La Zeriba Suonata – Diamanda ridens

Qualche giorno fa, nei commenti al blog sull’amaca ho accennato a Diamanda Galas, ma non era una cosa proprio casuale, sia perché la litania di Nick Cave mi faceva venire in mente le sue famigerate The Litanies Of Satan, sia perché in  questi giorni senza novità musicali volevo anche cercare di riascoltare i due dischi della cantante greca-statunitense che ho da qualche parte, due dischi del periodo in cui ha avuto più popolarità, e Malediction and Prayer è il live dello spettacolo che portava in giro nel 1998 facendo tappa pure a Napoli, dove andai a sentirla e in verità si comportò bene, non schizzò sangue sui presenti né accuso nessuno del massacro degli armeni. Allora presentava canzoni classiche folk e blues, compresa My World Is Empty Without You di Holland-Dozier-Holland già maltrattata dai Del-Byzanteens di Jim Jarmusch, e poi c’erano canzoni con testi di Pasolini e Baudelaire, mancava solo Alda Merini per completare il quadro del luogocomunismo poetico. Diamanda Galas ha iniziato con la classica e il jazz, con le performance e il teatro, ha lavorato con il Living Theatre, e agli inizi si esibì anche nei manicomi, prima che lo facessero i Cramps, e immagino i pazienti borbottare cose tipo: E poi dicono che i pazzi siamo noi. Ha inciso dischi inascoltabili con urla animalesche e strazianti che potevano ricordare le frenate del gruppo compatto alla prima curva di un circuito di ciclocross, cose che hanno fatto la gioia dei critici, nei suoi spettacoli si sporcava di sangue, ma se queste cose le faceva Alice Cooper, che su disco era divertente ma dal vivo faceva abbastanza schifo, era un cazzone, se le faceva lei era avanguardia. Poi negli anni 90 la svolta che sarebbe eccessivo definire pop, e il massimo è stato il disco nel 1994 insieme a John Paul Jones che già aveva collaborato con i REM per il sommo Automatic For The People. Il disco Sporting Life è ricordato anche perché è l’unico sulla cui copertina la Diamanda se la ride, non sappiamo cosa sia successo, possiamo solo fare delle ipotesi, forse il bassista zeppelino le stava raccontando delle barzellette: C’erano un turco un armeno e un napoletano… no, questa non fa ridere, oppure mister Jones avrà sospettato che la cantante, che quando non era truccata da strega malefica non era affatto disprezzabile dal punto di vista estetico, praticasse l’antica arte del chiagnere e fottere e fosse interessato alla seconda parte, ma direi che in entrambe le ipotesi il coltellaccio che Diamanda Galas impugna sulla copertina era un efficace deterrente. E mi chiedo se un ascoltatore metallaro di quel periodo avrebbe saputo distinguere questa musica rock e blues dura e urlata dal grand guignol di certi gruppazzi che andavano allora, tipo gli Slipknot, però a scanso di equivoci la signora ha sempre trattato temi gravi, come il massacro degli armeni e le discriminazioni contro i malati di AIDS, la malattia di cui morì il fratello. Ma bando alle tristezze e divertitevi, se ci riuscite, con un video, quasi normale come fosse Patsy Kensit.

Do You Take This Man 

   

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