Racconti occulti – La storia delle Isole Folas

In mezzo all’Oceano Pacifico, ad appena mille miglia marine dalle isole Pitcaim, in una zona di vulcani sommersi, un bel giorno ci fu un violentissimo terremoto. Le prime navi che solcarono quel tratto di mare videro quattro piccolissime isole che non erano segnate su nessuna carta geografica: erano terre emerse dopo il terremoto e la comunità scientifica internazionale le chiamò Isole Folas. Le isole politicamente erano in acque internazionali e non appartenevano a nessuno stato ma la cosa non interessava a nessuno perché erano disabitate. I primi esploratori, che in realtà erano solo uomini di mare di passaggio che avevano deviato la rotta per curiosare, videro delle spiagge rosa e alberi sconosciuti che furono definiti palme ragno e nient’altro perché poi si era fatta ora e bisognava risalire a bordo e riprendere il viaggio. Ma alcuni ricconi e potenti della Terra subito misero gli occhi su quelle isole perché la loro lontananza da qualsiasi altro paese le rendeva ideali per dei loro progettissimi personali. Il Banchiere internazionale Beaugarde pensava di crearvi un porto franchissimo, il Miliardario Mulon una base aerospaziale privatissima da cui far partire voli siderali per ricchissimi, l’Emiro Benghodi un resort per una clientela selezionatissima, il Generalissimo Gaugolle un carcere di massimissima sicurezza per criminali pericolosissimi e irrecuperabili. In verità non è che su quei quattro isolotti ci fosse lo spazio per fare quelle cose, ma nessuno se ne rendeva conto per il semplice fatto di non esserci stato di persona. Poi c’erano quelli che si opponevano a tutti questi progetti perché quegli illustri personaggi non potevano vantare nessun diritto su quelle isole, e ci furono firme di artisti e intellettuali famosissimi di quelli che se pubblicano un libro il giorno dopo l’uscita è già esaurito, e poi manifestazioni di piazza dappertutto tranne che alle Isole Folas dove non c’erano piazze ma neanche lo spazio per realizzarle. E si fece tanto di quel chiasso che nessuno ascoltò il vulcanologo e oceanografo Prof. Modestino che fece notare che così come erano emerse quelle isolette avrebbero potuto reimmergersi al prossimo terremoto e ormai c’eravamo quasi, ma non si sentiva nulla e così quando ci fu un nuovo terremoto le isole come erano apparse così scomparvero sotto il mare e tutti si meravigliarono, e chi vide sfumare il suo progetto chi vide venir meno un motivo per protestare, l’unico a guadagnarci qualcosa fu il Professor Modestino perché ci aveva scommesso 10 euro con il meteorologo Colonnello La Muffa che invece era convinto che almeno un altro annetto a galla le Isole Folas ci sarebbero rimaste.

Perline di Sport – “enorme”

Ci siamo, nonostante tutto oggi inizia la stagione fiamminga come da tradizione con l’Omloop + il nome di un giornale, prima era Het Volk da qualche anno Het Nieuwsblad. La corsa non faceva parte della Coppa del Mondo e solo di recente è entrata nel World Tour ma è stata sempre prestigiosa e ambita soprattutto dai fiamminghi. Eppure è stata l’unica classica fiamminga sfuggita al più forte ciclista locale del passato recente, Tom Boonen che è stato battuto da Gilbert da Nuyens e da Vanmarcke che dopo quella beffa sembrava avviato a una grande carriera. Ma forse la sconfitta più memorabile è stata quella dell’edizione 2015, che fu una sconfitta di squadra. Ricordo che di sera ne cercai le immagini su internet sapendo solo che aveva rivinto il britannico Ian Stannard, ma non come e su chi. Non dovrebbe esserci sfizio a vedere il finale di una corsa sapendo il risultato, ma agli ultimi 10 km c’era un quartetto in testa con Stannard e 3 uomini della corazzata di Lefevere, che in quell’anno era sponsorizzata da Etixx, e allora lo sfizio diventò vedere come aveva fatto Stannard a vincere in quella situazione. La squadra di Lefevere, il cosiddetto Wolpack, è molto apprezzata tatticamente, l’anno scorso per dire hanno fatto primo e secondo a De Panne in una corsa per velocisti senza avere un velocista, e poi Tom Boonen è sempre stato un grande stratega e organizzatore di ventagli, ma era capace di buttare via le corse quando voleva vincere lui a tutti i costi,  come l’anno dopo quando al mondiale nel deserto 4 belgi sopravvissero ai ventagli e nel finale in superiorità numerica potevano scattare a vicenda e invece volle andare alo sprint contro Sagan e Cavendish. Qui Tommeke avrebbe potuto fare il contrario, farsi tirare la volata e battere l’inglese, ma è lui il primo ad attaccare (segnale di debolezza?) e Stannard con calma e santa pazienza lo va a riprendere, poi ci provano gli altri due in combutta ma Stannard due pedalate e li riprende e allora, come Bartoli alla Liegi 1997 contro Jalabert e Zulle, capisce che deve dividere gli avversari e attacca lui e dietro gli va solo Niki Terpstra mentre Stijn Vandenbergh cede sfiancato dal lavoro di gregariato e Boonen insegue a pochi metri ma non riesce a riprenderli. Così se la giocano “deux hommes de la piste” e, dato che l’olandese (allora si poteva dire Olanda) è un seigiornista stranamente incapace negli sprint, come sa pure Marco Marcato, vince l’ex inseguitore inglese, e il telecronista francofono dice che ha fatto una cosa enorme questo ragazzo enorme alto 1,89 pistardone passistone gregarione che ha fatto parte anche del trenone Sky al Tour per Froome e che si è ritirato non tanto per l’età ma per l’artrite reumatoide, un pezzo d’uomo così, che forse la notte Tommeke se lo sogna ancora, non sempre, una volta sogna lui e un’altra Hayman alla Roubaix.

