Pedersen Pedersen og venner (=and friends)

Durante l’ultima tappa del Tour si videro Trentin e Roglic chiacchierare e forse parlavano della comune esperienza di una grande vittoria sfumata all’ultimo per colpa di un giovinastro imberbe. Ma proprio al Tour si è visto pure che l’ex campione del mondo Mads Pedersen è più forte di Trentin in volata, anche se in Francia non ha vinto ma ha fatto dei secondi posti in sprint di gruppo mentre bisogna onestamente ricordare che Trentin le sue 4 vittorie di tappa alla Vuelta 2017 le ottenne contro nessuno. Ma Trentin, che per tanto tempo non riusciva a digerire la sconfitta mondiale, ieri si sarà messo definitivamente l’animo in pace perché l’ancora giovane danese che è portato per le classiche di primavera, in particolare quelle sul pavé, alla prima classica primaverile d’autunno utile ha vinto dimostrando di non essere un nuovo Brochard e tra i battuti c’era proprio Trentin. Ma questo è l’anno dei danesi al punto che ieri c’erano due classiche per passisti veloci in contemporanea ed entrambe sono state vinte da ciclisti di cognome Pedersen. La Parigi Tours sta cercando di combattere la caduta del suo prestigio inserendo nel percorso gli sterrati che fanno tanto tendenza, ma la compressione del calendario l’ha penalizzata. Ma è stata lo stesso una bella corsa e i partecipanti hanno battagliato col brutto tempo e su un terreno accidentato, e in particolare tanto di cappello a Bardet e Barguil che non hanno fatto gli schizzinosi e snobbato una corsa non adatta a scalatori come loro e anzi hanno fatto pure bene piazzandosi in top ten, però il più forte era Cosnefroy che ha attaccato e tirato parecchio in fuga ma il suo problema è che si è portato dietro Casper Pedersen, perché è l’anno dei danesi e anche l’anno della Sunweb che correva per Kragh Andersen, che in verità per vincere avrebbe dovuto staccare tutti, ma è caduto e morto un danese se ne fa un altro. E la cosa sorprendente è che il danese di riserva, nonostante sia anche un pistard, ha lanciato la volata in testa e ha vinto lo stesso. Questa corsa in tempo di pace è anche un rito di passaggio perché in autunno vi tornano gli scenari e gli specialisti delle classiche di primavera e chiude la stagione tra le foglie morte lasciando spazio al ciclocross, e oggi è stata spettacolare e averla preferita alla prima parte dell’attesa tappa di Roccaraso è stata una buona idea perché al giro corrono come se ci fosse pure la quarta settimana mentre sarà già tanto se ne correranno due e mezza, e tra gli uomini di classifica i protagonisti sono stati un altro Sunweb, stavolta l’olandese Kelderman, e un altro danese, Fuglsang, che il giorno prima si sarebbe lamentato del fatto che proprio quando ha forato la Trek di Nibali ha attaccato, ma intanto a Roccaraso i due boreali hanno guadagnato alcuni secondini su Nibali. I giornalisti dicono che Fuglsang e Nibali non si parlano, Nibali dice che sono buoni amici, quando si dice che tra amici non c’è bisogno di parole. Ma per la tappa sono arrivati alcuni fuggitivi di giornata con Ruben Guerreiro che ha battuto Castroviejo, il quale ha dimostrato che Puccio non è l’unico Ineos che non riesce a vincere una tappa. Guerreiro ha tagliato il traguardo festeggiando e gesticolando in un modo che ricordava quello del suo compagno di squadra Bettiol al Fiandre, ma sembrava dire proprio io ho vinto qui e per di più con questa maglia qua che fa schifo, ed è un periodo in cui oltre agli sloveni e ai danesi vanno forte anche i portoghesi, in maglia rosa è ancora Almeida di cui Guerreiro dice di essere amico, ma soprattutto la settimana scorsa la Volta a Portugal è stata vinta dal figliol prodigo Amaro Antunes, ricordato non tanto per le imprese ciclistiche che nel world tour non si sono mai viste ma per il nome che si prestava a vari giochi di parole.

Esultanze parallele