Tre giorni a Nizza

Dopo la La Course mi auguravo che almeno qualche tappa del Tour fosse altrettanto spettacolare, e immagino che già la prima sarà piaciuta agli appassionati di tivvù miserabile tipo Paperissima, ma a quelli appassionati di ciclismo penso di no. In genere all’inizio del Tour ci sono sempre molte cadute e quest’anno gli organizzatori per ovviare avranno pensato di lasciar perdere quei lunghi e ampi stradoni con le rotonde dove si cade facilmente e hanno preferito le strade strette in salita e soprattutto in discesa attorno a Nizza. Poi al contrario degli europei le donne hanno trovato il sole e gli uomini la pioggia, col risultato che cade mezzo gruppo ma non tutto insieme, a puntate. Così, vista la pericolosità del percorso, gli attuali sceriffi, alcuni autorevoli come il vecchio Toni Martin altri poco credibili come Aru, invitano il peloton a non belligerare. Però dopo qualche km tre Astani aumentano l’andatura e l’assurdo è che uno di loro è Lopez che ancora non ha imparato ad andare in bici senza le rotelle laterali e infatti va a incocciare contro un cartello. Insomma non succede niente fin quando il gruppo non torna sul piano a poco più di 20 km dall’arrivo, e a quel punto cosa ti fa la RAI per tenere desta l’attenzione e alta la tensione? Proprio quando la corsa si anima staccano e si collegano con una Casa di Riposo chiamata Studio dove Orlando-Conti-Ballan parlano tanto per parlare. Però i vecchi in declino non sono loro ma il norvegese Alexander Kristoff che, da quando è ritenuto tale, almeno dai commentatori italiani, ha vinto l’Europeo, l’argento mondiale, la tappa di Parigi al Tour, la Gent-Wevelgem, qualche GP di Francoforte e vince anche questa prima tappa cui sono abbinate le maglie gialla e verde. Questo Tour non è funestato solo dalle cadute ma anche, per gli spettatori italiani, dalla presenza dello scrittore parlante molto apprezzato da Bulbarelli e chissà se gli altri dello staff condividono o sopportano, ma diciamo che il Direttore ha messo su una squadra che è un mezzo disastro. E allora, dato che la corsa si trattiene a Nizza, lo scrittore si impegna a dire quattro cavolate su Garibaldi, e se era solo per questo bastava un qualsiasi redattore di una rivista di enigmistica di quelle che pubblicano curiosità e notiziole dal mondo, e sull’argomento la cosa più sensata la dice Pancani per il quale Garibaldi sarebbe più popolare presso i ragazzi se non venisse studiato a scuola: ecco uno che ha capito gli effetti nocivi di questa nociva istituzione che al governo si sono incaponiti a voler riaprire a tutti i costi. Tornando alla corsa, la seconda tappa parte e arriva a Nizza ma il percorso è più impegnativo, però c’è il sole e siamo vicini alla riviera ligure per cui ne viene fuori una specie di Sanremo con la fuga di giornata ripresa verso la fine, poca battaglia e nel finale, quando il Col d’Eze dimezzato sembra il Poggio, parte proprio Alaphilippe, portandosi dietro Hirschi e poi il gemello Adam, e in caso di sprint è il favorito sia perché è più veloce sia perché gli è morto il padre due mesi fa e si sa che i  ciclisti quando vincono hanno sempre un parente più o meno prossimo da ricordare e viceversa. E insomma tocca ad Alaphilippe tirare, tocca a lui lanciare la volata controvento quando il gruppo si avvicina, tocca a lui vincere lo stesso e ricordare il padre, mentre a Van Avermaet primo del gruppo tocca il rimpianto per l’occasione persa. E al terzo giorno finalmente si lascia Nizza ma il copione è lo stesso: fuga, ricongiungimento, volata. Lo scrittore dopo Garibaldi ci parla di Napoleone e l’impressione è che Pancani già non lo sopporti più, di certo non gradisce la sua aneddotica macabra, per il momento si limita a prendere in giro lo sgradito compagno di viaggio ma se tutto va bene uno di questi giorni l’abbandoneranno per strada. Ma in generale cronisti e commentatori RAI, anche quelli impegnati per altre corse, tendono a parlare un po’ troppo dei fatti loro credendo che interessino tutti, e in ogni caso non è un buon servizio allo spettacolo, ancorché poco spettacolare, che trasmettono, e nella terza tappa neanche un numerino come quello di Alaphilippe il giorno prima, parte la volata, Caleb Ewan rimane intruppato e Sam Bennett sembra staccare gli avversari ma da chissà dove rispunta Calebino che fa lo slalom tra gli avversari e senza scorrettezze, semmai è lui a rischiare di finire sulle transenne, si infila in ogni buco forse agevolato dalla piccola statura e vince nettamente e quasi non ci si crede, ma dovete crederci, credete a me che ho sempre creduto in Ewan.

Totò spiega la volata di Ewan.