Non era la Slovenia

Dopo il Tour dell’anno scorso conteso da due sloveni tutti esaltavano la Slovenia e Saronni che c’era stato diceva che lì ci sono gli investimenti e già dalla scuola vedono i ragazzi per quale disciplina sono portati. Chissà se si faceva così già quando a scuola ci andava Roglic perché il forte ciclista ha iniziato facendo salto con gli sci. E poi oltre Pogacar chi altro c’è? Giovani promettenti non mi pare, un talento inconcludente come Mohoric famoso più per un modo di andare in discesa che a giorni sarà bandito e qualche onesto ciclista che ogni tanto riesce pure a vincere. Ma non era la Slovenia che dovevano osservare, bisognava andare a vedere cosa succede in Danimarca, perché ormai ogni giorno c’è un danese che vince, a volte due, come pochi mesi fa quando due Pedersen vinsero due classiche nello stesso giorno. E vincono classiche e tappe, per ora non ancora i Grandi Giri ma per quelli potrebbe candidarsi il giovane Jonas Vingegaard che sta vincendo alla Coppi e Bartali. Può darsi che ora, come è già successo qualche anno fa con il boom degli inglesi, escano fuori i sospettoni che avranno pure la battuta troppo facile: c’è del marcio in Danimarca, contenti loro. Intanto ieri Kasper Asgreen, che non a caso è pure campione nazionale, ha fatto un’impresona all’E3 Prijs andando due volte in fuga e vincendo sulle stesse strade del Giro delle Fiandre, unica differenza oltre al chilometraggio è il fatto che qui affrontano prima il più breve Paterberg e poi il buon Vecchio Kwaremont, e secondo me è più micidiale la sequenza inversa.