Supershit

Nel ciclismo si può perdere per un errore tattico o per una caduta, nelle corse in linea e in quelle a tappe, e Annemiek Van Vleuten le ha provate tutte. Un giro l’ha buttato nel 2017 e uno dominato l’ha appena perso per una caduta di cui non ha colpa. Ma la storia del ciclismo non si scrive solo con i numeri e le statistiche e anche questa impresa tronca contribuisce alla grandezza dell’atleta che ieri quando ha capito che il polso era rotto ha detto “Supershit!” e ne aveva ben donde. Però sono cose che capitano e non per questo bisogna metterla sul patetico come il pezzo di una cronista che mi è capitato di leggere sul sito diretto dal peggior giornalista italiano del settore, né si può fare una colpa a chi ha vinto ieri e alle cicliste che ora si contendono la vittoria, ma state certi che se a beneficiarne fosse un’italiana i commenti sarebbero ben diversi. E in fondo chissà come sarebbe andata oggi con la Van Vleuten in gara, se il risultato sarebbe stato lo stesso almeno per la vittoria, la tanto cercata prima volta di Elisa Longo Borghini, che poi all’arrivo ricorda il lockdown e dice noi atleti siamo inutili ma si sbaglia perché quelli sono i calciatori. In maglia rosa parte Kasia Niewadoma ma, come dice Giada Borgato, litiga con la bici, e Anna Van Der Breggen attacca con Longo Borghini e nel finale, che ancora una volta non è il massimo per la sicurezza, un ottovolante in pavé e menomale che arrivano tutte alla spicciolata, può sembrare che si siano divise la posta, come si dice, ma non ne sono tanto convinto. Però sul podio Anna, che già è una tipa abbastanza tranquilla e taciturna, sembra quasi imbarazzata e ammette che non è bello essere in testa per la caduta di un’avversaria, poi sembra che si sia pure scusata con Niewadoma per averla dovuta staccare, ma Anna Kasia e Annemiek sono state compagne di squadra nella Rabo-Liv di Marianne. Anche il Tour perde i pezzi. Merijn Zeeman, connazionale di Annemiek Van Vleuten e diesse della Jumbo, ieri ha avuto un alterco con un membro dell’UCI che doveva controllare se vi fosse un motorino nascosto nella bici di Roglic, qualcuno dice che l’ha aggredito o forse si è limitato a esclamare “supershit”, ed è stato espulso. Non sappiamo se è passato qualcosa per la testa del membro dell’UCI o forse costui è solo un tipo maldestro, fatto sta che ha danneggiato la bici di Roglic, ma allora per verificare le positività al doping o al covid cosa faranno, useranno il bisturi? La tappa di oggi non è difficile, gli uomini di classifica se ne stanno quieti ad aspettare la cronometro di domani, e parte una fuga con dentro tutti uomini da classiche, tranne Bennett che finora nelle classiche non si è mai visto ma qui lotta con Sagan per la maglia verde e gli sta incollato più di una borraccia tra le mani di un ciclista e di un direttore sportivo. Tra di loro c’è anche Soren Kragh Andersen che ancora una volta sceglie il momento buono per partire e resiste fino all’arrivo, gli piace vincere in Francia e si candida come finisseur dell’anno, mentre gli altri, che pure dovrebbero aver capito che a quel danese lì non gli si possono concedere 2 metri di vantaggio, restano a controllarsi e a polemizzare, ad esempio Trentin all’arrivo se la prende con Sagan: non l’ha detto ma avrà pensato anche lui “supershit”?

Vos è la portavoce del ciclismo femminile, Van Vleuten e Ludwig sono casiniste, Longo Borghini è loquace ma intelligente, Van Der Breggen tace, poi chissà se acconsente.