Italia chiamò

La scorsa settimana è stata dedicata ai campionati nazionali, con delle prime volte sorprendenti: la prima volta in linea per Luigi Leone Sanchez e per Anna Van Der Breggen, e la prima in generale per Evaldas Siskevicius che ha vinto il titolo lituano a cronometro mentre in linea ha vinto Bagdonas che sarà pure tornato a correre tra i dilettanti ma è pur sempre un allievo di Sean Kelly. Se qualcuno pensava ancora a Siskevicius come l’ultimo degli scarsi che arriva a Roubaix dopo la chiusura del velodromo ecco che, no niente, perché se qualcuno di Siskevicius ha saputo solo dai media generalisti per l’episodio curioso e un po’ patetico di due anni fa difficilmente poi avrà saputo del suo riscatto col nono posto alla Roubaix 2019 e tantomeno saprà di questo non facile titolo nazionale, e ora attendiamolo alla prossima Roubaix.

Knocking On Northern Hell’s Door.

In Italia da qualche anno c’è lo sparpaglìo dei campionati, juniores di qua, under 23 di là, stavolta gli élites hanno corso dalle stesse parti a crono e in linea però le donne solo a crono, poi dice la visibilità, e questo mezzo campionato è stato organizzato da Pippo Pozzato e altri fighetti. C’era la salita della Rosina che doveva fare selezione ma forse ne avrebbe fatta di più la Salita delle antenne e poi una stretta stradina in salita e in pavé, quasi un Koppenberg storto, e lì sembrava si stesse scatenando il finimondo, anzi il finitalia, ma alla fine è passato in testa addirittura Formolo che come uomo da pavé non lo conoscevamo, e selezione poca, chissà se perché il tratto è stato sopravvalutato o i contendenti erano quello che erano. E infatti si è arrivati alla volata con tutti quelli cui manca sempre qualcosa per la grande vittoria: Nizzolo, Ulissi, Colbrelli, e Ballerini che rischia di aggiungersi e comunque correndo in uno squadrone sarebbe il caso che qualcuno di questo squadrone vincente gli insegnasse a non impennare in volata. Alla fine qualcuno doveva pur vincere e dato che era una manifestazione fighetta era giusto che vincesse lo stilista Giacomo Nizzolo, poi giusto perché era una roba da stilisti le medaglie sembrava brutto farle rotonde e le hanno fatto quadrate o a losanga, a seconda di come le si guarda, e per l’inno hanno chiamato una specie di cantante sulle cui doti canore glisso ma che, scandendo bene le parole, ne evidenziava, semmai ce ne fosse bisogno, la ridicolaggine del testo, e allora stringetevi a coorte, voi che dite prima gli italiani, siete pronti alla morte?