Il Grand Tour

Col calendario siamo arrivati alla sovrapposizione, o piuttosto alla convivenza perché si cerca di differenziare gli orari di arrivo, di due corse a tappe del World Tour. Non è una novità, negli anni scorsi capitava con la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza o con il Giro d’Italia e il Giro di California, ma stavolta l’ingombro tocca il Tour de France che deve convivere con la corsa marittima. E però finora in due non fanno lo spettacolo di una, in Italia c’è la fuga pubblicitaria delle squadre minori e in Francia le cadute, e poi c’è la volata. In Francia dopo il riposo vince finalmente Bennett che si commuove al punto che pensavo avesse pure lui un morto da ricordare come spesso chi vince e invece no, era solo felice. In Italia invece due vittorie di Ackermann che quasi sembrava già in declino, ieri diciamo normale ma l’altro ieri sfiorando più volte le transenne e avendone molti elogi, ma a pensarci bene, anche se il rischio era solo suo ma poi va a sapere cosa succede quando uno cade, mi viene il dubbio che non sia il caso di elogiare uno che rischia così tanto, in fondo quando Froome mostrò al grande pubblico un modo mitteleuropeo di andare in discesa che a detta di molti è assai pericoloso fu criticato perché era un cattivo esempio. E dire che sempre più spesso si criticano i percorsi, soprattutto i km finali, perché pericolosi, e forse proprio per evitare cadute nella corsa marittima ieri Fuglsang se ne stava in coda tranquillo a guardare il paesaggio. Dopo aver vinto il Lombardia e aver confermato di andare meglio nelle corse in linea, Fuglsang ha detto che vuole provare a centrare un podio in uno dei grandi giri, che, per chi fosse a digiuno, sono i giri di Italia Francia e Spagna che dagli addetti ai lavori sono identificati con la sigla “GT” che sta per Grand Tour, e in attesa di quello ciclistico forse il danese si faceva un po’ di quello culturale, come in altra epoca fecero Goethe e altri famosi perdigiorno. Ma non sarebbe un problema perché non si è mai sentito di un ciclista ritiratosi per la Sindrome di Stendahl. Piuttosto in questi giorni il rischio è per il coronavirus e proprio l’altro ieri in Francia sono stati tamponati tutto il peloton e gli staff delle squadre e i ciclisti sono risultati tutti negativi. A casa è andato il gran capo Prudhomme ma non è una grande perdita. E in attesa di tappe spettacolari anche il pubblico potrebbe guardare il paesaggio, in Italia si è attraversata la Toscana e in Francia c’è stata una tappa storica perché per la prima volta sono partiti da un’isola per arrivare a un’altra percorrendo uno spettacolare ponte che speriamo non sia stato visto dai politici italiani che hanno riesumato l’idea di quello sullo Stretto, ma dicevo per gli spettatori italiani la visione del paesaggio è resa difficoltosa dalla RAI che con due corse e due reti a disposizione ha risolto il problema a modo suo, cioè ingarbugliando e pasticciando tutto con continui cambi di corsa e di rete quindi niente di nuovo.

Affinità elettive.