Statistiche illustrate – chi paga?

Un grido echeggiò per la campagna dove hanno il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che li bagna, dove ci sono bambine bionde con anellini alle orecchie tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi, ma quel grido non era: “Diavolo rosso dimentica la strada / Vieni qui con noi a bere un’aranciata”, bensì: “Arriviamo a Milano / Poi qualcuno pagherà”. Poi il Giro in qualche maniera è arrivato a Milano, si è cercato di rendere interessante il confronto alla pari tra due ragazzi alla pari, cioè partiti come domestici di mezzi capitani, giovani che sono promettenti come lo sono tutti quelli che passano al professionismo, dalla A di Albanese alla Z di Zilioli. Ma se qualcuno pensava che finito tutto al patron del Giro passasse l’arrabbiatura e dimenticasse le offese subite (dal Sacro Giro) si sbagliava, perché ieri è tornato sulla questione, però non sullo sciopero verso Asti, anche se ha attaccato le squadre che scendono sempre dalle nuvole e dicono di non sapere mai nulla dei loro corridori, e infatti in questi giorni è successo anche per una positività dell’altro genere, ma, tornando a Vegni, è intenzionato a chiedere sanzioni all’UCI per la Jumbo ritiratasi senza motivo e la EF che aveva chiesto la chiusura del Giro dopo due settimane. E qui Vegni ha detto un’altra cosa giusta, che se le regole del World Tour si possono infrangere tranquillamente il prossimo anno inviterà chi vuole lui e non le squadre di prima fascia che hanno il dovere più che il diritto di partecipare. E superare queste regole potrebbe significare lo svuotamento del World Tour stesso, ma potrebbe essere un bene per le corse importanti ma anche per le corse minori, per le piccole squadre che potrebbero avere più inviti ma anche per quelle grandi che a volte sembra partecipino a certe corse solo perché costrette e soprattutto in un’annata come questa sembra che abbiano portato alle ultime gare delle formazioni raffazzonate con i pochi non impegnati altrove e in grado almeno di salire sulla bici e non necessariamente di fare 10 km, non potendo tra l’altro far partire gli stagisti cui il world tour è vietato. La Jumbo Visma abbandonò il Giro dopo le prime positività al coronavirus lamentandosi di violazioni della bolla, di persone al di fuori di essa che circolavano negli alberghi, ma non mi risulta che ci sia niente di circostanziato e documentato per cui rimangono chiacchiere, in un ambiente in cui si fanno accuse generiche ma non si fanno  nomi, non si portano prove, e poi si finisce per ritrattare o scusarsi, e anche questo atteggiamento diciamo da gregge del plotone è stato criticato da Vegni, e peccato solo che tutte queste cose condivisibili le abbia dette nello stesso giorno in cui sono arrivati i risultati dei test alla Vuelta durante il primo giorno di riposo e non c’è stata una sola positività tra i ciclisti, come del resto accadde al Tour,  mentre al Giro ci sono stati Yates Krujiswijk e Gaviria.

E poi non deve essere facile una trattativa sindacale con le mascherine.