Uno sport in voga

L’Unione Ciclistica Internazionale non è più quella passatista del passato, come ai tempi pure lunghi di Adriano Rodoni, la cui maggiore abilità fu quella di sopravvivere alle glaciazioni al contrario degli altri dinosauri, e che regnò dal 1957 al 1981 e per questo era omaggiato da Adriano De Zan, sempre ossequioso verso le Autorità, che lo chiamava Presidentissimo. Oggi l’UCI cambia e va verso le novità, forse pure troppo, o quando novità non lo sono più, mi riferisco in particolare all’inclusione nel programma olimpico della bmx freestyle o come si chiama, insomma le acrobazie in bicicletta, e, oltre al fatto che non si sentiva il bisogno di un altro sport circense con presunte caratteristiche artistiche, questa roba richiama molto l’immaginario finto alternativo tipico degli anni novanta a base di pantaloni troppo lunghi e larghi skateboard e musica punkazzona. E allora sono bastati alcuni mesi di lockdown e corse virtuali sui rulli, e sulla piattaforma zwift, per indire il primo Mondiale Esports, ma quella “e” davanti a “sports” è fuorviante perché fa pensare a bici assistite e non è questo il caso. Però proprio il caso delle ebike mi fa semmai avere dei dubbi sul fatto che questa sia la prima edizione, perché ad esempio nella mtb il primo campionato del mondo di cross country con bici elettriche c’è stato l’anno scorso, e poi quest’anno anziché la seconda edizione c’è stata di nuova la prima. Un altro dubbio potrebbe venire sul futuro della disciplina, che potrebbe consolidarsi anche perché si evitano gli incidenti stradali, o risultare effimero e legato a una moda, come forse le corse con bici a scatto fisso di cui non si sente più parlare. Per ora l’evento è stato poco considerato dai siti specializzati, soprattutto italiani, mentre Het Nieuwsblad gli ha dato più spazio, e potrebbe non giovare il fatto che i nomi famosi presenti hanno corso solo per divertirsi. Ma del resto il grosso pubblico trenta anni fa ignorava John Tomac e la mtb è diventata ugualmente popolare, e lo stesso per la bmx di cui nessuno conosceva il vincitore di Pechino, … coso, eh non mi viene in mente. Addirittura in campo maschile l’emondiale è stato vinto da un ciclista tedesco occasionale, Jason Osborne, ma occasionale non si riferisce a tedesco anche se il nome lo farebbe pensare, ma al fatto che lui è perlopiù un vogatore, pratica il canottaggio, e ha preceduto due sconosciuti danesi, un diciannovenne e l’ennesimo Pedersen. In campo femminile è strano che Van Vleuten non abbia voluto vincere anche qui, e lo stesso dicasi per Van Der Breggen, anche se sui rulli è molto difficile che si cada e quindi stavolta non ha potuto approfittare di cadute altrui. Però ha vinto una famosa, e se solo sui rulli Van Avermaet ha potuto vincere il Giro delle Fiandre, così solo virtualmente la sudafricana Ashley Moolman Pasio ha potuto vincere un titolo importante, insomma un titolo mondiale, importante non so. Resta la curiosità su cosa succede in queste gare. Ci si collega da una postazione che può essere anche a casa propria, e si corre vestiti di tutto punto con la divisa aerodinamica e pure il casco, o con il pigiama le ciabatte e i bigodini? E se la donna delle pulizie apre una finestra che fa corrente si creano i ventagli? E se viene un bisogno fisiologico non ci si deve preoccupare di fermarsi a bordo strada in un punto dove ci siano tifosi, ma se poi si trova il bagno occupato? E se viene la fringalle, si prende un gel o si va a vedere nel frigo tante volte sia avanzata una mezza mortadella offerta da Adriano Amici? Se questo sport prenderà piede fino a essere trasmesso dalle reti in chiaro avremo una risposta a tutti questi interrogativi, per ora a illustrazione di questo post metto una foto della neo campionessa dal vero, anzi dal vivo, anche se la foto digitale si è un po’ deteriorata.

La Hitec nel 2014: Ashley Moolman Pasio in maglia verde e Elisa Longo Borghini in maglia azzurra.