L’arrivo dei tempi migliori

Ogni ciclista è una storia a sé, ognuno ha i suoi interessi e i suoi obiettivi, c’è chi vedendo che non ottiene grandi risultati decide di abbandonare anzitempo, c’è chi invece abbandona pur ottenendoli i buoni risultati e per di più militando in una squadra di prima fascia. Chi invece vuole fare comunque il ciclista deve accontentarsi anche di accomodarsi in una squadra di terza fascia, in attesa di tempi migliori. Ed è quello che è successo allo sloveno Jan Tratnik che da under 23 ottenne vittorie importanti, passò in una squadra del World Tour ma non partì bene e tornò in una squadra continental del suo paese, poi a forza di buoni risultati risalì fino a ritornare nel world tour maturo e ha migliorato fino a vincere la tappa friulana del Giro. Tratnik non ha il fisico del ruolo, non ha la faccia del ciclista, sembra piuttosto uscito da Fantozzi contro tutti e proprio sulla salitella di Viale de Amicis lascia il gruppo di fuggitivi, troppo presto per andare via da solo, dice Bugno che in realtà va meglio nei siparietti comici con Chiappucci quando ricordano i tempi del dualismo più sfigato della storia. Per Bugno quella di Tratnik è una mossa sbagliata, ma più passa il tempo più cambia opinione, inizia a elogiare il suo direttore sportivo Alberto Volpi, ma potrebbe salvarsi perché Ben O’Connor raggiunge Tratnik e potrebbe batterlo. Invece vince lo sloveno e terzo arriva il suo compagno di squadra Battaglin che l’anno prossimo tornerà in seconda serie nella Bardiani che lo lanciò e dove probabilmente declinerà la sua carriera come successo a tanti che l’hanno preceduto. Il gruppo ha preso la tappa con comodo, in attesa delle montagne dove non è detto che si potrà passare, ma nell’ultimo km attacca la maglia rosa e guadagna un tesoretto di due secondi due, e qualcuno ipotizza che abbia voluto godersi l’ultimo giorno in maglia rosa, e chissà che non abbia ragione.