La Zeriba Suonata – una canzone per il 2020

Tra Rockerilla cui è rimasto solo il nome e Rumore spappolato preferisco un altro mensile che ha il coraggio di scrivere cose controcorrente, intendendo per corrente quella del rock giovane e alternativo, e di interessarsi anche a musicisti e generi almeno apparentemente estranei a un certo immaginario, e ciò nonostante i residui ideologici di alcuni collaboratori forse tra più vecchi a volte suonino un po’ assemblea studentesca anni 70. Però è anche il giornale su cui scrivono uno storico come Riccardo Bertoncelli e un eterno curioso come Vittore Baroni, e trovare su quel giornale che come disco del mese, anzi dei due mesi luglio e agosto, abbiano scelto Mordechai dei texani Khruangbin, già ospiti di questo blog, è una sorpresa, un po’ come quando una classica importante viene vinta da un ciclista con poche vittorie ma che sta simpatico e sei convinto che i numeri ce li abbia, facciamo Vansummeren alla Roubaix. Finora i Khruangbin, comunque difficili da etichettare, sembravano un gruppo quasi lounge e non è che col nuovo disco la musica sia cambiata di molto, però un po’ sì, c’è più funk, anche un accenno di dub e c’è più spazio per le voci. Dal vivo direi che sono uno degli spettacoli più gradevoli e senza scenografie né effetti speciali, ma per quella sensazione di flusso continuo non solo musicale che forniscono. Lui, il chitarrista Mark Speer, con la sua chitarra che a volte ricorda il Santana più lounge (e dire che il messicano non è mai stato uno dei  miei preferiti) e lei, Laura Lee e da poco anche Ochoa cognome del nonno, con il basso e con quel sovrappiù estetico che nonostante non sia giovanissima stimola sinesteticamente i sensi del pubblico maschile, si muovono lenti e sinuosi per il palco, si inchinano al pubblico facendoti sospettare che lo stiano prendendo per il culo, a volte eseguono danze di corteggiamento, e poi sullo sfondo c’è il batterista Donald Johnson che sembra quasi estraneo al gruppo, non indossa la divisa sociale consistente in una lunga parrucca bruna e sembra che stia lì per fare i mestieri, il mestiere del batterista, e invece è nel gruppo dagli inizi avendo conosciuto Speer quando entrambi cantavano in un coro gospel, mentre solo dopo è arrivata Laura. I Khruangbin dicono di essere influenzati dalle musiche di vari paesi, esotici sia per noi che per i texani, ma la loro musica, come dicevo, finisce per suonare come un unico flusso organico (anche se questa espressione potrebbe far pensare a sostanza secrete dall’organismo ma non intendevo quello). E per me in Mordecai c’è anche una delle canzoni e dell’anno, e anche il video è uno dei più belli dell’anno, un brano ballabile e malinconico allo stesso tempo, quindi adatto per questo 2020 che è venuto difettoso.

So We Won’t Forget

E poi all’interno del disco ci sono i disegni.