L’Isola dell’Ottimismo

Il Giro della Sardegna rinacque nel 2009, rimorì nel 2011 e non resuscitò neanche negli anni d’oro, o di similoro, di Fabio Aru. Per questo alla presentazione del calendario rivisto e corretto dell’annata ciclistica è stato ancora più sorprendente ritrovarlo, un segnale di ottimismo in piena incertezza COVID. E gli organizzatori l’hanno voluto collocare a fine ottobre, ottimisti sul fatto che tre giorni dopo le 21 tappe del giro gli stessi protagonisti si sarebbero sciroppati altre 5 tappe sarde, cosa che non riuscì neanche al Sergente Torriani quando due giorni dopo la conclusione del Giro del 1979 si inventò la marcia forzata di 670 km Milano-Roma, opportunamente snobbata da tutti i big dell’epoca, tranne Panizza Gavazzi e l’incauto Enrico Paolini, tricampione italiano, che nonostante fosse uomo da sprint di gruppo fu battuto dal gregario Sergio Santimaria proprio allo sprint finale, alla faccia di chi si aspettava distacchi eroici. Poi la Sardegna è stata ottimista a scopo di lucro accogliendo quest’estate altri forzati, i turisti che hanno un disperato bisogno di divertirsi e ubriacarsi e stordirsi per non guardare in faccia alla realtà e accorgersi di che nullità sono, ed è stato un boom ma di contagi. E dato che da allora l’andazzo del COVID è solo peggiorato, come prevedibile il Giro di Sardegna è stato cancellato e sarà già tanto se si concluderà quello d’Italia. Ma gli organizzatori si sono dimostrati ancora una volta ostinatamente ottimisti e hanno chiesto già una collocazione nel calendario del 2021, preferibilmente a febbraio, perché evidentemente hanno fiducia che la situazione migliori, ma dato che il Premier Déjà Vu è partito come Churchill ma è finito come Bolsonaro c’è poco da essere ottimisti.

Il Giro di Sardegna del 1975 fu vinto da Merckx che nella seconda tappa batté Gualazzini e Osler.