Corse contro il tempo

Quando per la normativa anti-covid la Svizzera ha rinunciato a ospitare i mondiali di ciclismo, l’UCI ha dovuto fare una corsa contro il tempo per trovare un paese che si pigliasse la rogna ed è stata ben contenta quando l’Italia tra le varie località ha proposto anche Imola con un circuito chiuso come l’autodromo. Così l’UCI gongolava da un lato per aver risolto il problema e l’Italia, organizzatori e Federazione, gongolavano dall’altro vantandosi di aver vinto questa gara tra kamikaze. E adesso ogni giorno questi ultimi si autoincensano in diretta RAI, ma intanto oggi si poteva notare che, mentre in Francia durante il Tour il pubblico accorreva spontaneo e a volte illegale, invadente ma per lo più con le mascherine, per contro i pochi entrati nel circuito imolese erano tutti senza mascherina come fosse il dress code. L’UCI aveva detto ai candidati che delle categorie giovanili si faceva a meno, l’importante era che si svolgessero le prove in linea élite, la crono insomma era facoltativa, ma gli italiani, ricordandosi di Filippone Ganna, hanno detto non scherziamo, facciamo anche la crono, siamo ospitali, e chissà se per ridurre i tempi della gara o per venire incontro alle caratteristiche di un ciclista che è abituato a correre in pista sui 4 km, hanno proposto il percorso più breve dell’altrettanto breve storia del mondiale a crono, comunque il percorso è stato accettato, e quello che mancava in quella breve storia è arrivato: la prima vittoria di un italiano. Qualcuno dirà che vabbe’ c’erano tanti assenti e c’erano altri non in forma o stanchi dal Tour, ma questo è sempre successo ai mondiali e, per dire, negli anni olimpici e quindi con più impegni sembra sia più facile vincere un mondiale a crono e questo non è anno olimpico, e poi in gara c’erano pure il fenomeno Van Aert, Kung ex erede di Cancellara, il favorito del Giro Gerainthomas, il campione uscente Dennis, quello sconclusionato del primatista dell’ora Campenaerts, il bruco di Maastricht Dumoulin, “altro” Van Emden e mi pare che bastino questi.

Filippo

Dato che nel ciclismo si vive spesso di ricordi e leggende di tempi eroici e che c’è in giro uno spot che unisce ciclisti vivi, pochi, e morti, tanti di varie epoche, forse è opportuno precisare che il primo a vincere il mondiale a crono non è il primo ad aver vinto il Giro d’Italia, che infatti si chiamava Luigi e nello spot mortuario ci sarebbe stato bene. E dato che gli italiani hanno una memoria non selettiva, ma a singhiozzo e partigiana, è opportuno ricordare anche che Ganna corre nella Ineos, ex Sky, la squadra antipatica, scostante, che ammazza le corse e non fa spettacolo, troppo fredda e scientifica, e che ottiene delle vittorie pure sospette, soprattutto quando non ci garbano e non era oggi il  caso, la squadra in cui correva Viviani quando ha vinto l’Olimpiade, ma se Ganna invece avesse corso in una squadra italiana, del paese che si vanta si vanta ma di che non si capisce, non so se arrivava fin là.

Luigi