Troppe coincidenze che coincidono

Quando nel 2016 alle Olimpiadi di Rio la Van Vleuten è caduta ha vinto Anna Van Der Breggen e non Emma Johannson o Mara Abbott. Quando ai Mondiali del 2018 la Van Vleuten è arrivata al traguardo con un ginocchio rotto ha vinto ancora la Van Der Breggen e non la Spratt, e quando al Giro ultimo scorso la Van Vleuten in maglia molto rosa si è rotta il polso non ha vinto la Niewadoma che era seconda ma la Van Der Breggen che era terza. Poi l’altro ieri ai Mondiali a crono, in assenza della Van Vleuten, è toccato alla Dygert cadere ma non è toccato alla Reusser o alla Van Dijk vincere, a quello ci ha pensato Van Der Breggen. Oggi al Mondiale in linea la Van Vleuten è voluta partire con un tutore, quindi è venuta già rotta, e ha vinto la Van Der Breggen. Diciamo che nel ciclismo si può cadere anche per un errore, per aver rischiato troppo, e Anna Van Der Breggen, coerente con il suo modo di essere discreta, non esagera e non assume posizioni estreme, come ha notato la Borgato che ha invocato il divieto di pedalare sulla canna. E poi cosa vogliamo fare, verificare se è caduta qualche sua avversaria pure negli altri due Giri d’Italia vinti, nelle 5 Frecce Valloni, nelle 2 Liegi, nel Fiandre, nell’Amstel, nelle Strade Bianche, nel G.P. di Plouay, nella Course by le Tour, nell’Het Nieuwsblad, nell’Europeo in linea e in quello a crono e in tutte le altre corse che ha vinto, compresi ciclocross e mtb? Poi Anna qualche volta si è dovuta adattare a vincere in volata, ma spesso ha vinto con lunghe fughe come oggi. Peccato solo per il suo proposito di ritirarsi a fine 2021, manifestato prima che si tornasse a correre e dopo due anni in cui non sembrava più quella di prima, e semmai le vittorie recenti potevano far sperare in un ripensamento, ma proprio dopo la vittoria odierna ha confermato che vuole smettere per vedere cos’altro si può fare nel mondo. Dicevo di Giada Borgato, del suo lato “proibizionista”, e oggi ha dimostrato riflessi pronti, come quando le hanno chiesto che animali erano quei cuccioli inquadrati in qualche parco del cavolo e lei ha risposto dei begli animali. E quando alle 15 le hanno chiesto per che ora prevedeva l’arrivo della corsa ha riposto le 17 e l’ha centrato in pieno. Però essendo ormai parte della RAI le va meno bene con i pronostici specifici: ha detto che la Cecchini è una ciclista con le caratteristiche ideali per vincere un mondiale e dopo pochi secondi si è vista Elena staccarsi in fondo al gruppo e alla fine è stata l’unica italiana ritirata. Non hanno brillato neanche Guderzo, Magnaldi e Paladin. Quest’ultima in particolare, così come all’Europeo con la differenza che lì la strada era bagnata, l’abbiamo vista in fondo al gruppo in discesa; lei dice che è contenta di correre nel team di Marianne Vos e che da lei impara tante cose, ma forse col programma non sono ancora arrivate alla discesa. Molto bene Cavalli e Ragusa, come capita spesso con le debuttanti, ma nel ciclismo femminile italiano il problema sono l’organizzazione e gli stimoli per il prosieguo. E poi Elisa Longo Borghini che è arrivata a giocarsi il secondo posto in volata con la Van Vleuten, ha sprintato con cattiveria sfiorando la scorrettezza ma ha perso lo stesso, però è stata l’unica capace di inserirsi nel tris di Asse dell’ex Olanda, dato che poi quarta è arrivata la Vos. Sul podio sorrisi e abbracci, anche se non dovrebbero essere consentiti, e felicitazioni, ma potrebbe non durare, oggi l’Olanda ha fatto buon gioco di squadra, solo la Van Vleuten quando è partita la vincitrice ha cercato di inseguirla rischiando di portarsi dietro anche le rivali però dopo si è subito adattata, cosa che le consentiva di non tirare negli inseguimenti vari, e dato che per la seconda volta dopo l’Europeo Elisa si è trovata a sprintare con lei, che era meno affaticata per non aver lavorato, e ha sempre poi perso, va bene gli abbracci ma vista la cattiveria di Elisa in volata la prossima volta capace che glielo rompe lei l’altro polso.