Omloop Het Nieuwsblad 2015

L’inseguimento disperato di Tom Boonen.

 

La Zeriba Suonata – una passeggiata

Il fatto che non si possa passeggiare o si debba farlo con tutte le precauzioni antivirus non vi autorizza, come ripiego, a farvi una passeggiata nella mente di qualcuno. Ma in realtà Vashti Bunyan nella vecchia canzone I’d Like To Walk In Your Mind voleva solo dire che le piacerebbe capire che cosa ci sta nella capa del suo interlocutore, a parte la segatura. Ho finalmente avuto la possibilità di ascoltare questa freakkettona inglese che dopo il primo album del 1970 si defilò e fu riscoperta nel secolo successivo da freak-chic come Devendra Banhart e Joanna Newson, e così tornò a cantare e finora ha inciso due nuovi dischi, uno per decennio, e vale davvero la pena di ascoltare sia le cose vecchie che quelle nuove.

Vashti Bunyan – I’d Like To Walk In Your Mind 

Negli anni 60 Vashti Bunyan aveva proprio un viso da anni 60.

Binda frainteso

Ieri c’è stata la sobria presentazione del percorso del Giro d’Italia, per la quale le norme anti-covid scongiuravano a priori il rischio di pacchianate come quando calarono dall’alto Contador in una specie di gabbia per canarini. Ma qualcosa in RAI dovevano inventarsi per attirare pubblico per quello che è uno degli eventi più noiosi del ciclismo mondiale, ed ecco che proprio in apertura si avanza una bella bionda recante il trofeo senza fine, una bella ragazza che non sembra proprio a suo agio in quel ruolo tra modella e facchino e che soprattutto ha un viso che non mi è nuovo, e già, perché quando una persona la si vede sempre e solo in un contesto la volta in cui il contesto cambia si può non riconoscere subito, e infatti la biondina era Letizia Paternoster, ormai ragazza immagine del ciclismo italiano, e speriamo che l’abbiano pagata visto che le è toccato il compito più faticoso. Ma certo la partecipazione gioverà alla sua popolarità e potrà procurarle degli sponsor, di cui ha già dimostrato di fare buon uso quando di recente ha salvato una squadra di giovanissime. La Paternoster era senza casco e bicicletta ma con i tacchi e una gonna che, una volta seduta, le lasciava scoperte le gambe, e qui si vede ancora una volta come Alfredo Binda sia stato frainteso se non tradito. Non voglio di nuovo scrivere che la più importante classica femminile l’hanno intitolata a lui che era contrario al ciclismo femminile e diceva che le donne devono stare a casa, perché pensandoci in fondo la prima edizione della corsa c’è stata nel 1974 mentre Binda è morto nel 1986 e se avesse avuto da ridire o avesse voluto contestare l’uso del suo nome per una manifestazione che non gli piaceva avrebbe avuto il tempo per farlo, ma invece mi riferivo al fraintendimento di una sua famosa frase, in cui diceva, in cittigliese stretto e al netto di accenti e dieresi, che nel ciclismo “ghe voren i garun”, cioè ci vogliono le gambe. Ecco, lui intendeva la forza delle gambe, e invece in RAI chissà cosa hanno capito e quando la Paternoster si è seduta le telecamere fisse che in genere nel ciclismo inquadrano il rettilineo finale si sono fissate dietro il tavolo con Letizia, e con letizia degli spettatori. Del resto lo spettacolo ufficiale era ben poco spettacolare, una passerella di direttori e manager e amministratori e politici, e non poteva mancare il nuovo presidente della Federciclismo, l’ex pacer (=guidatore di derny) Cordiano Dagnoni, che la prima uscita infelice della sua presidenza l’ha fatta subito già all’acclamazione, e proprio sul ciclismo femminile, dicendo che se vogliono la bella presenza ce l’abbiamo, specificando poi che è quello che vogliono i media, lui non ci tiene. Durante la trasmissione, dai vari presenti e presenzialisti si sono sentite solo frasi impettite e dignitose, di circostanza, l’unica a scantonare, come se all’improvviso si fosse trovata davanti Kirsten Wild, è stata proprio Letizia che ha detto che quest’anno “è importante soprattutto per me”, mettendo il ciclismo al centro della sua annata e sé stessa al centro di un pomeriggio in cui si parlava di tutt’altro, perché poi viene fuori la ciclista decisa che tra l’altro può davvero vincere una medaglia olimpica, soprattutto nella madison con Elisa Balsamo, e in più può concentrarsi sulla pista al contrario di Ganna che dovrebbe correre pure su strada. E a proposito di Ganna e del percorso del Giro, che non si dica che gli organizzatori hanno cercato di favorire gli italiani, perché dopo l’exploit dell’anno scorso ci si poteva aspettare una decina di tappe a cronometro e invece sono solo due, di cui una nel giardino di casa Ganna ma questo è un dettaglio. Poi ci sarà lo Zoncolan, che Letizia ci ha tenuto a ricordare che fu affrontato prima dalle donne, e viene da chiedersi cosa succederà lassù, ma non per la classifica ché quella dello Zoncolan è sempre una tappa indecisiva per il risultato finale, come avrebbe potuto dire Giada Borgato se l’avessero chiamata a ingentilire ulteriormente l’ambiente, ma per i famosi indiani, perché non c’è motivo di pensare che a maggio il problema covid sarà risolto, e allora gli indiani usciranno ugualmente dalle loro riserve rosse arancioni e gialle per vedere la corsa? Sono uscite anche le tracce dei temi per gli esami, cioè no, pardon, volevo dire i famosi temi ed eventi da celebrare e ricordare nel doposcuola cui in RAI tengono molto: 700 anni dalla morte di Dante, 160 dall’Unità d’Italia, 100 dalla nascita di Alfredo Martini, 90 anni della maglia rosa. poi la tappa del vino, quella di Bartali, la Cima Coppi, la Montagna Pantani, lo Zampellotto Cassani, e chi più ne ha cortesemente se le tenga perché non se ne può più. Infine sono previsti molti chilometri di trasferimento, lo si sa già ora, per cui i ciclisti inizino a pensare da adesso quali contestare e a cercare qualcuno dietro cui nascondersi dato che il miliardario Adam Hansen si è ritirato.

