ma va bene

Un famoso ex, ex Premier ex Presidente di varie cose ex Indagato, è stato colpito dal coronavirus, riconosciamogli che non si è neanche lamentato che fosse un virus a orologeria, e ha avuto un biliardo, nel senso di due miliardi, di messaggi di solidarietà, mentre quando erano positivi Pierino Gavazzi che ha rischiato grosso o Fernando Gaviria, per dire solo i primi che mi vengono in mente, i messaggi sono stati molti di meno, soprattutto per il secondo che era bloccato negli Emirati senza sapere quando l’avrebbero rilasciato, e tutto ciò significa che il ciclismo non conta niente, quindi non vale la pena parlarne. Eh, ne vogliamo parlare? Va bene. Il Tour meno male che quest’anno non era per velocisti. In realtà martedì è stata una tappa con salitelle strada facendo e arrivo in salita ma il menù è stato il solito: fuga disperata e Jumbo Visma a fare quello che fino all’anno scorso faceva la Ineosky, cioè a controllare, riprendere la fuga e poi aumentare il ritmo per sfiancare gli avversari fino a lanciare la volata pendente di Roglic che ha vinto quasi nettamente, solo il compaesano Pogacar sembrava potesse batterlo ma è partito troppo dietro. Mercoledì invece c’era una tappa per velocisti orizzontali e non c’è stata neanche la fuga, tappa e calma piatta, solo nel finale la Ineos ha cercato di fare agli altri quello che in passato facevano a lei e ha tentato un ventaglio ma è durato poco e non è stato neanche granché bello finché è durato, e così si è andati alla volata con Bennett che ha fatto quello che il giorno prima aveva fatto Pogacar, cioè si è fatto chiudere, e Van Aert ha battuto in volata Bol. Cees Bol è un giovane velocista di cui i Paesi Bassi hanno bisogno, avendo perso in un sol colpo Jacobsen per il noto incidente e anche Groenewegen che quell’incidente lo provocò e ora sconta la sospensione cui si presume seguirà un periodo di ripensamento. Ora noi tutti che ignoriamo il neerlandese non abbiamo idea di come si pronunci il nome di Bol, ma Pancani che è costretto a farlo farebbe bene a informarsi prima di pronunciare “Cess” calcando sulla “s” e non c’è bisogno di essere campani perché quella pronuncia evochi un poco nobile ancorché necessario strumento di liberazione fisiologica. Alla fine della tappa c’è stato l’unico colpetto di scena della giornata: mentre in studio si stavano parlando addosso sul podio a indossare la maglia gialla non è salito Alaphilippe ma Adam Yates. Il francese era stato penalizzato per un rifornimento fuori dalla zona consentita, e immaginiamo che la cosa avrà divertito l’ormai ex corridore Gianni Moscon pensando alla sua squalifica al Mondiale 2017. Ma qui è successa una cosa che forse sorprenderà alcuni giornalisti italiani che sono sempre molto critici verso Patrick Lefevere, manager della Deceuninck, che non si è lamentato della severità della giuria ma si è preso la colpa dell’accaduto. Quando Lefevere disse che aveva intenzione di denunciare Groenewegen lo accusarono di esagerare e di essere di parte, ma se dopo quell’episodio ci fosse stato un segnale forte da parte delle autorità ciclistiche forse si sarebbe evitata la scorrettezza di Riabuschenko al Memorial Pantani in cui ha stretto alle transenne Munoz che si è rotto una mano, una scorrettezza ignorata dai siti italiani e molto criticata da Lefevere nonostante nell’occasione fosse super partes. Ma tornando al Tour, sarà la nuova maglia gialla, la stanchezza, la prospettiva delle tappe a venire, o forse la composizione della la fuga, pochi ma buoni, ieri quattro su sei di questi sono arrivati davanti ed è stata una della giornata buone di Lutsenko che, arrivato ormai a 28 anni, si può definire un corridore episodico, ci si aspettava di più da lui e questa per ora è la sua vittoria più importante. Ma si corre anche in Italia. C’è la Coppi e Bartali che non è neanche una corsa decaduta perché prestigiosa non lo è mai stata, ma ora la rigirano come gara che lancia i giovani, però se si scorre l’albo d’oro si può dire che non lancia i futuri campioni ma i futuri gregari, ma va bene così perché almeno questi si possono prendere qualche soddisfazione personale prima di ritornare, o incominciare, a lavorare per gli altri, e la seconda tappa si concludeva col tradizionale arrivo a Sogliano Al Rubicone con una salita breve ma ripida in pavé con al centro una canalina, per cui in genere chi la prende in testa può vincere facile percorrendo il tratto liscio centrale mentre gli altri arrancano sul lastricato, e ci voleva Ulissi per far crollare anche questa certezza. E poi c’è il Giro d’Italia under 23 nel quale la novità più significativa riguarda la RAI che per il commento tecnico ha scelto Giada Borgato che quest’anno finora non ha ancora commentato gare femminili, e va bene perché non si rischia la ghettizzazione, e comunque è molto meglio che per il calcio dove mi pare che le donne sono ben accette solo come conduttrici scosciate o come commentatrici solo se sono procuratrici di qualche calciatore purché mostrino la loro competenza con un’abbondante scollatura. E Rizzato e Borgato rispetto ai colleghi che seguono il Tour parlano solo della corsa e non divagano, forse aiutati dal fatto di avere a disposizione solo tre quarti d’ora di corsa molto combattuta. L’unico difetto è che si ostinano a chiamare James Stewart, come il famoso attore, il velocista britannico Jake e guarda caso i velocisti hanno vinto tutti tranne lui. Però Giada Borgato, che agli inizi sembrava incerta, è diventata sempre più sicura ed è anche molto realista e concreta, come quando prospetta il pericolo per i giovani passisti di finire tra i professionisti in testa al gruppo a tirare per chilometri, e anche quando rende bene l’idea delle discese che affrontano i ciclocrossisti dicendo che vedendole dall’alto viene da chiedersi chi scende da qui. E proprio uno dei fenomeni del ciclocross è in testa alla classifica e intervistato dice che è stato bello girare attorno al lago di Como, insomma è riuscito a fare quello che Saligari ritiene impossibile cioè guardare il paesaggio, e non a caso è un fenomeno.

Tom Pidcock si diverte.