mix al quadrato

Il musicista Thurston Moore nel 2004 pubblicò un libro sui mixtape che nel 2008 fu tradotto in Italia da Isbn col titolo Mix Tape. L’arte della cultura delle musicassette. Il libro lo comprai perché mi incuriosiva e perché era un bell’oggetto, ma lo misi lì, in attesa di essere letto come tanti altri, e nelle mie letture non si rispetta la fila perché ci sono libri che arrivano freschi freschi e scavalcano tutti gli altri ma nessuno gli dice niente. Comunque al tempo le cassette già non le consideravo più e ancora oggi stento a capire la nostalgia verso questi oggettini precari, forse in realtà è più verso l’atto della diciamo creazione di compilazioni spesso realizzate con secondi fini, e, dicevo, già mi erano rimaste pochissime musicassette, e quelle che non mi riusciva di trovare in originale su cd me le feci riversare, e i mixtapes, quasi soltanto registrazioni dalla radio, erano già andati. Poi di recente c’è stato un post sul blog myspiace che ne affrontava l’aspetto grafologico e che mi ha fatto ricordare di quel libro neanche nascosto o sepolto sotto altri, poi ho riascoltato un po’ di cose della gioventù sonica, e qui apro una parentesi veloce: mi chiedo cosa ascoltavano prima quelli che hanno avuto una Rivelazione con i Nirvana, forse lo Zecchino d’Oro, chiusa parentesi. Insomma mi sono letto il libro che non ci vuole neanche molto, di cui Thurston Moore ha scritto l’introduzione e un breve elogio dell’analogico, per il resto ci sono interventi di vari artisti e musicisti con le foto e brevi ricordi di cassette scambiate, per cui si può dire che anche il libro è un mix. Trattandosi di artisti poi capitava che le copertine fossero illustrate. Anche Moore e i suoi amici compilatori, come pure Paolo Plinio Albera su myspiace, dicono che spesso le cassette erano un mezzo, spesso miserello e destinato all’insuccesso, per tentare di conquistare qualcuno/a ma erano anche strumento di scambio di informazioni tra appassionati, e alla fine viene fuori soprattutto la passione per la musica, e a vedere le liste di brani dei vari mixtapes si nota la quantità e la varietà dei nomi, e dato che sono soprattutto americani e inglesi più qualche tedesco o australiano i personaggi coinvolti mi ha sorpreso trovarvi anche una canzone di Claudio Rocchi. E secondo me proprio per questo motivo il libro dovrebbero leggerlo quelli per i quali sembra che la storia della musica sia stata fatta solo da una decina di nomi, geni veri o presunti, e tutti gli altri fanno massa degna neanche di considerazione, e ce ne sono persone che la pensano così, tra i bloggers e nei giornali di rock classico, e probabilmente non si sognerebbero mai di mettere in quell’Olimpo il nome che invece più ricorre in quelle tracklist, da solo o con il suo gruppo, cioè ??? .