La meglio gioventù del 2020

Quelli che hanno la memoria corta hanno detto che questo è stato l’anno del ricambio generazionale nel ciclismo e quelli che ne capiscono hanno detto che sì vabbe’ però i vecchi in quest’anno compresso hanno impiegato più tempo a trovare la forma. Ai primi la Zeriba Illustrata potrebbe ricordare le tante promesse che anziché campioni sono state meteore, e pure il caso fresco fresco di un Bernal, che scopriamo avere problemi fisici auguriamogli risolvibili, dovrebbe invitare i commentatori ad andare con i piedi di piombo, e ai secondi si potrebbe ricordare l’ultratrentenne Roglic che è andato forte da subito e fino all’ultimo. E allora secondo la Zeriba chi potrebbe essere nominato miglior ciclista illustrato del 2020, mica Roglic? No, lui fa quello che può e lo fa bene, non è uno che può staccare i meglio scalatori in salita e deve accontentarsi di fare le volatone lunghe per pigliare gli abbuoni e poi sperare di non essere staccato lui o battuto a cronometro. E ritornando sulla faccenda del mondiale e dell’aiuto che non ha dato a Van Aert che invece è stato suo supergregario al Tour, nessuno pensa che per la  causa della Slovenia aveva lavorato Pogacar in persona e per far vincere Roglic non certo il fiammingo. Ecco, Pogacar, neanche lui lo direi ciclistissimo del 2020, ha corso poco dopo il Tour, bravo ragazzo dicono, ha commosso il vecchio Colnago, ma è così giovane e già così focalizzato su pochissimi obiettivi annuali. Neanche ci possono entusiasmare Hart e Hindley che si sono contesi il Giro più scarso dai tempi di Hesjedal e Rodriguez. Filippone Ganna è stato certamente il migliore degli italiani, ma nonostante un presente pesante con i 5 mondiali vinti finora e le 4 vittorie di tappa in un solo Giro se ne parla sempre come di un ragazzino promettente. Alla fine per qualità delle vittorie e quantità pure, nel senso che non si sono risparmiati tra strada e cross, i  migliori sono stati Wout Van Aert e Mathieu Van Der Poel, una classica monumento cadauno, e finalmente protagonisti dello scontro tanto atteso nell’occasione ideale, il Giro delle Fiandre, che, grazie anche all’ennesima distrazione di Alaphilippe che ha pur vinto il mondiale ma è andato la metà dell’anno scorso, si sono contesi fino al fotofinish, e una storia così in genere si definisce da copione hollywoodiano, per cui direi che il ciclista dell’anno è stato Van Der Poel, o forse no, a pensarci bene Van Aert, no, Van Der Poel, no, forse Van Aert, quanto tempo ho per rispondere?

La ciclista dell’anno viene troppo facile dire Anna Van Der Breggen che ha vinto tutto o quasi, e infatti io lo dico facilmente, a dimostrare che in campo femminile le trentenni tengono bene, anzi addirittura quest’anno la più forte sembrava ancora una volta la quasi quarantenne Van Vleuten, ma poi si è infortunata. In più c’è stato il ritorno ai livelli del passato della Signora Deignan, e forse neanche lei ci sperava, a volte ha vinto facendo gioco di squadra con la migliore italiana, Longo Borghini, come alla Course dove erano tutte contro Marianne Vos che però con un po’ di accortezza in più poteva farcela. In questi giorni sono andato a rivedere i mondiali su strada e prima ancora nel cross che la volpina vinse a 19 anni, correndo con forza astuzia e già come se fosse il faro del movimento, e non c’è paragone con le attuali giovani emergenti, tra le quali spiccano la Wiebes che vince già da tre anni ma solo volate preferibilmente lanciate dalle compagne, la Paternoster che quest’anno si è vista solo su pista e si spera che non si distragga molto con i suoi video, e la Balsamo che delle tre è la più versatile e affidabile. Ma una citazione, che se questa fosse una premiazione sarebbe un premio speciale, va fatta per la belga Lotte Kopecky: nel 2017 ha vinto il primo mondiale dell’americana in coppia con la rivale D’Hoore con cui sembra non parli molto e la pista è il suo obiettivo olimpico, è migliorata molto su strada vincendo la tappa del Giro in provincia di Caserta, quella in cui cadde Van Vleuten, e poi invece di riposarsi ha voluto provare il ciclocross e ci ha preso gusto a inzaccherarsi di fango andando forte anche in Coppa del Mondo, e un ipotetico premio alla multidisciplinarietà sarebbe senz’altro suo. Anche Fabio Aru è tornato a divertirsi nel ciclocross, e chissà che, covid o non covid, non sia finita la triste stagione dei lunghi ritiri in altura.

Anna Van der Breggen si prepara per Tokyo 2021 ex 2020.