un’indagine disegnata male

L’estate è la stagione dei gialli, quelli da leggere che ormai è quasi un obbligo e quelli reali relativi a delitti o morti misteriose di cui i TG ci forniscono tutti i dettagli e anche quando non c’è niente da dire qualcosa la dicono lo stesso. E se in generale la gran parte delle notizie dei TG mi dà fastidio o per la cosa in sé o per quello che viene detto forse dovrei smetterla di vederli questi telegiornali. Ad esempio mi infastidisce che qualcuno si metta a criticare anche lo svolgimento di qualche indagine, però la cosa può essere dovuta alla tragedia che gli è capitata e allora meglio non dire niente, ma potrebbe essere la solita tendenza italiana a scaricare le responsabilità o nel caso specifico i propri problemi su altri, o ancora può darsi che a forza di leggere e vedere gialli neri e polizieschi tutti sono diventati esperti in materia. E a proposito di indagini che lasciano perplessi, nel campo della finzione è vero che ci dovrebbe essere la sospensione dell’incredulità, però quando una storia si basa su indagini poliziesche gli eventi dovrebbero essere logici e plausibili. Ma leggiamo invece il primo numero di Kriminal intitolato Il Re del delitto e appena ripubblicato per l’edicola: siamo nel 1964 e non so se all’epoca si poteva essere più ingenui o faciloni, il protagonista uccide una donna e manomette la scena del crimine in modo che la colpa ricada sul marito ma tocca tutto con le mani nude, e l’ispettore incaricato del caso, nonostante i suoi dubbi, non pensa di prendere le impronte digitali. Curioso anche il fatto che Kriminal tenda un filo metallico tra due alberi in modo che tagli la testa al figlio di un’altra sua vittima quando questi passa con la moto e che poi quelli che scoprono l’accaduto si preoccupino di chiamare di corsa un’ambulanza manco potessero riattaccargli la testa. Il problema di questa storia è il disegno, ma non nel senso delle figure che, com’è noto, per quelle provvedeva Roberto Raviola alias Magnus, il quale, tra l’altro, anni dopo in una storia collettiva ripropose la situazione di un motorizzato decapitato e lo fece senza censure e in maniera più spettacolare, ma, dicevo, è il disegno nel senso di idea della storia, e del resto a mio parere come soggettista e sceneggiatore Luciano Secchi alias Bunker è stato sopravvalutato, e ha fatto meglio come divulgatore, soprattutto di tutte quelle strisce comiche che non soddisfacevano le richieste politico-intellettuali di Linus, e come direttore di Eureka, anche se agli inizi degli anni 80 la ridusse a giornalino quasi illeggibile, tanto da lasciarne la conduzione, per un annus tutt’altro che horribilis, a Castelli e Silver.