Ci vediamo alla prossima pandemia anzi non ci vediamo

L’ho già scritto pure troppe volte che quelle sceneggiate sui balconi mi sembravano una reazione isterica alla paura, ma pure quel messaggio Andrà tutto bene suonava allora e oggi ancora di più suona così egoistico, racchiuso al proprio balcone, non ci fossero stati ancora morti ma invece ce n’erano già stati e ce ne sono stati altri e ce ne saranno ancora. E poi era facile prevedere che anche questa occasione, come già successo con la crisi economica di un decennio fa, sarebbe stata sfruttata a proprio vantaggio da quelli che, chiamateli poteri forti o come preferite, hanno i soldi e il potere e il cui parere non vale 1 ma va moltiplicato per un coefficiente. E infatti ecco che con la sacra motivazione della ripartenza si chiede che non si frapponga più nessun ostacolo alle opere cosiddette pubbliche, sì, quelle che poi si affidano in gestione ai privati, e via strade e superstrade ferrovie e superferrovie ponti e superponti, speriamo non si dimentichino di quello sullo Stretto, e poi diamo pure un po’ di incentivi all’industria automobilistica che paga le tasse di lì e piglia i benefici di qui, che non si dica che siamo nazionalisti. E allora se in quei giorni di chiusura avete potuto vedere i cieli azzurri e i fiumi limpidi ora potete dimenticarveli. A proposito, una delle cose che mi colpì in negativo quando abbiamo ripreso a uscire, oltre al fatto che purtroppo non era morta abbastanza gente e anzi erano tutti lì in buona salute con più arroganza di prima e con i loro supermacchinoni che ostentano tranne quando vanno a piangere miseria in tv o dallo Stato, la cosa che mi ha colpito è che neanche con la pausa ambientale era tornata a crescere l’erba nelle aiuole della piazza centrale quella dedicata all’architetto olandese che qui ci costruì una reggia. Poi però dopo qualche settimana sono venuti degli operai e hanno smosso la terra hanno potato qualche pianta che ormai non ne stanno rimanendo più e hanno piantato qualcosa: cartelli pubblicitari a uso di aziende e non ai margini ma nel centro delle aiuole. Beh, quando verrà la prossima epidemia e se ci sarà un’altra chiusura la situazione potrebbe essere così compromessa da non poter più vedere cieli azzurri e acque pure, però almeno, in caso di applausi e show domiciliari, non vedremo neanche più il balcone di fronte perché in mezzo nel frattempo avranno costruito una superstrada un ponte o una sopraelevata, infrastruttura indispensabile per il radioso futuro del paese.