Sulla spalla della maglia gialla

Domenica di salite laiche al Tour de France e di ascensioni religiose in Italia, Assisi al Giro Donne e Orvieto alla Tirreno Adriatico. Per il Tour c’era grande attesa per uno spettacolo che non c’è stato ma nessuno autorizzava a sperare. La Jumbo corre come faceva la Sky, gli avversari se attaccano rinculano o più facilmente si staccano strada facendo, ma quando Roglic parte per la volata in progressione Pogacar lo supera e guadagna un poker di secondi. Roglic ha lo squadrone al contrario di Pogacar che però lo segue come un’ombra e sembra un avvoltoio sulla sua spalla pronto ad approfittare di ogni occasione. Il giovane sloveno ha quasi 22 anni che si riducono a 20 nella faciloneria televisiva ed entusiasma lo staff RAI, tranne lo scettico Giancarlo Ferretti in veste di commentatore. Si dice che è giovane e può dominare per tanti anni, ma è lo stesso che si diceva di Berzin, Ullrich, Cunego, Andy Schleck, Quintana e infine di Bernal che infatti oggi è arrivato staccatissimo. Intanto gli sloveni vanno forte, o solo questi due sloveni, ché per esempio Mohoric è già tornato nell’anonimato, e Saronni diceva che è una questione di organizzazione, di soldi, ma la Slovenia non ha una grande corsa né una grande squadra, tranne una femminile ma a metà con l’Italia, e allora questa momentanea superiorità dei due la potrebbe spiegare  il fatto che a giugno già gareggiavano per il campionato nazionale mentre nel resto del mondo si correva sui rulli. Ma di Pogacar ci dice indirettamente Giada Borgato che ormai, tra tanti acclamati giornalisti ed ex campioni, sembra quella che più guarda in faccia la realtà anziché sfogliare album di foto in bianco e nero. Giada ci dice che nel ciclismo attuale, non solo in quello femminile ma anche in quello maschile, i giovani sono subito spinti a fare il massimo e non possono durare a lungo, e questo spiegherebbe quello che sembra il tramonto prematuro di Sagan e anche il fatto che due campionesse ancora giovani come Van Der Breggen e Blaak abbiano già programmato di smettere alla fine del prossimo anno. Giada Borgato, che non è stata una delle più forti al mondo ma ha pur vinto un campionato italiano per distacco, quando racconta che ha provato anche il ciclocross ma era troppo faticoso, ci fa capire lo sforzo intenso di quella disciplina, che familiarizza con l’acido lattico, e questo ci può spiegare gli altri successi di questi giorni, tutti di ciclocrossisti part-time, quello di Marianne Vos, che stranamente non aveva ancora vinto quest’anno, sul muro ripido di Assisi e la tripletta della Alpecin nel weekend: ieri Merlier e oggi Van Der Poel con un’azione delle sue e pure Vermeersch dalle parti di Anversa, e dopo l’arrivo sono sempre stremati perché hanno dato tutto, al punto che non riescono neanche a parlare, magari ne seguissero l’esempio i commentatori italiani.

Giada Borgato con uno che sciupa la fotografia.