Il favorito di Letizia Paternoster per il Giro è sempre Vincenzo Nibali, che casualmente corre nella sua stessa squadra.

La Zeriba Suonata – Celeste Is Back

Alla fine è uscito il disco di Celeste (Epiphany White), si intitola Not Your Muse ed è disponibile in due versioni: l’edizione “deluxe” con 21 canzoni e l’edizione “carogna” con solo 8 brani e senza quella Stop This Flame che è stato uno dei video più trascinanti dell’anno scorso. Io consiglio quella quasi doppia perché tra soul e canzoni diciamo stile classico non sento riempitivi, e se Celeste è arrivata ad avere tante canzoni forse è perché si sono accumulate nel frattempo, e infatti quella che è il nuovo singolo la cantava già a Glastonbury nel 2019.

Celeste – Love Is Back (live at Glastonbury)

La Zeriba Suonata – il Presidente del Consiglio

Gli amministratori locali hanno chiesto al Banchiere di far ripartire la cultura, e se dovessero riprendere le presentazioni dei libri di scrittori pieni di autostima, le rassegne di film pensosi, i festival di canzoni molto d’autore, allora si potrà tornare ad annoiarsi come prima. Ma nel 1977 c’era un tipo che diceva di essere più che annoiato, di essere il Presidente del Consiglio degli annoiati. E con lui non c’era mai da annoiarsi.

Iggy Pop – I’m Bored

Yawn!

Illusione ottica

Oggi si è corsa l’ultima gara della stagione del ciclocross, ma la penultima disputata ieri ha offerto un’immagine del podio che era un po’ come certe illusioni ottiche, se avete presente le immagini abbastanza famose di due linee di uguale lunghezza che sembrano diverse o di una giovane che poi vai a vedere bene e invece è una brutta vecchiaccia o di quei due pirla con un calice sul naso, giochi derivati dagli studi della psicologia della Gestalt, che però non si limitava a queste cose divertenti, quelli erano studiosi seri che hanno elaborato una teoria organica e causa nazismo sono andati negli USA a continuare il lavoro. Ma torniamo all’illusione ciclistica, guardando questa foto del podio viene da pensare che il vincitore, cioè quello sul gradino più alto, sia quello a sinistra (Toon Aerts) o quella a destra (Michael Vanthourenhout) e invece no, ha vinto quello al centro, Eli Iserbyt, che ha vinto all’inizio e alla fine della stagione ma, per sua sfortuna, in mezzo ci sono stati Van Aert e Van Der Poel, quest’ultimo il tempo di prendere un pochino di riposo e di cambiare la bici ed è tornato già a vincere su strada in mezzo al deserto vero, quello non dovuto al covid.

In realtà qui non stanno sui gradini del podio, ma “partono” alla pari.