime, sono più vecchio, della generazione dei cartoni di Hanna & Barbera, Warner Bros, Disney credo ma non ricordo bene, forse più i documentari, e poi di quel Gustavo che non era proprio adatto ai bambini, questo per dire che non ho neanche nostalgie di quei cartoni verso cui in realtà ero diffidente come tanti in Italia, e forse uno dei primi passi per superare i pregiudizi fu uno storico numero di Eureka nell’anno magico in cui fu diretto da Castelli e Silver che ne combinarono tante che si potrebbero definire i Blues Brothers del fumetto italiano. Di quelle serie erano famosissime anche le sigle e negli anni ci sono stati diversi musicisti che le hanno reinterpretate, chi non spirito goliardico o qualcosa che ci somiglia chi con nostalgia ebete e chi neanche si capisce, come ad esempio  nel 1997 gli Üstmamò con Heidi. Probabilmente il primo che ebbe l’idea di suonare quelle sigle fu nel 1991 Paolo Pax Calzavara che la propose subito a Erik Ursich, musicista che negli anni ha dato vita a diversi gruppi (Grimoon, Kleinkief, Señor Tonto) e che possiede macchinari per le registrazioni e strumenti elettronici come Buchla e Moog. Fu così che nel Veneto, dove si dice che la gente, almeno quella seria, pensa solo a lavorare e non a queste sciocchezze, nacquero Piripacchio e i Mostriciattoli, un gruppo che tra alti e bassi, cambi di formazione scioglimenti riunioni e demotapes, nel 1998 è arrivato allo scioglimento definitivo salvo reunions. Però la costante del gruppo è di aver proposto, oltre a loro brani surreali e verrebbe da dire demenziali se il termine non fosse abusato, solo sigle precedenti a quella che Ursich definisce “riforma daveniana”, cioè solo i brani che venivano composti da musicisti professionisti tra cui Detto Mariano e alcuni degli Area, prima che arrivasse la reduce dello Zecchino d’Oro, il più vecchio talent italiano, a proporre canzoncine edulcorate e stucchevoli a volerne dire bene. La musica dei Piripacchio e i mostriciattoli era hard-core a volte in levare, ma non avevano niente a che fare con l’ondata di gruppi ska-punk cazzoni che nei 90 si sarebbe abbattuta sull’Italia come ennesima sciagura musicale nostrana, e se vogliamo trovare un paragone direi i Primus anche se non li citano tra le loro ispirazioni, poi diciamo che sapevano suonare e che non volevano dissacrare e sbeffeggiare quei cartoni e quelle sigle di cui ancora oggi sono grandi estimatori. Quando i Piripacchio suonavano insieme ad altri gruppi, questi preferivano esibirsi prima, perché dopo non avrebbero avuto audienza, e provate a immaginare per il pubblico che si beccava qualche gruppo che faceva musica pretenziosa, tardo-dark grunge o chissà che altro, che boccata d’ossigeno dovevano essere i Piripacchio. Di recente Vacca Stracca Recordings, l’etichetta di Ursich, ha pubblicato Tutto, antologia che comprende tutto quello che Piripacchio e i mostriciattoli hanno pubblicato su demotape e anche brani messi da parte in attesa di tempi migliori, cofanetto che potete richiedere sulla loro pagina facebook costì. In questo spezzone dal vivo potete vedere che il pubblico ai loro concerti pogava senza problemi e poi, dato che nel live sfuma nel finale, ecco la versione in studio di Fantaman che si presta benissimo all’irruenza punk.

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