Vips go home!

Le varie corse di questi giorni hanno visto alcuni arrivi presso santuari religiosi, oggi invece il Giro Donne è arrivato a Nola presso un santuario profano, il Vulcano buono, un’escrescenza geo-architettonica al cui interno c’è un megacentro commerciale che non può non piacervi perché è opera dell’Architetto Intoccabile, quello che quando non ha gli spicci di resto lascia il progetto di un ponte o qualche altra quisquilia equipollente. La TGR ha affidato il servizio sulla tappa a Stefano Rizzato evitandoci il solito Coppola che probabilmente avrebbe concluso che ha vinto il ciclismo ha vinto la Campania o cose del genere, mentre Rizzato ha detto che il ciclismo è uno sport in cui partono in 120 ma alla fine vince quasi sempre una, e quell’una è Marianne Vos, arrivata finora a tre vittorie di tappa tutte diverse: su un muro ripido, in una volata ristretta e in una volata allargata. Chi invece sembra che non riesca più a vincere le volate di gruppo è Fernando Gaviria, trova sempre qualcuno più forte che lo batte, e allora ogni tanto tenta di anticipare la volata e gli va bene, ormai è la sua specialità, iniziò alla Parigi Tours del 2016 e ultimamente ha ripreso a provarci, e gli andrà bene finché non impareranno a tenerlo d’occhio, oggi intanto ha vinto il Giro di Toscana. Dicono che era un Giro di Toscana per velocisti e quindi diverso dal solito, ma se andiamo a leggere l’albo d’oro di questo secolo troviamo Petacchi, Mattia Gavazzi e due volte Bennati, forse è passato troppo tempo ma non mi pare che questi erano scalatori. La corsa è servita anche al supercittì per verificare le condizioni di forma dei ciclisti che potrebbero correre il mondiale, e nel finale con un certo senso dell’umorismo hanno attaccato Mosca e Moscon e questo scattino inconcludente è bastato al quasi ex ciclista Moscon, il più coccolato e criticato del plotone, per essere convocato, mentre un anno di attacchi e gregariato non è bastato a Mosca. Come è ormai tradizione non si capisce com’è il percorso del mondiale e a leggere i convocati delle varie nazionali ognuno lo interpreta a modo suo, dalla Colombia che porta solo scalatori alla Germania che gli scalatori li lascia a casa e convoca il velocista Degenkolb. Comunque sia il favorito di tutti è Alaphilippe che oggi al Tour è andato in fuga per il secondo giorno consecutivo e neanche stavolta ha vinto, i fuggitivi di giornata sono stati ripresi tutti compreso l’altro recidivo Carapaz e la vittoria è andata a Lopez, il colombiano con la faccia da kazako, mentre in mancanza di argomenti di conversazione in RAI si sono inventati un errore tattico di Roglic che invece ha guadagnato su Pogacar forse ostacolato da qualche tifoso. Oggi alcune salite erano vietate al pubblico ma non l’ultima sulla quale c’era molta gente invadente e sputacchiosa, e chissà se è solo una coincidenza che era anche il giorno scelto per la tradizionale visita al Tour di Monsieur Le Président. In RAI hanno sempre apprezzato questa specie di omaggio al Tour ed è imbarazzante essere d’accordo con lo scrittore parlante quando dice che in Italia il Presidente dovrebbe fare altrettanto, andare al Giro anziché ricevere gli atleti a Palazzo come fosse un re. Ma, dato il Presidente, ne facciamo volentieri a meno di altre banalità, e poi, pensando al fatto che al Tour quando arriva il Presidente ci sono i servizi segreti, e chissà che non ci siano gendarmi stornati dalla corsa alla sua persona, e ricordando che non si è mai saputo chi c’era nell’auto oscurata che nel 2011 buttò contro il filo spinato Flecha e Hoogerland, direi che è meglio se anche al Tour Presidenti e vips se ne stanno a casa.

Tra l’altro sembra che il Presidente sceglie sempre tappe di montagna per motivi di sicurezza, e oggi era la cosiddetta tappa regina, neanche la tappa first-lady, con in più il finale su una salita inedita ricavata da una pista da sci, una di quelle salite, e di quelle tappe, che sulla carta piacciono agli appassionati di ciclismo estremo, e che poi finiscono per deludere perché lo spettacolo per la classifica si concentra tutto nel finale e i distacchi si riducono a pochi secondi. Ma se la tappona non è stata decisiva per questo Tour forse ha chiuso una volta per tutte le speranze e i rimpianti relativi a Landa, che ha corso sempre per altri, che se fosse stato libero di fare la sua corsa eccetera. No, forse il suo momento migliore è già passato contemporaneo a quello di Aru e di più non poteva fare, ma oggi di certo ha messo a lavorare tutta la squadra, li ha sfiancati, poi quando è passato in testa l’ultimo rimasto, Damiano Caruso, l’ha avvicinato e gli ha detto di aspettare un minutino, che non se la sentiva ancora, e ha iniziato a perdere terreno, ritornando ad essere il solito sfigato da fumetto.